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Le vostre reazioni a “Rubamazzo”

3 mesi fa - lunedì 25 marzo 2019
Fanno bene gli Stati europei a farsi concorrenza fiscale? È bene che le società si spostino dove si pagano meno tasse? Ecco le vostre opinioni. Grazie per averle condivise con noi.
Rubamazzo

Rubamazzo

Come noi in redazione vi siete divisi in due partiti: chi è a favore della concorrenza fiscale, e chi no. Una sintesi magistrale delle tensioni tra le vostre posizioni la esprime Adriano: Fanno bene le società a sfruttare le regole fiscali? Moralmente no, almeno come prima impressione. Però consideriamo quanto segue. Primo: un'azienda non è un'opera di beneficenza. Dunque, sceglie, per quanto riguarda il fisco, la procedura che più le conviene. Secondo: l'Italia, se è vero che perde 6,5 miliardi l'anno per queste "fughe", potrebbe abbassare le sue pretese. […] Terzo: il fisco italiano non perdona gli errori, neppure quelli in buona fede, neppure quelli da esso stesso provocati a causa delle complicanze e delle modifiche "in corso d'opera": perché dovremmo regalargli soldi che possiamo risparmiare? In altri termini se è vero che c’è un problema “morale" è anche vero che lo Stato italiano non è esente da colpe.

Fuga dei capitali? Sì, in favore dell‘efficienza

Per illustrare la posizione dei favorevoli alla fuga nei paradisi fiscali iniziamo da Vincenzo: Penso che lo Stato italiano sia molto inefficiente (ne so qualcosa avendo lavorato per 37 anni in un ufficio pubblico), quindi dovrebbe fare una drastica cura dimagrante. Concorda sul punto Addimando per cui: bisogna affamare (per renderlo più efficiente e meno avido) uno Stato sprecone perché se a valle non si chiudono le falle, di perdite ce ne saranno sempre e hai voglia a metterci pezze il paragone è con un lavandino che perde e per non sprecare l’acqua l’unica soluzione è chiudere i rubinetti! E di patrimoniale manco a parlarne! Flavio ci propone una versione più addolcita rispetto all’idea di affamare la bestia dicendo che: basterebbe togliere le mele marce dal cestino […] eliminando i rami secchi. Marco è d’accordo con l’idea reaganiana e dice che: una sana (e spietata) concorrenza fiscale sono l'unico modo per limitare l'inefficienza statale. Ancora più forte e diretto è Massimo che precisa: sono un chirurgo ospedaliero del SSN e, come tale, sono un dipendente statale: tutto in busta paga e sostanziale impossibilità di evadere le tasse […] da questa posizione inattaccabile ti dico che, di fronte ad uno Stato ladro, esoso, sprecone, inefficiente, corrotto come questo l’evasione fiscale, per chi la può fare (tecnicamente parlando) è un dovere morale. Figuriamoci l’elusione. Non è giusto nei confronti di quelli come me che non hanno possibilità di sottrarsi alle grinfie della "Bestia" ma è comunque giustificabile. Anzi, ritengo che sul piano economico sia più utile ogni euro evaso che ogni euro consegnato allo Stato. Passiamo, ora, alla visione opposta.

Fuga dei capitali? No: è ingiusto!

