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Commissario europeo Viviane Reding: "L'accesso a internet è un diritto fondamentale"

26 giugno 2009
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26 giugno 2009

Intervista esclusiva di Altroconsumo al commissario europeo per la società dell'informazione e i media. Si parla di molte tematiche che riguardano il mondo digitale.

Intervista esclusiva di Altroconsumo al commissario europeo per la società dell'informazione e i media. Si parla di molte tematiche che riguardano il mondo digitale.

Altroconsumo. abbiamo accolto favorevolmente la c.d. "Agenda Digitale" da lei presentata insieme alla Commissaria Kuneva. Abbiamo notato in particolar modo il punto relativo ad un nuovo regime multi-territoriale di concessione di licenze di copyright. I costi delle società di gestione collettiva dei diritti d'autore (Siae in Italia) hanno ormai raggiunto dimensioni sproporzionate rispetto alle attività effettivamente necessarie per l'intermediazione dei diritti. Nell'era digitale le tecnologie dovrebbero rendere possibili forme di distribuzione di contenuti protetti da diritto d'autore su un mercato territorialmente privo di confini e senza l'ausilio di costose e farraginose procedure. Il perpetuarsi di un monopolio nazionale dell'intermediazione dei diritti d'autore anche in relazione ai contenuti distribuiti in Rete appare anacronistico ed in controtendenza rispetto alla progressiva liberalizzazione dei mercati e ai principi del mercato unico europeo. Riteniamo, pertanto, che la proposta di creare una licenza pan-europea per i contenuti online sia molto interessante e coraggiosa, abbiamo molte aspettative con riguardo alla sua implementazione, non si aspetta che le collective societies saranno riluttanti ad accettarla? Quali saranno i tempi di attuazione?

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Viviane Reding: Negli ultimi 50 anni la Commissione Europea ha progressivamente costruito il Mercato Unico Europeo eliminando le frontiere a beneficio sia dei consumatori sia delle imprese. La libera circolazione delle merci e dei servizi è uno dei principi cardine attorno ai quali il mercato unico si è andato sviluppando - quindi non vedo in base a quale logica questi principi non dovrebbero applicarsi anche ai contenuti digitali, in particolare laddove questi contenuti sono resi disponibili nella rete globale di internet. Per esempio, un consumatore dovrebbe poter compare le sue canzoni su iTunes o scaricare un programma tv della BBC dal web dovunque in Europa, indipendentemente da dove si trovi.

Al momento, le società di gestione collettiva hanno un monopolio de facto perché i contenuti possono essere distribuiti attraverso le frontiere solo se c'è un accordo reciproco tra due società. Ovviamente è molto difficile che un monopolista rinunci alla propria posizione di vantaggio volontariamente, ma c'è una pressione crescente contro questo regime da parte di rivenditori, consumatori e creatori di contenuti, che si stanno rendendo conto di come il sistema sia utile soltanto alle società di raccolta dei diritti. Per i rivenditori il sistema è complesso e siccome dovrebbero destreggiarsi tra una molteplicità di regole e di licenze, preferiscono non offrire i propri contenuti attraverso le frontiere. E se i creatori di quei contenuti vogliono che le loro opere raggiungano un pubblico più ampio possibile si rivolgeranno naturalmente alle grandi società di raccolta dei diritti, il che svantaggia le piccole società e quindi preclude una effettiva concorrenza. Questa limitazione della concorrenza ci porta ai consumatori, i quali alla fine sono coloro che letteralmente pagano per questo, cioè a tariffe più alte come riflesso degli oneri burocratici di un sistema attualmente complesso.

E, infatti, ci sono i primi segnali che il sistema delle licenze territoriali nazionali cominci a scricchiolare: CELAS è la prima joint venture tra la multinazionale discografica EMI, la società di raccolta dei diritti tedesca GEMA e la società per i diritti degli esecutori musicali del Regno Unito (Mechanical Copyright Protection) che offre diritti pan-europei. Il fatto che il sistema stia cominciando a crollare è ulteriormente confermato dai risultati delle più recenti discussioni nella Tavola rotonda del commercio elettronico ospitate dalla Commissione Europea. In questi dibattiti per esempio la società di gestione collettiva francese SACEM ha ammesso la necessità di una licenza musicale per tutta l'Area Economica Europea nell'ambiente online. Anche EMI è pronta ad affidare a dei gestori di diritti l'offerta del proprio repertorio per l'intera Area Economica Europea, mentre Apple riconosce di essere in grado di licenziare diritti su base multi-territoriale da editori e da società di raccolta dei diritti e potrebbe perciò rendere i propri contenuti disponibili a tutti i consumatori europei, inclusi i Paesi dove iTunes al momento non è disponibile.

