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Articoli

  • Analisi
    Unicredit: il punto sull’aumento di capitale 4 mesi fa - lunedì 2 ottobre 2017
    Tiriamo qui le somme sul nostro consiglio di adesione. 
    Unicredit

    Unicredit

    +40,9% in sette mesi se hai seguito il nostro consiglio

    A inizio febbraio di quest’anno Unicredit ha annunciato un consistente aumento di capitale – non il primo, altre volte in passato il gruppo bancario è andato a battere cassa dagli azionisti – per raddrizzare i conti e rimpinguare le casse. Le condizioni erano le seguenti: aderendo avresti potuto acquistare 13 “nuove” azioni Unicredit ogni 5 “vecchie” possedute a un prezzo di 8,09 euro l’una. Al momento dell’annuncio l’azione Unicredit valeva 26 euro, dopo la scissione, azione e diritto d’opzione valevano 13 euro ciascuno. Noi abbiamo consigliato di aderire – vedi AF n° 1207 e 1208. Se lo hai fatto, ti sei portato a casa il 40,9% in circa sette mesi. Riprendiamo lo stesso esempio fatto nel n° 1207. Avevi in portafoglio il corrispettivo di 1.000 euro in titoli – ti avevamo consigliato di non esagerare con gli acquisti di azioni Unicredit, in quel periodo oggetto di forti ribassi in Borsa e, quindi, anche di forti appetiti da parte degli investitori. In tanti ci chiedevate se non era il momento di acquistare a man bassa, e volevamo che ne limitaste il peso in portafoglio – quindi 40 azioni, acquistate in precedenza a 25 euro l’una. Partecipando all’aumento di capitale e pagando circa 840 euro, avresti avuto altre 104 azioni. In totale 144 azioni, a un prezzo medio di carico di 12,8 euro l’una. Il valore del tuo investimento sarebbe stato, a febbraio, di poco superiore a 1.840 euro. Unicredit ha chiuso la scorsa settimana a circa 18 euro. Il valore del tuo investimento è pari a (144X18)= 2.592 euro. Sono (2592 - 1840)=752 euro di guadagno, il 40,9% dall’aumento di capitale. Nello stesso periodo Piazza Affari ha messo su il 20%.

     

    Non hai aderito? Ci stai perdendo 540,5 euro

    Immaginiamo che, con le stesse ipotesi, tu abbia venduto i tuoi diritti in Borsa e l’abbia fatto l’ultimo giorno di quotazione, a 12,35 euro. Avevi in mano 40 azioni Unicredit e 40 diritti d’opzione e li hai venduti per (40x12,35 euro) = 494 euro. Immaginiamo che venderli in Borsa ti sia costato 2,5 euro. A febbraio hai incassato 500 -2,5= 491,5 euro. Se li avessi convertiti in azioni, i diritti oggi varrebbero (104X18)=1.872 euro, con una differenza di 540,5 euro a tuo sfavore, tenendo conto degli 840 euro spesi per le “nuove “ azioni. E se lo scorso 23 febbraio hai venduto anche le azioni? Hai incassato (40X12,35)= 494 euro più (40X12,44) = 497,6 euro, in totale 991,6 euro, senza tener conto delle spese. Oggi ne avresti 2.592, circa 760,4 euro in più, sempre considerando gli 840 euro spesi per le “nuove” Unicredit. n

     

    Unicredit, una lunga risalita

    Il titolo (18 euro) dall’aumento di capitale ha messo su quasi il 40%. Nonostante il brillante recupero, se hai acquistato Unicredit, per esempio, intorno ai massimi degli ultimi 10 anni, a oltre 80 euro ad azione, per esempio nel 2009, sei ancora in rosso. Pur avendo aderito all’aumento di capitale, tenendo conto dei dividendi percepiti, hai una consistente perdita da recuperare, ben oltre il 40%. Ci aspettiamo che la situazione migliori: la “cura” iniziata con l’insediamento di nuovi vertici aziendali ha cominciato a dare frutti. Puoi acquistare ancora il titolo, a questi prezzi conveniente.

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  • News
    L’età dell’oro 10 mesi fa - venerdì 28 aprile 2017

    Nei primi quattro mesi del 2017 il prezzo dell’oro è salito di poco più del 9%. Oggi oscilla intorno ai 1.260 dollari per oncia: la sua corsa è destinata a continuare?

    Gold

    Gold

    Tre sono i motivi che spiegano il rialzo dell’oro nel 2017. Primo: l’indebolimento del biglietto verde nei confronti delle altre valute – in media ha perso circa il 4% da inizio anno. Il dollaro Usa è un “bene rifugio” alternativo all’oro, se il dollaro si svaluta, l’oro di solito tende a salire. Secondo: da metà febbraio le Borse mondiali si sono in media fermate – +0,2% in dollari Usa dal 23 febbraio al 21 aprile. Se le Borse non tirano, di solito l’oro ne beneficia. Terzo: i gestori di Etf sono tornati ottimisti. Le loro scommesse su una salita del metallo giallo– nel gergo finanziario si chiamano posizioni “lunghe”– si sono, almeno negli Usa, rialzate del 60% rispetto a inizio dell’anno. Le posizioni “corte” – le scommesse dei gestori che credono in un ribasso dell’oro – si sono praticamente dimezzate.

