Analisi
Quando risalirà il prezzo del petrolio? 2 anni fa - lunedì 31 agosto 2015
Negli ultimi due mesi il prezzo del greggio ha perso circa il 30%. Il calo in un anno è poco superiore al 60%. È finita? Ecco le risposte.
Resterà un’incognita, perché non sappiamo quando lo squilibrio tra domanda e offerta di greggio che sta pesando sui prezzi rientrerà. Per ora nessuno dei Paesi produttori mediorientali e neppure gli Usa paiono intenzionati a fermare le trivelle. Dal lato della domanda la Cina è nella situazione che sappiamo e anche altri Paesi sono in crisi. Tra qualche tempo però le cose potrebbero cambiare. Diverse compagnie medio-piccole del settore energetico Usa sono super indebitate e rischiano di dover bloccare le loro attività. L’Arabia Saudita è in bilico e si parla già di tagli alle sue spese di bilancio. Nigeria e Venezuela hanno grosse difficoltà. Se investi solo per qualche mese, non devi avere in mano prodotti legati al settore petrolifero. Se investi a 5 anni, punta sul rialzo del petrolio comprandoti i titoli di una compagnia petrolifera, vedi L’attacco e la difesa dei petroliferi.

 

 
L’attacco e la difesa dei petroliferi
Il settore delle grandi compagnie petrolifere (linea sottile) non solo ha perso meno terreno rispetto al prezzo del petrolio (linea in grassetto) nel corso dell’ultimo anno, ma ha anche anticipato il suo recupero negli anni ‘90.

 

Soffre la Borsa o il cambio?
Di per sé la Borsa russa (grassetto; base 100) non ha particolarmente sofferto del tracollo del prezzo del petrolio: il bilancio dell’ultimo anno in rubli è positivo. Le tensioni si sono infatti scaricate sul cambio tra rublo e dollaro: in euro, il bilancio della Borsa nell’ultimo anno diventa negativo per circa il 20% (dividendi inclusi).
 
Sono convenienti BP (360,5 pence; Isin GB0007980591), Chevron (80,43 Usd; Isin US1667641005), ConocoPhillips (46,82 Usd; Isin US20825C1045) e Repsol (13,21 euro; Isin ES0173516115). Se ne devi scegliere una sola, preferisci Chevron, che nonostante il calo degli utili dovrebbe riuscire a pagare un interessante dividendo. Se puoi investire solo sulla Borsa italiana, scegli l’Etf Amundi msci world energy (240,98 euro; Isin FR0010791145) che ti permette di diversificare su 100 titoli del settore.  È troppo rischioso invece puntare sulle società di servizi all’industria petrolifera. Lo dimostra Saipem (8,38 euro; non acquistare, al più mantieni) che ha dovuto mettere a bilancio oltre 900 milioni di euro di svalutazioni e che chiuderà anche quest’anno in profondo rosso e Ion Geophysical (0,53 Usd; Isin US4620441083), i cui conti del 2° trimestre sono stati disastrosi. Non è il momento di venderle, limitati, però, a mantenerle in portafoglio.
Anche la Borsa russa dovrebbe salire con la ripresa del prezzo del petrolio. I tempi potrebbero essere lunghi, comprala se investi almeno a 10 anni e non dedicarle più del 5% del tuo portafoglio. Fallo con il fondo Dws Russia (139,46 euro; Isin LU0146864797). Quest’ultimo, con il suo cuscinetto di liquidità, riesce a contenere le perdite più dell’Etf – nella crisi tra metà luglio e fine agosto il fondo ha perso il 25% contro il 33% dell’Etf Lyxor Russia (21,98 euro; Isin FR0010326140). La differenza con l’Etf che replica Mosca non è tanta, ma le tensioni si scaricano più sul rublo che sulla Borsa – vedi grafico Soffre la Borsa o il cambio? – e il gestore non ha grandi spazi di manovra.
 
Il contagio al settore finanziario Usa
L’esplorazione petrolifera degli ultimi anni è stata possibile negli Usa solo con generosi finanziamenti. All’attuale prezzo del petrolio, però, diverse società medio-piccole rischiano di non onorare i debiti. Non si parla di cifre enormi, ma si tornano a temere gli spettri della crisi dei mutui subprime. Le banche stanno cercando di far sopravvivere queste società, sperando in un rialzo del prezzo del petrolio in tempi brevi.

condividi questo articolo