Ovviamente la questione è molto complessa, non solo per il numero di stakeholder coinvolti ma anche per la necessità di preservare la diversità culturale e di mantenere l'equilibrio tra due necessità: da un lato fornire il giusto riconoscimento al lavoro degli artisti e dall'altra offrire ai consumatori la possibilità di ottenere contenuti in tutta Europa, indipendentemente dal Paese in cui ci si trova, e a prezzi abbordabili. Ci sono stati molti progressi in questo dibattito: mentre qualche anno fa sembrava impensabile avere licenze pan-europee, ora i vantaggi di un sistema a "sportello unico" stanno diventando sempre più visibili e sono sostenuti da più parti. Sono fiduciosa che alla Commissione riusciremo a dar seguito a queste decisioni con diversi stakeholder (portatori di interessi) e a presentare proposte concrete per la fine dell'anno. Una di queste potrebbe essere la modernizzazione della direttiva UE sulle comunicazioni via cavo e via satellite.

Altroconsumo. Ormai da troppo tempo le differenti parti in causa sono impegnate in un acceso dibattito che, guardando al futuro con gli occhi del passato, impedisce di scorgere nitidamente la convergenza di interessi che potrebbe realizzarsi tra autori e consumatori di prodotti e servizi culturali in un mercato digitale più rispettoso delle aspettative dei consumatori, equo, sostenibile e innovativo. Lei condivide l'idea che la sfida che abbiamo di fronte oggi va ben al di là della pur evidente necessità di combattere la c.d. pirateria digitale e multimediale e che consiste, invece, nel trovare una via condivisa per riportare alla normalità delle cose un settore di mercato che da tempo si è perso per strada, che fatica ad innovarsi salvaguardando le formidabili opportunità rappresentate da Internet in termini di sviluppo della libertà di informazione, partecipazione democratica ed efficienza del mercato?

Viviane Reding. Era il gennaio del 2008 quando nella sua Comunicazione sui contenuti creativi online la Commissione Europea ha riconosciuto che la pirateria digitale era uno dei molti problemi del settore. È per questo che ho invitato più volte personalmente le associazioni di consumatori a partecipare alla piattaforma degli stakeholder che è seguita a questa comunicazione per portare la prospettiva dei consumatori in questa questione così delicata. Sono contenta che Altroconsumo, per mezzo del BEUC, abbia risposto a questo invito e abbia offerto il suo punto di vista. Spero che altri attori seguiranno questo esempio per condividere le loro opinioni con la Commissione Europea quando inizieremo un dibattito più ampio sul futuro dei contenuti digitali nella seconda metà di quest'anno. Per dare inizio al dibattito, la Commissione intende pubblicare a settembre una Comunicazione strategica sui contenuti online.

I policy-makers, ossia coloro che prendono le decisioni in Europa dovrebbero riconoscere l'immenso potenziale di internet in termini di sviluppo della libertà di informazione, di partecipazione democratica e di rafforzamento del nostro Mercato Unico. La piattaforma dei contenuti creativi online e tutte le altre iniziative intraprese dalla Commissione hanno sempre cercato di trovare questo approccio condiviso nel mercato dei contenuti online.

Altroconsumo. Il lancio dell'Agenda Digitale appare un passo importante nella giusta direzione, al fine di conoscere meglio l'iniziativa ci potrebbe dire quanto sono importanti le seguenti questioni dal suo punto di vista?