     

    Una salita che rischia di non durare

    Non tutto è rose e fiori. La domanda di oro “fisico” (per la gioielleria) da parte di Cina e India – i Paesi che “tirano” di più – continua a calare. Anche gli acquisti di oro da parte delle Banche centrali sono rallentati rispetto a qualche anno fa. Tutto questo non depone bene per il futuro del prezzo dell’oro. Non solo: con l’allontanarsi delle tensioni sulle elezioni francesi e con Trump che sembra spingere sulla riforma delle tasse (fino a poche settimane fa non sembrava così imminente) per ora le Borse non sembrano orientate al brutto – non per nulla nelle prime due sedute dell’ultima settimana di aprile, con Borse mondiali in rialzo del 2% in dollari Usa, l’oro ha perso l’1,4%. Morale: in questa situazione basta poco a far cambiare idea ai grandi gestori di fondi e Etf e non escludiamo che, almeno a breve termine, l’oro possa ripiegare un po’. Un’indicazione in questo senso arriva anche dall’analisi tecnica, vedi grafico. Il prezzo dell’oro non è riuscito a superare la quota di 1.300 dollari l’oncia, una soglia storicamente ostica, contro cui il prezzo dell’oro tende a scontrarsi per poi ripiegare verso quota 1.200 dollari l’oncia (sarebbe un possibile calo del 5% dai prezzi attuali).

    Quelle soglie invalicabili

    Oro 

    Quota 1.300 (grassetto) è una soglia ostica: corrisponde, infatti, a uno dei livelli di Fibonacci e spesso quando il prezzo dell’oro (linea sottile, in dollari per oncia) vi si avvicina tende poi a ridiscendere verso quota 1.200 dollari l’oncia (grassetto). Quest’ultima, invece, sembra aver assunto una sorta di ruolo “pavimento” che potrebbe impedire all’oro una discesa rovinosa. Compra (o mantieni) oro, ma solo per un 5% del valore del tuo patrimonio.

     

    La tua piccola assicurazione

    Vendere l’oro, allora? Non proprio. È importante, infatti, avere comunque un po’ di oro come forma di assicurazione in caso di calo futuro dei mercati. Questo è possibile: Wall Street, per esempio, non è più molto conveniente e se le riforme di Trump non dovessero andare in porto potrebbero essere dolori. Inoltre, crediamo che il dollaro non dovrebbe correre più, fatto che dovrebbe comunque sostenere un po’ l’oro. Fai così: vai a vedere quanto vale l’oro in cui hai investito rispetto al valore del tuo portafoglio e vendi la parte eccedente il 5%. Esempio: hai un portafoglio del valore di 100.000 euro e hai 10.000 euro investiti in oro? Vendi 5.000 euro d’oro. Se sei già al 5% mantieni i tuoi investimenti. Se sei sotto, puoi anche incrementare gli acquisti fino al 5% – magari non farli tutti subito, ma compra oro un po’ per volta, 1.000 euro un mese, 1.000 euro un altro… o aspetta che l’oro sia sceso intorno ai 1.200 dollari l’oncia. Occhio: se il calo delle Borse non ci sarà, l’oro continuerà a renderti poco o niente. Compra l’oro tramite l’Etfs gold bullion securities (110,44 euro; Isin GB00B00FHZ82), che segue da vicino il prezzo del metallo giallo, ma in euro. Lo compri a Piazza Affari

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  • News
    Gli avvisi della settimana 10 mesi fa - venerdì 28 aprile 2017

    Anche questa settimana non sono mancati gli avvisi relativi a società che cercano di approfittarsi dei tuoi risparmi. Qui trovi gli ultimi aggiornamenti.

    Malandrini

    Malandrini

    La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa ha adottato un provvedimento di divieto dell'attività pubblicitaria effettuata tramite il sito internet www.coinspace1.com relativa all'offerta al pubblico promossa dalla Coinspace Ltd, avente ad oggetto “pacchetti di estrazione di criptovalute”.

    L'offerta era già stata sospesa dalla Consob per 90 giorni in via cautelare con delibera n. 19866 del 1° febbraio scorso.

     

    La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa segnala che le società AF Technologies Ltd e KHO Tech Ltd non sono autorizzate alla prestazione di servizi e attività di investimento in Italia secondo alcuna modalità e, quindi, neanche attraverso il sito www.mrtmarkets.com.

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