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Una polizza a rischio?

3 mesi fa - lunedì 25 febbraio 2019
Nel 2012 ho stipulato la polizza Orizzonte sicuro. La banca mi suggerisce di riscattarla per “evitare di perdere soldi”. Si preoccupa dei clienti in vista un fallimento? O vuole solo evitare di pagare un tasso favorevole per me?
polizza

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Partiamo con le buone notizie: non rischi di perdere dei soldi, né per un eventuale fallimento dell’emittente, al momento improbabile, né il tipo di prodotto, visto che il capitale accumulato di anno in anno è garantito. Ma la polizza non è vantaggiosa per te e svantaggiosa per l’emittente, ma il contrario. Perché quel suggerimento? Pensiamo che la banca si riferisca al fatto che puntando su altri prodotti puoi guadagnare di più; e su questo siamo d’accordo. Ma non è uno slancio buonista. Nel 2012, la società che ha emesso la polizza (Vera Vita) faceva parte del gruppo Banco Popolare, oggi Banco Bpm, cioè la banca di cui sei cliente. Ora, Vera Vita è sostanzialmente uscita dal perimetro del gruppo Banco Bpm (vedi qui a lato). Con il cambio, la banca probabilmente vuol farti spostare su altri prodotti “della casa”.

Rendimento garantito, ma…

È vero che la polizza prevede, ogni anno, un rendimento minimo garantito (nel tuo caso, l’1,5% annuo), ma è anche gravata da una serie di costi. Prima di tutto, quelli iniziali: hai versato 35.000 euro, ma solo 34.100,63 euro sono stati investiti. Il capitale è stato poi investito in due gestioni separate – una specie di fondo comune in cui i tuoi soldi vengono investiti insieme a quelli di tutti gli altri sottoscrittori – ma una parte del rendimento ottenuto dalle gestioni non va a te, ma alla società (vedi qui a lato).

A conti fatti, e considerando che il rendimento minimo garantito è stato calcolato partendo dai 34.100,63 euro, non dai 35.000 euro che hai versato, dopo 6 anni il tuo resoconto mostra un rendimento del 9,8% complessivo e 1,6% annuo, peraltro al lordo delle tasse. Non è certo un risultato brillante, e non ci stupisce: entrambe le gestioni separate di fatto sono solo un contenitore (caro) di obbligazioni e titoli di Stato. Se nel 2012 avessi investito direttamente in un BTp, anziché nella polizza, avresti evitato le spese e guadagnato di più. Per esempio, il BTp 5,5% 01/09/2022 (Isin IT0004801541), offriva allora il 5,78% annuo lordo. È vero, col BTp non hai la garanzia di riavere il tuo capitale se lo vendi prima della scadenza: ma anche con la polizza hai avuto questa certezza solo dal 5° anno in avanti.

Anche puntando su alternative in quel momento più tranquille del BTp, oggi avresti di più: per esempio nel 2012 ti consigliavamo l’OaT (il titolo di Stato francese) con cedola del 3% e scadenza 2022 (Isin FR0011196856), che allora aveva un rendimento del 2% annuo lordo.

Orizzonte sicuro, tutti i costi

La polizza prevede il versamento di un unico capitale iniziale, che viene defalcato delle spese di emissione (25 euro) e di spese di caricamento (dal 2,5% all’1% a seconda dell’importo investito). Il capitale rimanente viene investito in due gestioni separate: 80% va in orizzonte e 20% in popolare vita. Sui rendimenti ottenuti ci sono commissioni dell’1,5% annuo nei primi tre anni e dell’1,15% nei successivi. Infine, se esci dalla polizza nei primi 5 anni, ci sono spese di riscatto che vanno dal 2% allo 0,5%.

Che fare ora?

Questo dimostra che, come ti diciamo da sempre, le polizze vita non sono una buona soluzione. Considerando che, essendo passati più di cinque anni, non hai più penali di uscita, ti consigliamo anche noi di riscattare la tua polizza. Con i conti deposito o con le obbligazioni che trovi consigliate sul nostro sito, puoi ottenere decisamente di meglio. 

Quanti cambi di mano…

La società che ha emesso la tua polizza è nata nel 2000 col nome di bpv vita (50% cattolica assicurazione, 35% popolare verona e 15% creberg). Nel 2007 è nato banco popolare, perciò dal 2008 bpv vita cambia nome in popolare vita e con l’uscita di cattolica è controllata al 100% da banco popolare (oggi banco bpm). Dal 2012 nel capitale di popolare vita entra unipol, col 50% del capitale, a cui dal 2014 subentra unipolsai. Infine, nel 2018 banco bpm riacquista da unipolsai il suo 50% di popolare vita, ma ne cede il 65% a cattolica, per cui a banco bpm rimane solo il 35% di popolare vita (che cambia di nuovo nome in vera vita). Inoltre, il mandato per gestire i capitali delle gestioni separate passa da banca aletti (gruppo banco bpm) a anima.

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