Altroconsumo. Riconoscere, rispettare e, infine, promuovere i diritti digitali dei cittadini alla libertà di manifestazione del pensiero anche attraverso strumenti telematici e a rigettare ogni forma di censura preventiva delle piattaforme web

Viviane Reding. Penso che la eYouGuide e l'Agenda Digitale che ho elaborato e presentato con la mia collega la Commissaria Kuneva, che è responsabile per i consumatori, sia un'ottima risposta a questa domanda: per noi la promozione dei diritti digitali dei consumatori è cruciale e la consideriamo una priorità assoluta.

Altroconsumo Consentire che i benefici, anche in termini economici, derivanti dallo sviluppo delle nuove tecnologie, siano condivisi con i consumatori. E salvaguardare il principio della neutralità della Rete anche e soprattutto nella prospettiva di evoluzione tecnologica dettata dalla realizzazione delle reti di nuova generazione

Viviane Reding. All'interno del mercato, la convergenza sta rendendo sempre meno netti i confini tra telecomunicazioni, apparecchi elettronici, media e aziende internet. Le società di telecomunicazioni e gli operatori via cavo stanno accorpando in maniera crescente TV, internet e la telefonia fissa e mobile ('quadruple play'). I nuovi media e le aziende internet distribuiscono contenuti per il download o si stanno muovendo in direzione della fornitura di servizi per la comunicazione mobile. Con lo spostarsi e il fondersi di questi mercati occorre essere vigili per accertarsi che la concorrenza resti effettiva.

È con questo scenario di fondo che sono state avanzate preoccupazioni sulla necessità di preservare la neutralità della rete con l'evoluzione di internet. Le nuove tecniche di gestione delle reti rendono possibile la prioritarizzazione del traffico. Gli operatori possono usare questi strumenti per ottimizzare il traffico e garantire una buona qualità del servizio in un momento di domanda in aumento e nella crescente congestione della rete in orari di punta. C'è però il rischio che la gestione del traffico possa portare a pratiche anti-competitive come la prioritarizzazione ingiusta di un certo tipo di traffico, oppure il suo rallentamento e, in casi estremi, il suo blocco. Credo fermamente nella necessità di tenere internet aperto alla concorrenza, all'innovazione e alla scelta del consumatore evitando che gli utenti vengano vincolati a certi servizi o prodotti. Questa convinzione, condivisa dal Parlamento Europeo e da molti Stati Membri dell'UE, ci ha portato a includere delle proposte che evitano questo tipo di pratiche nella riforma delle regole delle telecomunicazioni proposte dalla Commissione Europea a novembre del 2007. Mi aspetto che il Consiglio dei Ministri UE e il Parlamento aprano la strada per l'adozione di questa importante riforma nei prossimi mesi.

Altroconsumo. Cercare seriamente soluzioni innovative nel contesto del mercato digitale per bilanciare i diversi interessi dei titolari dei diritti sulle opere e dei consumatori prevedendo che talune utilizzazioni che non recano pregiudizio ai diritti dell'autore siano libere ovvero fruibili senza l'esigenza di una preventiva autorizzazione

Viviane Reding. Nel contesto del Libro Verde della Commissione sul Copyright nell'Economia della conoscenza, abbiamo aperto una discussione sull'opportunità di creare un'eccezione per lo user-created-content (contenuti creati dagli utilizzatori) o una limitazione al copyright. La Commissione riassumerà i risultati della consultazione pubblica e sono fiduciosa che molto presto la Commissione troverà una soluzione innovativa ed equilibrata che punti a rimuovere gli ostacoli e a promuovere la creatività degli utenti di internet. Nel contesto delle nostre valutazioni per la strategia i2010 e il suo futuro, stiamo portando avanti una riflessione su come promuovere un web più partecipativo. La Commissione presenterà le sue proposte per una strategia post-i2010 nei prossimi mesi.

Altroconsumo. Promuovere nuovi modelli di business per rendere praticabili, concorrenziali e appetibili offerte legali di contenuti sul web spingendo sui volumi e abbassando i prezzi a livelli accettabili tenuto conto del minor costo di distribuzione e promozione attraverso il canale Internet ove si limitino, o meglio si eliminino, anche alcune obsolete funzioni di intermediazione delegate in esclusiva alle collective societies e che il sistema dell'equo compenso introdotto nell'era pre-digitale è un meccanismo grossolano e approssimativo in quanto: non è basato sull'effettivo danno cagionato ai detentori dei diritti dalla copia privata ma su semplici presunzioni; non tiene in alcuna considerazione l'esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato dalle licenze; non è sufficientemente trasparente.

