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Pirateria digitale, la SIAE detta le regole e il Comitato ubbidisce

23 gennaio 2009

23 gennaio 2009

Una consultazione via internet del "popolo della Rete" sulla pirateria digitale? Nel paese delle belle parole ci ha messo poco questa aspettativa ad essere disattesa.

Solo il 14 gennaio scorso, durante la conferenza stampa di insediamento, il neonato Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale aveva annunciato che avrebbe ascoltato tutte le parti interessate prima di stendere una proposta di legge. Così non è stato. Le conclusioni del Comitato sono probabilmente già state prese nella proposta redatta dalla SIAE che circola nelle segrete stanze e di cui Altroconsumo è riuscita a venire in possesso (e che pubblichiamo a corredo di questo articolo).

Nel merito, il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell'innovazione del mercato digitale. Noi chiediamo da tempo che si vada in tutt'altra direzione, non bisogna certo riconoscere ulteriori funzioni e poteri monopolistici di intermediazione alla SIAE come prevede l'art. 3 lett. G) della proposta. Nel contesto digitale, anche in considerazione del fatto che i costi di gestione della SIAE hanno ormai raggiunto dimensioni sproporzionate rispetto alle attività effettivamente necessarie per l'intermediazione dei diritti, si dovrebbero rendere possibili forme di distribuzione di contenuti protetti da diritto d'autore su un mercato territorialmente privo di confini e senza l'ausilio di costose e farraginose procedure. Il perpetuarsi di un monopolio nazionale dell'intermediazione dei diritti d'autore, anche in relazione ai contenuti distribuiti in Rete, appare anacronistico e in controtendenza rispetto alla progressiva liberalizzazione dei mercati.

Ribadiamo poi la nostra ferma contrarietà all'ipotesi delle tre notifiche all'utente che si suppone aver leso il diritto d'autore e la rozza sanzione della disconnessione da Internet sulla scorta del modello Sarkozy, di cui vi è un'evidente base all'art3.1 lett l) della proposta. Questo è lesivo dei fondamentali principi di diritto e denota un'avversione verso la rete e l'innovazione tecnologica.


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