Consigli

Firma digitale e comunicare in rete Facciamo chiarezza

01 marzo 2009

01 marzo 2009
Facciamo un po' di chiarezza su alcuni aspetti connessi all'invio di comunicazioni o alla sottoscrizione di contratti online.

 

Pin e password
La firma digitale non va confusa con i sistemi di comunicazione che semplicemente presuppongono l'utilizzo di un pin e di una password (o di un nick name). Questi ultimi sono ampiamente impiegati negli scambi di informazioni commerciali e tra privati. Il fatto che per accedere a un servizio di comunicazione sia necessario identificarsi attraverso un pin e una password non assicura in modo assoluto che il messaggio sia stato realmente inviato da chi sulla carta è titolare di quel pin e di quella password. Attenzione:l'impiego di questi due strumenti non ha niente a che fare con la firma di un documento scritto, proprio perché non ne certifica la titolarità né garantisce che ciò che è stato inviato online non sia stato successivamente modificato.

 

Validità dei contratti
Secondo la legge italiana, per rendere valido un contratto non sempre è necessaria la forma scritta. A volte può anche essere sufficiente l'accordo verbale. La regola cambia a seconda dell'oggetto della compravendita. Se, per esempio, entrate in un negozio e comperate un telefono, non dovete firmare niente: l'accordo è valido sulla parola (e testimoniato da fattura o scontrino). Se invece acquistate un'automobile, che appartiene alla categoria dei beni mobili registrati, è necessaria la firma delle parti in causa, altrimenti il contratto è nullo. In altri casi, per esempio quando si tratta di atti notarili, non basta neanche la semplice firma, ma bisogna farla autenticare.

 

Ordini di pagamento
Nel caso di un ordine di pagamento, per esempio un bonifico online, l'utilizzo di uno strumento elettronico serve semplicemente per individuare la provenienza di una dichiarazione, cioè a capire se chi fa una certa richiesta ha il potere di farla. Rimanendo all'esempio del bonifico: l'utilizzo di un codice di entrata (per esempio una password) fa sì che la banca che riceve l'ordine lo riconduca al titolare del codice. In pratica, identifica ragionevolmente l'ordinante, ma di per sé stesso non serve a rendere valido l'ordine di pagamento; non è equiparabile a una firma. Del resto, non occorre una firma perché sia valido l'ordine di bonifico.

 

Trading online
In questo particolare settore il terreno si fa più scivoloso. È una sentenza del Tribunale di Ravenna a cambiare le carte in tavola rispetto al tradizionale orientamento della giurisprudenza (sentenza n° 111407/2008, vedi anche Soldi&Diritti di questo mese). In riferimento a un caso concreto, il Tribunale ha infatti dichiarato che la sottoscrizione, da parte del cliente, di un contratto base di internet banking, non esclude la necessità che anche ogni singolo ordine di compravendita dei titoli debba essere sottoscritto dal cliente, con firma cartacea o attraverso firma digitale. In caso contrario, il cliente può chiedere l'annullamento del contratto.

 

Email certificate
Ne abbiamo trattato su HT 8, luglio 2008. Le email certificate (chiamate anche pec) non garantiscono con assoluta certezza la provenienza del messaggio. In sintesi, rappresentano l'equivalente delle raccomandate inviate attraverso la posta elettronica. Il sistema fornisce al mittente la documentazione elettronica, con valore legale, che attesta l'invio e quindi la consegna del messaggio al destinatario. Il valore legale della certificazione si ha solo se entrambe le parti coinvolte nella comunicazione (mittente e destinatario) dispongono di una casella di posta eletronica certificata.

Stampa Invia