Viviane Reding. Questa è senz'altro una materia complessa e non molto trasparente. Dal 2001 abbiamo in Europa una direttiva sul diritto d'autore nella società dell'informazione. Tuttavia, per quanto riguarda le copie private, questa direttiva al momento lascia a ciascuno Stato Membro la libertà di decidere se e a quali condizioni vuole acconsentire alla copia privata. Il risultato è una evidente frammentazione di regole, e in effetti attualmente sono in vigore 27 differenti regimi nazionali. Nella maggior parte dei paesi UE si possono fare copie digitali per uso privato ma il numero di copie come anche il concetto di "uso privato" variano da paese a paese. In alcuni paesi, come il Regno Unito e l'Irlanda, è proibito fare anche una sola copia di un file coperto dal diritto d'autore per uso privato. Per dare certezze ai consumatori su ciò che possono e non possono fare, abbiamo quindi bisogno di una definizione chiara e armonizzata delle eccezioni e delle limitazioni del copyright.

Con il Libro Verde sul diritto d'autore nell'economia della conoscenza la Commissione Europea ha già aperto la discussione sulla necessità di una nuova eccezione al copyright per il contenuto generato dagli utenti, che consentirebbe l'uso dei contenuti attualmente protetti da copyright per creare lavori nuovi o derivati. Il processo di consultazione pubblica si è concluso e penso che prepareremo proposte di misure concrete per la fine di quest'anno.

Una possibilità di affrontare il problema è quella di avere un solo strumento legislativo (per esempio una direttiva sul web partecipativo) che adatti il regime di copyright corrente alle specificità dell'ambiente digitale tenendo in considerazione la natura partecipativa del web. Questo strumento potrebbe essere usato anche per adattare altre leggi UE al futuro internet partecipativo.

Altroconsumo. Garantire che i contenuti audiovisivi in digitale siano posti a disposizione del pubblico attraverso Internet contestualmente alla loro messa in circolazione nei circuiti tradizionali a condizioni economiche competitive con modalità idonee a consentirne una fruizione a prescindere dalla disponibilità di uno specifico device di riproduzione e/o dal ricorso ad uno specifico software;

Viviane Reding. L'interoperabilità e gli standard comuni sono cruciali per i consumatori e per le imprese nell'ambiente digitale. I consumatori di contenuti digitali dovrebbero poter fruire del file che hanno acquistato in qualunque momento da ovunque e su qualunque piattaforma. Abbiamo bisogno di maggiore trasparenza circa l'interoperabilità dei sistemi di gestione dei diritti digitali (DRM) perché questo porterà a una maggiore concorrenza e in ultima analisi sarà il consumatore a decidere sul futuro di modelli di business restrittivi. In questo senso possiamo già osservare che l'offerta legale di contenuti liberi da DRM è in rapido aumento.

Altroconsumo. Garantire, anche in caso di presunta violazione del diritto d'autore, i principi del giusto processo davanti a un giudice, del contraddittorio, della privacy e, più in generale, della tutela dei dati personali dei cittadini e rigettare l'introduzione di misure relative all'accertamento delle violazioni e/o alle sanzioni dei diritti di proprietà intellettuale disposte da autorità non giurisdizionali (Ministro dell'Interno, Questore o eventuali nuove Autorità governative). Rigettare l'introduzione di sanzioni per violazione del diritto d'autore - peraltro senza l'intervento di un giudice, come nel caso della legge Hadopi in Francia - consistenti nella sospensione di ogni contratto di connessione alla rete Internet e conseguente privazione della libertà di accesso e utilizzo della rete stessa, di informazione del consumatore e del suo diritto a interagire con la Pubblica amministrazione ed esercitare i propri diritti civili e politici attraverso lo strumento telematico

