Intesa SanPaolo EUR 2% 11/12/2018 (IT0004967706)

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  • Analisi
    Banche venete fallite, interviene Intesa 5 mesi fa - lunedì 26 giugno 2017
    Le due banche sono ufficialmente in liquidazione, e Intesa ne rileva le attività. Alle sue condizioni, però: non vuole la parte “marcia” e ottiene ben 5 miliardi “pronta cassa” dallo Stato per rilevare la parte sana. Bel colpo!
    Fallimento

    Fallimento

    I “paletti” di Intesa

    Nello scorso weekend, dopo una serie di dichiarazioni da tutte le autorità di controllo, Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca sono state dichiarate ufficialmente in liquidazione coatta amministrativa, in sostanza sono fallite.

    Si è così concretizzata anche l’offerta lanciata da Intesa negli ultimi giorni: il gruppo bancario rileverà alcune attività e passività di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Insomma non si prende in toto le due banche, magagne comprese, ma lascia fuori la parte “marcia”: in particolare i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), i crediti formalmente non ancora “marci” ma considerati ad alto rischio, le obbligazioni subordinate (evitando così il rischio di dover pagare per gli eventuali ricorsi in tribunale degli investitori).

    E tutto questo, per un valore simbolico di un euro. Anzi, c’è di più! Lo Stato dovrà infatti sborsare oltre 5 miliardi cash a Intesa perché, tra le condizioni che la banca ha posto, c’è anche quella di non intaccare né i requisiti patrimoniali né i futuri dividendi.

    Insomma, davanti a condizioni del genere, non c’è da stupirsi se il titolo Intesa (2,61 euro) abbia reagito positivamente in Borsa; anche noi confermiamo il nostro giudizio: acquista! Certo per Intesa non è un’operazione priva di rischi: per quanto “ripulite”, parliamo comunque di banche che vengono da anni di cattiva gestione. Non è affatto detto, quindi, che i loro conti non nascondano magagne ancora non emerse, con il susseguirsi di nuove perdite. Ma i paletti posti sono, a dir poco, stringenti.

    La parte più gravosa del conto la paga lo Stato e quindi, ancora una volta, i contribuenti: te compreso. Oltre ai 5 miliardi da sborsare a Intesa, lo Stato si dovrà far carico della parte “marcia” non confluita in Intesa (finirà in una bad bank a partecipazione pubblica). E per sanare questa parte “marcia”, possono servire altri 12 miliardi, facendo salire il costo complessivo a 17.

    Cosa si compra Intesa?

    Solo la parte buona: crediti “non problematici” per 26,1 miliardi, attività finanziarie per 8,9 miliardi, debiti nei confronti della clientela (in pratica i conti correnti e simili) per 25,8 miliardi, obbligazioni non subordinate per 11,8 miliardi, 900 sportelli in Italia, 60 all’estero, 9.960 dipendenti in Italia e 880 all’estero.

     

    Che succede ora agli investitori?

    Se hai un conto corrente in Banca Popolare di Vicenza o in Veneto Banca, di fatto sei diventato cliente di Intesa Sanpaolo: gli sportelli delle due banche sono rimasti aperti, ma ora hanno un nuovo “padrone”. Sostanzialmente, su questo fronte non rischi nulla. Quanto alle condizioni economiche, per ora non cambiano, ma è probabile che col tempo Intesa adatti le condizioni dei conti correnti acquisiti ai propri. Tieni d’occhio le comunicazioni.

    Discorso analogo se hai un mutuo: se finora hai pagato regolarmente (e non rientri quindi nella categoria dei crediti “marci”), il tuo contratto rimane in essere, ma ora pagherai a Intesa Sanpaolo anziché alle due venete.

    Salvo sorprese dell’ultimo momento, dovresti averla scampata anche se hai obbligazioni ordinarie: ma non rischiare ulteriormente, stai giocando col fuoco. Intesa ha subordinato il suo intervento anche al fatto che i decreti del weekend siano convertiti in legge: se ancora non ti sei liberato di questi bond, fallo il prima possibile.

    Infine, la parte più “dolorosa”: azioni e obbligazioni subordinate. Purtroppo l’intervento di Intesa (e il sostanzioso sacrificio dei contribuenti, tramite lo Stato) non basta a salvare questi investitori. Se avevi azioni o obbligazioni subordinate delle due banche venete, il tuo investimento è azzerato. Se la banca ti ha impedito per anni di vendere le tue azioni, portandoti a rimanere ingabbiato in questo investimento, non rinunciare ai tuoi diritti (vedi qui a lato). Quanto ai bond subordinati, Intesa e il Tesoro hanno promesso un “ristoro” agli obbligazionisti coinvolti, per il 20% a carico di Intesa e per l’80% a carico dello Stato. Ma il precedente di Mps (i suoi obbligazionisti subordinati sono ancora sospesi nel limbo) non induce certo all’ottimismo. Così come non induce all’ottimismo la cifra stanziata da Intesa a questo scopo: solo 60 milioni di euro, quando il valore dei bond subordinati delle due venete raggiunge, in totale, 1,2 miliardi. Aspettiamo notizie più dettagliate su questo fronte, ti terremo informato. 

    Mps e Banche venete, fallimenti a confronto

    Nel caso di Mps, si è arrivati a un accordo per la ricapitalizzazione preventiva (vedi AF n° 1226): azionisti e obbligazionisti subordinati Mps si vedranno sacrificati con l’azzeramento del loro investimento, ma lo Stato potrà poi intervenire con un aumento di capitale nell’ordine dei 6 miliardi. Morale: se tutto andrà liscio (negli ultimi giorni sono emersi nuovi problemi per la cessione dei crediti marci) Mps continuerà a sopravvivere. Per le due banche venete le cose sono andate peggio: non c’erano le condizioni per accedere alla ricapitalizzazione preventiva (l’Europa chiedeva altri 1,25 miliardi dai privati, ma non c’era nessuno disposto a metterli). Per questo, si è arrivati alla liquidazione delle due banche. 

     

    Non rinunciare ai tuoi diritti!

    Se hai azioni Banca Popolare di Vicenza o Veneto Banca, e negli scorsi anni hai provato a venderle ma la banca te lo ha impedito, non rinunciare a far valere i tuoi diritti. Puoi ricorrere all’arbitro istituito dalla Consob, trovi qui come fare.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Valuta EUR
Titolo -
Emittente Intesa SanPaolo
Codice Isin IT0004967706

Emittente

Rating
Rating – Moody’s Baa1
Rating – S&P BBB-
Rating – Fitch BBB

Indici chiave

Cedola annua 2,00 %
Data dell'ultima cedola staccata 11/12/2017
Data della prossima cedola 11/12/2018
Periodicità della cedola Annuale
Data di emissione 11/12/2013
Prezzo di emissione 100,00 EUR
Data di scadenza 11/12/2018
Importo minimo 10.000,00 EUR
Tassazione 26,00 %
Duration 1,00
Data dell'ultimo aggiornamento 12/12/2017
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