Analisi
Nuovo fondo salva-Stati: BTp a rischio? 8 mesi fa - lunedì 16 ottobre 2017
La recente proposta di riforma del fondo salva-Stati può avere effetti negativi sul tuo portafoglio, ecco perché.

BTp

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Uscita col botto

Nella sua ultima riunione all’Eurogruppo, il Ministro delle Finanze tedesco ha presentato un documento sul nuovo ruolo che dovrebbe assumere l’Esm, il “fondo salva-Stati”. La proposta punta a rafforzare il ruolo del fondo, aumentando la sua possibilità di sostegno agli Stati ma allo stesso tempo dandogli più poteri di controllo nei loro confronti – poteri tolti alla Commissione europea, giudicata dai tedeschi troppo “morbida” nel venire incontro alle richieste degli Stati. Scopo ufficiale della proposta è maggior disciplina nel tenere sotto controllo deficit e debito pubblico, ma l’obiettivo implicito sembra un altro: evitare che la Germania debba pagare per altri interventi di sostegno come quelli a Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro… insomma niente quattrini europei se prima non arrivano pesanti interventi sui conti pubblici – conti su cui sarebbe lo stesso Esm a vigilare. La seconda importante novità proposta è una sorta di meccanismo “automatico” di intervento del fondo, che sarebbe simile a quello che la Bce applica alle banche, e gli interventi del fondo sarebbero di conseguenza analoghi a quelli del bail-in: se i conti pubblici non rispettano i limiti, a pagare devono essere prima di tutto i “privati”. E in questo caso i “privati” sono i detentori di titoli di Stato, proprio i BTp a cui sei tanto affezionato.

 

Due armi che possono rivelarsi un boomerang

Non è certo una novità che la Germania non veda di buon occhio i margini di flessibilità che la Commissione si è tenuta nel valutare i conti pubblici degli Stati. Ma a volte un po’ di flessibilità su deficit e debito pubblico servono a evitare di stroncare una crescita economica ancora zoppicante – ne sa qualcosa l’Italia, che in più di un’occasione ha negoziato con Bruxelles “sconti” sulle manovre finanziarie. E senza una crescita economica, i conti pubblici sono destinati a peggiorare ulteriormente, innestando un circolo vizioso da cui poi è difficile uscire. È ancora più difficile uscire da questo circolo vizioso se si considera il secondo aspetto della proposta, e cioè il meccanismo che porta “automaticamente” i privati a pagare in caso di difficoltà. Basterebbe un’economia in frenata per far preoccupare gli investitori: a quel punto, per non rischiare di vedersi tagliato il rimborso, i possessori di BTp e affini correrebbero a venderli, facendo precipitare i prezzi e aumentando i rendimenti. Significa che lo Stato dovrà pagare di più per finanziarsi, e questo fa peggiorare i suoi conti, finendo così per tagliare davvero i rimborsi dei titoli di Stato. Come una profezia che si auto-avvera: basta il timore di un evento per farlo realizzare.

 

Rischi non ricompensati

Certo è solo di una proposta, di cui mancano tra l’altro i dettagli, e siamo ben lontani dalla sua realizzazione nel concreto – la prima a mostrarsi più che scettica è la stessa Commissione europea. Non è però un rischio da sottovalutare: non si tratta di una boutade isolata – il progetto piace anche alla neo-rieletta Cancelliera tedesca – e il peso della Germania nelle votazioni europee non è certo secondario, tanto più se spalleggiato da altri Stati poco indebitati e poco propensi a pagare per nuovi interventi. Se a questo aggiungi il fatto che in diversi Paesi stanno prendendo piede tendenze politiche che vedono più di buon occhio un taglio del rimborso del debito pubblico, piuttosto che i sacrifici su spesa pubblica e tasse, il rischio legato ai BTp non può che aumentare. E con i rendimenti attuali, è un rischio non adeguatamente remunerato: continua a starne alla larga. 

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