Viviane Reding. Fin dal principio dell'intera discussione sulla proposta francese Hadopi, nel 2008, il cosiddetto metodo dei "tre ammonimenti e sei fuori", mi sono rifiutata di promuovere un tale sistema a livello europeo. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e della creatività artistica da una parte e il ruolo di internet nel promuovere importanti diritti fondamentali come la libertà di espressione e di informazione - diritti fondamentali che già si ritrovano in ognuno dei sistemi legali nazionali degli Stati Membri. E io credo che la legge Hadopi non sia riuscita a trovare questo equilibrio. È anche per questo che la Commissione ha accettato, nel novembre 2008, un emendamento del Parlamento Europeo al pacchetto telecomunicazioni volto a stabilire che la libertà di espressione e di informazione include, anche a livello UE, l'accesso a internet, e che l'interruzione di questo accesso può essere autorizzata solo da un tribunale. La Commissione ha preso posizione nel senso di ribadire che questo emendamento del Parlamento sul pacchetto telecomunicazioni non cambia la situazione legislativa degli Stati Membri ma serve come utile riaffermazione dei principi fondamentali nel sistema legislativo dell'UE e dei suoi Stati Membri.

Mi fa quindi piacere vedere che ora la Corte Costituzionale francese abbia stabilito che la legge Hapodi rappresenta una violazione di diritti fondamentali, definiti in base alla Costituzione francese, confermando in tal modo la posizione della Commissione: non c'è alcun conflitto tra l'ordinamento costituzionale francese e una direttiva europea che ribadisca che la libertà di espressione include anche la libertà di dar voce alle opinioni e ricevere informazioni via internet, e che questa libertà può subire una restrizione solo dietro autorizzazione di un tribunale.

Altroconsumo. Anche in considerazione del fatto che il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza in seconda lettura il pacchetto telecomunicazioni che sancisce i principio dell'accesso ad Internet tra i diritti fondamentali del cittadino, colmare invece il persistente digital divide garantendo nel tempo più rapido possibile una connessione a banda larga ad ogni cittadino europeo attraverso un vero e proprio piano strategico e di sistema necessario a fare compiere il salto di qualità verso le reti di nuova generazione nel rispetto dei principi della libera concorrenza e della protezione dei consumatori.

Viviane Reding. Come Commissario europeo delle telecomunicazioni, il mio motto è sempre stato "Banda larga per tutti gli europei" entro il 2010 perché l'accesso a banda larga è di crescente importanza per i servizi essenziali agli individui, alle imprese e allo sviluppo economico delle regioni. La mancanza di accesso o l'incapacità a usarlo potrebbero perpetrare discriminazioni esistenti o creare nuove divisioni. A sua volta nessuna azienda investirà in una regione dove non c'è possibilità di collegarsi a internet. Sono contenta di vedere che ora tutti gli Stati Membri si sono impegnati a raggiungere il 100% di copertura della banda larga tra il 2010 e il 2013.

I capi di Stato e di Governo degli Stati Membri dell'Unione durante il Consiglio europeo di primavera di quest'anno si sono detti favorevoli alla proposta della Commissione di stanziare 1,02 miliardi di Euro di fondi per lo sviluppo rurale a progetti di infrastrutture a banda larga in aree remote e rurali - questo fa parte del piano di ripresa economica presentato a novembre 2008. Gli Stati Membri sono stati invitati a presentare le misure che intendono mettere in atto per dare impulso alla copertura a banda larga. La Commissione nel disvelare la sua 'Strategia Broadband' entro la fine del 2009, definirà le principali sfide che l'Europa deve affrontare per essere equipaggiata con una moderna infrastruttura a banda larga e le azioni da intraprendere immediatamente per velocizzare la transizione verso l'internet a banda larga ad alta velocità.

Per ultimo, ma non meno importante, venerdì scorso insieme alla mia collega la Commissaria Kroes, responsabile per la concorrenza, abbiamo avviato una consultazione pubblica sulla Raccomandazione concernente le reti d'accesso di prossima generazione (NGA). Una volta che la Raccomandazione sarà adottata - mi aspetto che ciò avvenga entro la fine del 2009 - darà al settore delle telecomunicazioni la certezza giuridica di cui c'è bisogno per gli ingenti investimenti necessari alla costruzione dell'infrastruttura in fibra ottica per i servizi internet a banda larga ad alta velocità, assicurando al contempo che i concorrenti abbiamo effettivo accesso alle reti NGA.


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