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Zopa e il no di Bankitalia

01 settembre 2009

01 settembre 2009
La “bomba” è esplosa il 10 luglio scorso, quando Zopa ha ricevuto la notifica del decreto emanato dal ministero dell’Economia su indicazione della Banca d’Italia con il quale la società è stata cancellata dall’elenco degli intermediari finanziari. Il motivo è presto detto: Zopa avrebbe fatto raccolta di pubblico risparmio e non semplice intermediazione di pagamenti. Il punto in questione è il meccanismo usato per concedere i prestiti: il denaro dei finanziatori transita e giace sul Conto Prestatori Zopa in attesa di uscire in prestito e questo, secondo la banca centrale, è attività di raccolta di risparmio per la quale la società non aveva l’autorizzazione.

 

Attività non consentite
Avevamo già denunciato questi e altri problemi nel 2008 e Bankitalia non ci aveva dato ascolto. Ora però qualcosa è cambiato nelle valutazioni di via Nazionale, che ha evidenziato come i soldi dei clienti transitassero su conti correnti bancari a lei intestati (diventava dunque proprietaria del denaro) per poi girarli ai richiedenti (il tempo medio di deposito era di 45 giorni).
Le proposte fatte da Zopa per arginare il problema non hanno convinto via Nazionale, che dunque ha revocato l’autorizzazione ad operare. Da segnalare che la procedura di cancellazione era stata avviata il 4 febbraio e che dunque la società aveva avuto ben più di cinque mesi per risolvere la questione.
Che cosa succede adesso? Anzitutto Zopa ha sospeso la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi prestatori. La società comunque garantisce la gestione di tutti i flussi di pagamento relativi a finanziamenti già erogati e le attività di recupero credito. Sono state invece annullate le richieste di prestito che Zopa stava ancora valutando.

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