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Anche l’Italia ha il suo “datagate”

01 agosto 2013
Anche l’Italia ha il suo “datagate”

01 agosto 2013

Grazie a un decreto passato poco prima dalla fine del Governo Monti, i nostri servizi segreti ora possono raccogliere informazioni su di noi, da operatori pubblici e privati, senza il nostro consenso. Abbiamo chiesto spiegazioni al Garante della Privacy.

L’hanno chiamato il “datagate italiano”. Un decreto passato alla chetichella, senza approvazione da parte del Parlamento e a tre giorni dalla fine del governo Monti, consente ai nostri servizi di intelligence l’accesso diretto alle informazioni personali contenute nelle banche dati di operatori pubblici (per esempio, l’Agenzia delle entrate) e privati (per esempio, gli operatori di telecomunicazioni), senza alcuna autorizzazione preventiva da parte del magistrato. Ciò avrebbe provocato, nei primi sei mesi di quest’anno, trecentomila accessi nelle banche dati da parte dei servizi di sicurezza nostrani, in nome di presunti motivi legati alla “sicurezza nazionale”.

Il Garante ci spieghi

Abbiamo presentato un reclamo al Garante della privacy: vogliamo sapere perché, su un tema così delicato come quello delle informazioni personali, il governo non abbia voluto sentire il suo parere prima di dare il via al decreto; vogliamo verificare che gli accessi alle informazioni siano stati effettuati nel rispetto della protezione dei dati personali. Abbiamo inoltre chiesto al Garante di far sentire la sua voce al Parlamento nel caso ritenga che le modalità di approvazione del decreto possano aver violato i diritti costituzionalmente garantiti riguardanti l’identità personale dei cittadini.


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