News

Posta indesiderata: che fare?

13 aprile 2017
spam

13 aprile 2017
Troppe email ci intasano la casella di posta elettronica? Nella metà dei casi si tratta di spam: ecco come riconoscerlo e combatterlo. In altri casi si tratta però di mail pubblicitarie inviateci perché siamo stati noi stessi ad aver lasciato i nostri dati con troppa leggerezza. Abbiamo lanciato un manifesto per sensibilizzare su questo problema.

In gergo tecnico si chiamano spam. Ne vengono mandati decine di miliardi ogni giorno; le stime variano, ma si ritiene che almeno il 50% delle email che circolano in rete siano messaggi di spam. La maggior parte è così assurda, fastidiosa, palesemente falsa, da sollevare il dubbio: è mai possibile che qualcuno risponda? Come può questa cosa convenire a chi li manda? La risposta sta nel fatto che inviare email ha, in pratica, un costo nullo. Se anche solo una persona su mille clicca sui link contenuti nel messaggio, inviando un milione di email ecco che il messaggio sarà andato a bersaglio mille volte. 

Riconoscere una email di spam

I gestori dei servizi di email hanno meccanismi per filtrare le email indesiderate. Ma prima di utilizzare i filtri, occorre imparare a riconoscere i messaggi di spam e sapere cosa fare e cosa non fare. Ecco qualche accortezza per riconoscere una mail di spam. 

  • Molti di queste mail sono spesso in inglese: se non hai contatti che di solito ti scrivono in inglese, già questo è un buon indizio. I messaggi in italiano sono spesso molto sgrammaticati, chiaro indizio dell’uso di un traduttore automatico. 
  • Se vi è descritta un’offerta troppo bella per essere vera, è per il motivo più semplice al mondo: non è vera.
  • Un’altra cosa su cui puntano questi messaggi è la paura. Può succedere, per esempio, che scrivano che il tuo conto corrente è sospeso. Sangue freddo: se proprio temi che ci sia qualcosa che non va, contatta la tua banca.
  • Il messaggio può arrivarti anche da un mittente noto (amici o aziende), anche se nella maggior parte dei casi lo spam arriva da mittenti sconosciuti: in realtà, falsificare il mittente di un’email è piuttosto facile (in gergo si chiama "spoofing"), quindi non basarti sul mittente per decidere se il messaggio è legittimo oppure no.
  • Infine, non rispondere alla email: non farai altro che confermare la validità del tuo indirizzo email e ricevere ancora più spam. Ma soprattutto non cliccare su eventuali link contenuti all’interno dell'email sospetta, sia per il motivo appena descritto sia perché potrebbero portarti su siti contenenti malware (virus). Quello che devi fare è segnalare l'email come spam, usando gli appositi pulsanti previsti da tutti i gestori dei servizi di posta elettronica. In teoria potresti anche limitarti a cancellare le email di spam nel solito modo in cui cancelli tutte le altre email, ma usare il pulsantino “Segnala come spam” è meglio, perché contribuisci ad “addestrare” il servizio a riconoscere le email indesiderate e migliorare il funzionamento dei filtri.

Controlla sempre

Talvolta può capitare che i filtri automatici dei programmi di posta elettronica siano troppo zelanti e mandino nella cartella "spam" anche messaggi legittimi. Ogni tanto dai un’occhiata in questa cartella per vedere che non ci siano finiti messaggi legittimi, soprattutto se stai aspettando una email importante che qualcuno ti assicura di averti mandato.

I nostri consigli

Anche se si è in grado di riconoscere una mail di spam al primo colpo, spesso non si sa come evitare che la nostra casella di posta trabocchi di posta indesiderata. Tuttavia qualche trucco per arginare il problema si può mettere in pratica:  

  • Distingui tra spam e messaggi indesiderati. Non tutta la posta elettronica indesiderata è catalogabile come spam. In molti casi si tratta di comunicazioni da siti a cui ci siamo registrati oppure di newsletter a cui ci siamo iscritti tempo addietro, ma che oggi non ci interessano più. In questo caso, a differenza dei messaggi di spam veri e propri, si può cliccare sull’apposito link che compare in fondo alle newsletter e che permette di non ricevere più comunicazioni. Non avere alcuna remora a utilizzarlo: se cambi idea, puoi sempre tornare su quel sito e registrarti di nuovo. E se il link in fondo alla newsletter non c’è? Allora sì, cancellalo o segnalalo come spam.
  • Impara a usare filtri e cartelle. È possibile impostare i programmi di posta elettronica in modo che eseguano automaticamente alcune azioni sulle email ricevute. Per esempio, puoi creare un filtro che automaticamente sposta i messaggi provenienti da un certo sito in un’apposita cartella.
  • Usa due mail. Meglio creare due indirizzi mail e usare il principale solamente per le comunicazioni importanti: lavoro, amici, familiari e siti più importanti. Tutte le altre volte che ti viene chiesto l’indirizzo di posta elettronica, per esempio per registrarvi a siti poco conosciuti, usa l'indirizzo email secondario.
  • Cambia email. Se nonostante tutti questi accorgimenti, la tua email continua a essere intasata da messaggi indesiderati, è il momento di cambiare indirizzo. Crea un nuovo indirizzo presso un nuovo gestore (noi consigliamo Gmail) e imposta nel vecchio indirizzo una risposta automatica che segnala che hai cambiato email.

I miei dati contano

Come abbiamo visto, oltre allo spam nella nostra casella di posta spesso troviamo mail pubblicitarie o newsletter che non ricordiamo di aver mai richiesto. Tuttavia nella maggioranza dei casi siamo stati proprio noi a dare questi dati alle aziende, iscrivendoci a servizi online, concorsi, fidelity card o banalmente spuntando con noncuranza il quadratino della privacy ogni volta che ci viene chiesto di scrivere il nostro indirizzo mail. I consumatori, spesso, non si rendono conto del fatto che le imprese usano i loro dati, né conoscono le finalità per cui li utilizzano. La maggior parte delle volte non hanno dato il proprio consenso per la raccolta dei dati, o quantomeno un consenso consapevole.

Per questo motivo abbiamo lanciato un manifesto per sensibilizzare utenti e istituzioni sull’importanza dei dati personali e sul valore che questi hanno sul mercato.

Sottoscrivi anche tu il manifesto “I miei dati contano"


Stampa Invia