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Privacy e Facebook, la nuova bufala in bacheca

13 novembre 2015

13 novembre 2015

"A partire da oggi non concedo a Facebook il permesso di usare le mie immagini", la nuova bufala che sta facendo il giro delle bacheche chiama nuovamente in causa la privacy sul social network. Forte anche di un fantomatico consiglio di "tutti gli avvocati". Ma, come in altri casi, è del tutto infondata. Vediamo perché.

"Ce lo stanno consigliando tutti gli avvocati", la nuova bufala che sta facendo il giro delle bacheche su Facebook chiama nuovamente in causa la privacy sul noto social network. Sarà capitato a tanti di scorgere un annuncio di questo tipo sulla propria home. Attraverso la condivisione di questo messaggio, chi lo condivide intenderebbe negare all'azienda il permesso di utilizzare foto, informazioni e contenuti che postiamo quotidianamente sul social network. Ma quanto c'è di vero in questa nuova catena di Sant'Antonio? Niente.

Ecco come si presenta la nuova bufala che sta circolando su Facebook.

La privacy non è regolamentata da uno status

Come tutti i messaggi di questo genere, anche in questo caso si tratta di una bufala. Niente di quanto contenuto nel messaggio è vero e, se proprio non vogliamo che Facebook faccia uso delle nostre foto e dei nostri pensieri, c'è un'unica cosa da fare: evitare di pubblicarli e tenerli per noi. Ovviamente questo non significa che l'azienda sia libera di fare qualsiasi cosa ritenga opportuno con i nostri contenuti. La questione è regolamentata dalle condizioni d'uso di Facebook (consultabili su https://www.facebook.com/policies) e non certo da un testo incollato sulla nostra bacheca. Un'altra bufala che negli ultimi giorni sta trovando spazio nelle bacheche di tanti utenti è quella che attribuirebbe a Steve Jobs un lungo documento scritto sul letto di morte: anche in questo caso non c'è niente di vero.

Perché queste notizie continuano a circolare?

Spesso le si condivide senza soffermarsi, senza capire se si tratta di notizie veritiere o meno: per questo motivo le bufale continuano a girare. Anche quando viene il dubbio sulla falsità di quanto si sta per condividere, spesso lo si pubblica ugualmente pensando "che male c'è?". Se non si vuole fare la figura di quelli che credono anche alle storie più improbabili, meglio farsi venire qualche dubbio in più, fare una ricerca (spesso queste bufale sono già state smentite) oppure chiedete a qualcuno, a noi per esempio. Sulla nostra pagina Facebook rispondiamo anche a questo genere di dubbi.


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