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La Ue avverte: rispettare le liberta fondamentali su internet

01 aprile 2009

01 aprile 2009

 A maggioranza schiacciante il Parlamento europeo ha approvato, a fine marzo, la Raccomandazione sul «rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet». Obiettivo: correggere il tiro delle legislazioni nazionali in materia di sicurezza online.

 A maggioranza schiacciante il Parlamento europeo ha approvato, a fine marzo, la Raccomandazione sul «rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet». Obiettivo: correggere il tiro delle legislazioni nazionali in materia di sicurezza online.

Utenti sorvegliati?
L’Europa deve garantire le libertà di espressione, difendere la privacy e agire contro i crimini nel rispetto delle libertà fondamentali degli utenti. Queste le principali ammonizioni contenute nel provvedimento rivolto agli stati membri. Il Parlamento europeo avverte sul pericolo di forme di sorveglianza e ispezione su internet che prevedono il controllo di ogni passo "digitale" compiuto da un utente.

La tecnologia consente di sorvegliare le attività dei cittadini sul web senza che questi se ne rendano conto. Con il pretesto di controllare i crimini telematici, gli Stati membri intercettano e controllano tutto il traffico su internet che si svolge sul loro territorio, a prescindere dal fatto che si tratti dei loro stessi cittadini o di traffico proveniente dall'estero.

Il Parlamento europeo ci ricorda che l'interesse primario deve essere la protezione dei diritti fondamentali di tutti i cittadini: la libertà di espressione, di stampa, di associazione, il rispetto della vita privata. Limitazioni all'esercizio di tali diritti possono essere imposte dalle autorità pubbliche solo con leggi proporzionate e consone a una società democratica.

Combattere i crimini in rete
Se è vero che la rete è spesso veicolo di reati, è importante che gli Stati membri si concentrino nell’approvare misure concrete contro i crimini più gravi come il furto d’identità, le truffe e l’adescamento dei minori a scopo sessuale.

Questi crimini devono essere combattuti con efficacia e determinazione da tutti i soggetti attivi su internet, senza alterare la natura fondamentalmente libera e aperta della rete.

L’uso di sistemi di controllo e di censura andrebbe sempre proporzionato agli obiettivi che s’intendono perseguire, senza trascurare l’informazione e il consenso informato dell’utilizzatore della rete.

Gli Stati devono garantire che i controlli da remoto, se previsti dalle leggi nazionali, siano condotti sulla base di un valido mandato emesso dalle competenti autorità giudiziarie e ritenere inaccettabili le procedure semplificate che violano il principio dello stato di diritto ed il diritto alla riservatezza.

Libertà di pensiero
Gli Stati devono evitare misure legislative o amministrative che possono dissuadere gli utenti della rete dall’esprimere liberamente il loro pensiero. E anche l'espressione di convinzioni politiche controverse deve essere perseguita penalmente.

Nessuna legge o prassi deve limitare o criminalizzare il diritto dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione di raccogliere e distribuire informazioni a scopo di cronaca.

La vita privata e la privacy delle persone vanno garantite, si accenna ai motori di ricerca e al fatto che le persone devono poter cancellare le informazioni contenute in questi archivi.

Il provvedimento si occupa, infine, della difesa della proprietà intellettuale: è necessario combattere l'incitamento alla “ciber-violazione dei diritti di proprietà intellettuale”, ma bisogna anche contrastare eccessive restrizioni all’accesso stabilite dagli stessi titolari di diritti.

Gli Stati devono vietare un controllo sistematico delle attività degli utilizzatori su internet e garantire che le sanzioni siano proporzionate alle infrazioni commesse: la Raccomandazione invita gli Stati a valutare l’opportunità delle sanzioni penali per punire la violazione del diritto d’autore.

 

La voce di Altroconsumo
Questa è solo una sintesi della raccomandazione, che insiste anche sulla necessità di estendere l’accesso alla rete anche come mezzo di partecipazione alla vita civile, ci fermiamo qui.

Ma ce n'è abbastanza per far dubitare della legittimità dei provvedimenti che si fanno strada attualmente nel nostro ordinamento, come abbiamo più volte denunciato (vedi link qui sotto).


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