Consigli

In Italia, barriere alla musica su internet

11 ottobre 2012

11 ottobre 2012

Attraverso il proprio computer o smartphone si può attingere a tutta la musica che si vuole, anche in streaming: ma in Italia una legislazione obsoleta frena il libero ascolto, benché ammesso nel resto d’Europa.

Nel nostro Paese leggi sorpassate e monopoli mai scalfiti bloccano di fatto l’accesso ai migliori servizi per ascoltare musica al computer, primo tra tutti Spotify, il più popolare, diffuso in tutta Europa. E non basta: Pandora, la più nota delle internet radio, è disponibile solo negli Usa. E anche Amazon, il più grande negozio online al mondo, vende mp3 in America, Francia, Germania e Regno Unito, ma non in Italia. Motivo?
Le leggi sul diritto d’autore sono diverse da un Paese all’altro e quelle italiane sono particolarmente sfavorevoli. Da tempo stiamo battendoci, a livello italiano e soprattutto europeo, per modificare questa penosa situazione, da cui né gli artisti nostrani né noi amanti della musica traiamo grande giovamento.

Musica in streaming
Il termine streaming indica una particolare modalità di trasferimento dei dati: questi arrivano sul computer e la musica parte. Ma, a differenza di quanto avviene quando si scarica un brano in mp3, nel momento stesso in cui vengono riprodotti, i dati vengono anche cancellati: sul computer non ne rimane traccia e se si vuole riascoltare il brano bisogna nuovamente chiederlo. In pratica, l’equivalente su internet di una radio.
A differenza di una radio tradizionale, però, i siti di musica in streaming consentono all’utente di scegliere cosa ascolterà: alcuni, come Grooveshark o Deezer, consentono proprio di scegliere il brano, altri, come Aupeo o 8tracks invece permettono solo di scegliere il genere musicale (classica, rock, country...) o il tipo (brani allegri, tristi, lenti e via dicendo); questi ultimi sono meno versatili, ma in compenso sono utili per scoprire nuova musica. Inoltre, in genere, sono gratuiti.

Musica online a pagamento o gratis?
I siti di musica in streaming che consentono di scegliere i singoli brani da ascoltare sono quasi sempre a pagamento.
Di solito offrono delle forme di abbonamento: per una cifra tra i 5 e i 10 euro al mese permettono di fruire del loro ampio catalogo. Dieci euro per ascoltare tutta la musica che si desidera possono sembrare un grande affare. Il problema, però, è che l’accesso al catalogo è limitato solo alla durata dell’abbonamento. Ovvero: il giorno che decideste di sospendere l’abbonamento, tutta la musica che avete ascoltato fino a quel momento vi sarà preclusa. Se questo avvenisse dopo tre anni di abbonamento, per esempio, vorrebbe dire che dopo 360 euro di spesa rimarreste con una collezione musicale di zero brani. Certo, in quei tre anni avreste comunque ascoltato musica a piacimento, quindi non diciamo che in assoluto non ne valga la pena: ma è una cosa da tenere presente per fare bene i propri conti prima di scegliere.
In linea di massima, si può dire che se siete degli incalliti ascoltatori e vi piace spaziare molto, i servizi di streaming in abbonamento possono essere interessanti. Se viceversa tendete ad ascoltare sempre la stessa musica e comprate pochi brani al mese, acquistare gli mp3 può essere una scelta più conveniente.

Occhio ai limiti con lo smartphone
Gli smartphone sono a tutti gli effetti dei mini computer portatili che teniamo sempre in tasca, quindi è lecito domandarsi se è possibile utilizzarli anche per ascoltare i servizi di musica on demand. La risposta, in genere, è sì, anche se con alcuni “dipende”. Non sempre è disponibile la versione per il proprio sistema operativo (specie se non è tra i più diffusi). Spesso bisogna pagare un extra rispetto al costo dell’abbonamento solo per Pc. Inoltre l’ascolto di musica in streaming consuma dati e bisogna fare attenzione a non sforare i limiti di banda imposti dai gestori della rete.

Stampa Invia