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Internet e social network, alcune psicopatologie

25 febbraio 2010

25 febbraio 2010

Viviana Di Giovinazzo - Università degli Studi di Milano-Bicocca

I nuovi strumenti di comunicazione rappresentano un indubbio progresso. Fonte e veicolo di informazioni, essi ampliano l'accesso a elementi utili alla scelta dei prodotti, anche se non sempre la agevolano. Nel caso di Internet, a un aumento dell'offerta non segue necessariamente un aumento, bensì una diminuzione dell'utilità del consumatore, intesa come livello di benessere percepito.

Diverse indagini sono state compiute sugli effetti dell'uso di Internet con risultati spesso contraddittori. Alcune esaltano le numerose opportunità che si aprono con l'accesso al World Wide Web, altre richiamano l'attenzione sulle altrettanto numerose insidie che si celano dietro tali opportunità. I giudizi più allarmanti si concentrano nei primi anni di diffusione rete (1995-2001). Gli psicologi che hanno condotto le ricerche in tale periodo rilevano una diminuzione del benessere psicofisico delle persone che utilizzano la rete. Per accertare la presenza di psicopatologie da abuso di Internet, la psicologa Kimberly Young ha chiesto a 496 utenti di rispondere ad un questionario in forma anonima basandosi sugli stessi criteri impiegati per la diagnosi dell'ossessione del gioco e dell'alcolismo. Dai dati è emerso che una percentuale allarmante (80%) di utenti era affetta da dipendenza da Internet. Internet addiction, Compulsive online gambling (gioco d'azzardo compulsivo online), Compulsive Online Shopping(shopping compulsivo online), Information overload by Cognitive Overdose (overdose cognitiva da sovraccarico informativo) sono le malattie psicopatologiche più frequentemente diagnosticate dai ricercatori, che sembrano colpire la salute e il portafoglio degli utenti. Affliggono i soggetti che trascorrono su Internet più di 40-50 ore alla settimana fino a trascurare gli affetti familiari, le relazioni sociali, il lavoro, e persino la cura della propria persona. Le persone colpite manifestano tendenze fobiche nei confronti della vita sociale, depersonalizzazione, distacco ed estraneazione da se stessi fino alla perdita del contatto con la realtà (c.d. fenomeno degli otaku).

Lo psicologo David Lewis ha individuato la presenza di una connessione significativa tra il sovraccarico informativo e lo stress psicologico delle persone. Più in generale, per ciascuna patologia, i ricercatori concludono che le facoltà cognitive necessarie per selezionare e processare le informazioni rilevanti vengono talmente sovraccaricate da non impedire solo di operare la scelta più opportuna ma, in casi estremi, di operare una scelta qualsiasi. Il fenomeno è apparso talmente diffuso anche tra i consumatori che acquistano prodotti online da indurre gli psicologi a delineare le caratteristiche di una nuova sindrome, la c.d. "Information Fatigue Syndrome".

All'overdose cognitiva da eccesso informativo è direttamente collegabile il c.d. "Attention Deficit Disorder". Il disturbo colpisce i bambini che vengono continuamente esposti agli stimoli prodotti quando navigano o giocano su Internet. Questa disfunzione provoca una drastica riduzione degli intervalli di attenzione e, di conseguenza, del rendimento scolastico proprio nei soggetti più recettivi, dunque potenzialmente più intelligenti.

Studi più approfonditi hanno tuttavia accertato che, in molti casi, Internet non è la causa ma la conseguenza di una diminuzione del benessere psicofisico delle persone. Gli psicologi hanno accertato che l'uso eccessivo di Internet è frequentemente connesso a psicopatologie preesistenti, come solitudine, depressione, disturbi compulsivi, per i quali rappresenta un mero catalizzatore. Facebook, il social network fino ad oggi più diffuso nella rete, è nato dall'idea di uno studente americano per combattere la solitudine e cercare nuovi amici all'interno del campus dell'Università dove si era appena iscritto.

Le ricerche condotte dagli psicologi soprattutto a partire dal 2001, rilevano, invece, un incremento del benessere psicofisico connesso all'utilizzo di Internet. In particolare, i dati associano l'uso della rete ad un ampliamento, mantenimento e consolidamento delle relazioni sociali (si pensi a parenti e amici lontani), ad una crescita del coinvolgimento civico e della partecipazione nel dibattito politico. Le elezioni presidenziali americane del 2008 hanno visto una sensibile crescita di Internet all'interno dell'arena politica, segnando la nascita di un tipologia di attivisti online; oltre la metà della popolazione votante statunitense sembra essersi servita della rete per raccogliere informazioni, o per partecipare direttamente alla campagna elettorale. Diversi utenti ritengono che la rete liberi dall'informazione parziale, legata a logiche della maggioranza proprie della "vecchia televisione". Per ciò che concerne la dimensione commerciale, Facebook si è aperto alle aziende. Le pagine sono state create proprio per promuovere marchi e prodotti; grazie a tali ed analoghe iniziative il consumatore che acquista online si trova nella facoltà di scegliere tra una gamma pressoché infinita di beni e servizi, scoprirne di nuovi, ottenere informazioni e i pareri espressi da altri consumatori, confrontare prezzi con un notevole risparmio di tempo ed energie.

Qual è il motivo di posizioni così radicalmente diverse nella letteratura scientifica di settore? La rete genera nuove psicopatologie, oppure Internet è semplicemente uno dei loro mezzi di espressione? Una spiegazione di questi quesiti può essere individuata nello stato di evoluzione del World Wide Web. La cascata di commenti immessi a migliaia da Blog anonimi, gli scherzi frivoli di tanti video caricati su Youtube, l'enciclopedia del sapere riscrivibile su Wikipedia, conducono ad un lento ma progressivo appiattimento e ad un'opinabilità di contenuti che inquinano la genuinità e la qualità dell'informazione. Per sfruttare il vantaggio informativo della rete senza cadere nei tranelli che si celano dietro i suoi canali, l'utente e consumatore deve disporre un forte senso critico individuale, uno dei pochi prodotti che non è possibile mettere in vendita.


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