News

Una polizza estera senza BTp

un mese fa - lunedì 17 giugno 2019
Parliamo del rischio di una patrimoniale: so che siamo nel campo delle mere supposizioni, ma una polizza assicurativa di una compagnia estera (così non investe in BTp) potrebbe essere un modo per mettere al sicuro parte dei risparmi?
Polizza estera senza BTp

Polizza estera senza BTp

Questo, in estrema sintesi, quanto ci ha chiesto Vincenzo che, tra l’altro, ammette di non essere un fan di questi prodotti ed è consapevole del fatto che siamo nel puro campo delle ipotesi, non potendo sapere a priori che cosa sarà tassato con una patrimoniale.

Del doman non v’è certezza

Innanzitutto, affrontiamo il tema “patrimoniale” e partiamo dal problema delle “mere supposizioni” ricordando brevemente la fiscalità delle polizze vita vendute qui in Italia. Oggigiorno la tassazione dei rendimenti è analoga a quella degli altri prodotti finanziari, ma, ecco cosa appare tanto attraente: i soldi delle polizze vita quando uno muore non finiscono in successione e il beneficiario non paga imposte di successione. In più, sulle polizze di ramo 1 non paghi il bollo. Ricordiamo, però, che se l’erede è un figlio o il coniuge già ora l’imposta di successione gode di una franchigia abbastanza elevata e si paga solo sopra il milione di euro nella misura del 4%. Sarà così anche domani? Ovviamente non si sa, ultimamente si parla anche di tassazione delle cassette di sicurezza, per cui tutto è possibile, ma è probabile che almeno per quanto riguarda le gestioni separate lo Stato usi il guanto di velluto, visto che spesso sono investite in titoli di Stato. Ciò detto, tasse o non tasse, ricordiamo che le polizze vita sono spesso care, per cui i soldi che potresti risparmiare un domani in tasse di successione li spendi tutti oggi in commissioni. Basta un costo dell’1,5% annuo in più rispetto a un normale investimento ed ecco che in meno di tre anni hai pagato l’imposta di successione del 4%. Il dilemma è se ingrassare lo Stato o l’assicuratore, non riguarda affatto la scelta di un prodotto ottimale. Quindi infilare la testa nella bocca dell’assicuratore pur di scommettere sull’eventualità che domani il legislatore fiscale avrà una mano leggera con questi prodotti resta per noi una scelta azzardata.

Non siamo sempre contrari a prescindere allo sfruttamento di vantaggi offerti dal fisco, per esempio proprio per questo siamo favorevoli all’investimento nella previdenza complementare, ma attenzione, siamo favorevoli sempre che non vada a scapito del risparmiatore con prodotti troppo cari. Anche in questo ambito preferiamo i meno costosi fondi pensione rispetto ai Pip, piani pensionistici di tipo assicurativo, mediamente più cari.

La gestione separata Gesav (di Generali) su un patrimonio di quasi 42,5 miliardi di euro a fine 2018 aveva in pancia ben 16 miliardi di BTp. Le “gestione separata” è il particolare fondo dove confluiscono i soldi investiti in polizze vita tradizionali, le cosiddette “ramo 1”. Diversamente dai fondi comuni i titoli di Stato che ha in pancia sono contabilizzati al costo d’acquisto (valore storico) finché non sono venduti. Questo rende possibile alle polizze portarsi dietro ancora oggi i rendimenti elevati dei titoli di vecchia emissione, cosa preclusa a un fondo comune che questi rendimenti (sotto forma di rialzo dei prezzi dei titoli) li ha già incassati tempo addietro. Man mano che i vecchi titoli arrivano a scadenza la polizza ne deve acquistare di nuovi e quindi anche i rendimenti delle polizze in futuro sono destinati ad abbassarsi.

Senza btp è meglio?

Una volta stabilito che la polizza vita non è comunque il prodotto migliore da scegliere passiamo al discorso della polizza estera. Il motivo per cui Vincenzo è interessato a una simile opzione è che spera che non sia investita in titoli di Stato italiani. Noi abbiamo indicato da tempo dei portafogli cassaforte per chi teme il rischio di un fallimento dell’Italia (vedi AF n° 1316). Sono tutte soluzioni pensate proprio per mettere al sicuro il denaro a cui va comunque la nostra preferenza ancora oggi. Il loro rendimento di mercato è basso perché sono titoli ultrasicuri. Difficilmente una polizza vita che investe in titoli esteri ultrasicuri potrà rendere molto di più: i tassi d’interesse sono bassi in tutta Europa da oramai così tanti anni che dubitiamo che possano offrire vantaggi consistenti. E comunque resta il fattore costi che, a maggior ragione, si mangeranno i rendimenti risicati dei titoli in cui investono queste polizze. L’esempio che siamo soliti fare è quello delle mucche che fanno il latte in base all’erba di cui dispongono, avendo sottratto prima i nutrimenti necessari alla propria sopravvivenza; le polizze fan lo stesso: danno rendimenti in base ai titoli di Stato che ingoiano, dopo aver sfamato l’assicuratore. Se l’erba sul prato è bruciata dalla siccità le mucche danno poco latte o nessun latte; se i titoli di Stato rendono poco le polizze offriranno poco rendimento o nessun rendimento (al netto delle spese).

condividi questo articolo