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Dati personali in rete: come tutelarsi dagli archivi online

09 febbraio 2015
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09 febbraio 2015

I servizi Cloud servono a salvare, condividere e modificare i contenuti di un archivio online. Ma occhio alle trappole nascoste nei contratti tutt’altro che trasparenti: ecco i nostri consigli.

Accessibili in ogni luogo e da qualsiasi dispositivo: sono luoghi virtuali che consentono di archiviare, modificare e aggiornare i propri contenuti accedendo da un dispositivo connesso a internet. Sono i servizi “Cloud”, dall’inglese nuvola, strumenti innovativi ed efficacissimi per evitare la perdita dei propri dati più importanti, ma anche poco trasparenti e, ahimé, a costante rischio di violazione della privacy. Abbiamo messo alla prova sette diversi servizi Cloud scelti tra quelli anche in italiano. Ecco i risultati.

Taciti accordi 

Uno dei problemi più evidenti riguarda le modalità di acquisto di questi servizi. Al momento della registrazione l’utente “barra” la casella di accettazione di termini, condizioni di servizio e condizioni sulla privacy, praticamente firmando un contratto senza leggerlo. In molti casi, purtroppo, il link contenente tutte le informazioni non è facilmente accessibile, spesso incredibilmente prolisso e talvolta persino redatto in lingua inglese.

Danni al consumatore

Non ci sono garanzie né sulla qualità del servizio né sulle responsabilità per i danni al consumatore in caso di perdita o di illecita diffusione dei dati custoditi. Google e Microsoft escludono esplicitamente qualsiasi garanzia sul livello di servizio offerto e sull'affidabilità di quest’ultimo. E non solo. Nei contratti le due aziende riportano clausole vessatorie che frequentemente applicano le leggi della California o dello stato americano di Washington, generando confusione nell’utente.

Allarme privacy 

Caricare i propri documenti in un Cloud significa, in poche parole, che questi andranno a finire nei server di qualche azienda in una località del mondo non precisata. Contenuti che poi saranno praticamente a disposizione di ignoti informatici. Inoltre tutti i siti si attribuiscono una licenza d’uso sui contenuti caricati in archivio in maniera tale che il fornitore del servizio possa automaticamente utilizzarli o consentire ad altri di farlo. Una vera insidia per il consumatore.

Questi servizi non sono perfetti: bisogna fare attenzione ai dati che vengono caricati e alle condizioni d’uso. Ecco qualche consiglio su come utilizzare al meglio il proprio archivio virtuale:

  • Non archiviare nel Cloud dati sensibili, cartelle cliniche o documenti di lavoro riservati;
  • Se hai un account condiviso verifica periodicamente chi ha accesso al Cloud;
  • Considera bene quanto spazio ti serve realmente;
  • Tieni a mente le scadenze degli abbonamenti e verifica sempre in caso di rinnovo automatico su conto corrente o carta di credito;
  • Crea una password elaborata e difficile da indovinare;
  • Prima di eliminare in modo definitivo un account Cloud elimina manualmente tutto quello che era stato caricato. 

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