Iniziamo dall’intervento moderato di Emanuela che sulla concorrenza fiscale ci dice: trovo che sia una pratica culturalmente negativa perché legittima la furbizia a scapito degli altri, che magari le tasse le pagano perché non possono farne a meno o per scelta. Se tutti noi cittadini volessimo e potessimo comportarci così, potrebbe esistere uno Stato italiano? In pratica la posizione espressa dalla nostra lettrice fa perno sui rischi che una tale pratica ha per la coesione sociale. Più incentrato sulla morale è l’intervento stringato di Rocco che cita un vecchio detto piemontese: l'onestà sta bene anche in casa del diavolo! Ma che il problema sia prima politico oltre che morale è quello che, invece, sottolinea Antonio: fanno bene o fanno male queste società a sfruttare queste regole fiscali? Posta così sembra una questione di tipo morale e, da questo punto di vista, è una condotta riprovevole. […] Il problema è invece politico: l’Europa così attenta a stabilire le dimensioni delle banane da importare è capace di evitare che propri Stati membri […] facciano così tanto i furbi a spese degli altri? Angelo, dal canto suo, va giù ancora più duro: La regola reaganiana “affamare la bestia” è una stupidaggine detta anche in mala fede. Non si può impoverire uno Stato e pretendere che diventi più efficiente. […] L’efficienza costa. E in più lancia anche un sasso per il nostro giardino: È più di una volta che leggo sulle riviste AF la patrimoniale descritta come una disgrazia inesorabile, tragedia terrificante o simili. Non sono completamente d’accordo, anche se ovviamente a me come a tutti, piacerebbe pagare meno tasse possibile. Insomma, anche noi sbagliamo a preoccuparci troppo per la (presunta) patrimoniale.

Il problema della solidarietà

In effetti non tutti sono contro la patrimoniale, per esempio Alessandro che scrive: ho passato un po' di anni facendo fatica ad arrivare a fine mese, e adesso che ho un po' di abbondanza sto aiutando un po' di Onlus di vari settori con delle donazioni. Quindi aiutare lo Stato a mantenere i servizi, soprattutto per i più bisognosi, non mi darebbe fastidio. […] Quindi sì a una patrimoniale, ma con obiettivi concreti nell'erogazione dei servizi ai cittadini, in primis ai più svantaggiati. E questa è una posizione che riporta alla ribalta l’idea che non si può prendere posizione a prescindere dalla propria situazione personale, come fa notare Maurizio: la risposta alla tua domanda dipende fortemente dalla posizione economica che ciascuno ha nel suo Paese. Se uno appartiene al famoso decile superiore (i più ricchi, ndr), molto probabilmente sarà una risposta positiva in quanto ha beneficiato del risparmio fiscale. Su questo punto è d’accordo anche Giovanni che ci scrive proprio dagli Stati Uniti e che ricorda che Reagan per me certo non è un esempio da seguire e guarda caso proprio con lui il divario fra ricchi e poveri è salito alle stelle ma allo stesso tempo si rende conto che tra il Massachusetts dove vive e l’Italia da cui proviene ci siano delle differenze (a sfavore dell’Italia) e ammette che è necessaria la ricerca di un equilibrio fra il tassare con oculatezza e giustizia e limitare le metastasi di uno Stato che cresce con i nostri soldi e spreca a destra e a manca. Il che ci riporta, in qualche modo, alle posizioni di chi è contro lo stato sprecone con cui abbiamo iniziato la nostra rassegna.

Bilanciare le esigenze di Stati e imprese

Ed è proprio questa idea di equilibrio tra diverse posizioni che ci fornisce la conclusione al dibattito attraverso le parole di Elio: abbiamo bisogno di statisti che guardino alle future generazioni, non di politici che guardano alle prossime elezioni. Le imprese fanno il loro mestiere e sfruttano le varie possibilità offerte, mentre i politici non risolvono i problemi delle popolazioni da loro governate. In pratica, le imprese devono ottimizzare la fiscalità e gli Stati fare in modo che questo non danneggi i loro cittadini. Ognuno faccia il suo mestiere. Su questo fronte Alberto, rilancia la palla nella metà campo dei Paesi europei a bassa fiscalità e conclude il suo intervento chiedendo: Cosa succederebbe se l'Italia adottasse questa stessa fiscalità “sexy”? Una risposta che forse ci offre Lorenzo quando dice: sono per la concezione reaganiana come spinta all'efficienza ma anche al rinforzo della Ue. Insomma, bene la concorrenza fiscale, ma all’interno di un’Europa unita e solidale.

Glossario

L’espressione starving the beast ossia affamare la bestia intesa come tagliare le tasse per limitare la spesa del governo, filosofia della politica reaganiana degli anni ottanta, sembra sia comparsa per la prima volta nel 1985 sul wall street journal e attribuita a un membro dello staff del presidente reagan rimasto, però, anonimo.

 

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