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Fujifilm Finepix Real 3D W1: la fotocamera 3D non convince

11 agosto 2011

11 agosto 2011

Fotocamera Fujifilm Finepix Real 3D W1: i limiti sono tanti così come i difetti.

Ormai nelle sale cinematografiche spopolano i film in 3D. Ma pochi sanno che la fotografia tridimensionale era già stata sperimentata durante la seconda metà del 19° secolo. È di questo periodo infatti il primo apparecchio fotografico stereoscopico, dotato di due obiettivi. Al medesimo principio s'ispira oggi la fotocamera Fujifilm Finepix Real 3D W1, ma i limiti sono tanti così come i difetti. Noi l'abbiamo pagata 529 euro direttamente da Fujifilm. Viene offerta anche in abbinamento con cornice digitale 3D a 899 euro.

Due obbiettivi
Sono tanti gli aspetti che ci hanno colpiti quando abbiamo provato questo particolare modello. Tanto per cominciare, come sui prototipi del secolo scorso, il doppio obbiettivo. Più precisamente un obiettivo per ogni occhio, con un intervallo di 77 mm (ovvero la tipica distanza tra gli occhi umani) e un piccolo flash. Il problema, in questo caso, è che l'obbiettivo di destra è montato proprio a ridosso del bordo: non è difficile pertanto rischiare di metterci sopra un dito durante uno scatto.

Risoluzione da smartphone
Venendo ai dati tecnici, l'apparecchio è fornito di uno zoom ottico da 3x e ognuno dei due obbiettivi possiede una risoluzione massima di 3.648 x 2.736 pixel: la qualità delle lenti non è eccezionale e può essere paragonata a quella delle fotocamere montate sugli smartphone). È possibile anche registrare video, anche stereoscopici, ma con una risoluzione che scende a 640 x 480 pixel. Quanto alle fotografie, i risultati ci sono apparsi piuttosto modesti. Gli obiettivi sono protetti da uno spesso copriobiettivo: facendolo scivolare verso il basso si accende automaticamente la macchina fotografica.

Da notare l'assenza di un mirino ottico che costringe l'utente a inquadrare tramite lo schermo lcd. Schermo che invece ha la caratteristica di consentire la visione istantanea delle immagini stereoscopiche senza dover utilizzare i soliti occhiali 3D.

3D sì, ma a certe condizioni
Lo schermo lcd nella parte posteriore dell'apparecchio utilizza un sistema di barriere di parallasse per comporre l'immagine 3D. Ciò significa che, davanti allo schermo classico, ne è stato montato un secondo con una serie di microscopiche bande nere verticali: in pratica si comportano come i fini denti di un pettine che permettono di vedere l'immagine solo da una certa angolazione. Se osservate quindi la fotografia a una buona distanza, diritti davanti allo schermo, otterrete l'effetto 3D. Il sistema stereoscopico funziona dunque solo a certe condizioni.

Grossi limiti
Con questo sistema l'apparecchio non può essere mai tenuto in verticale (come si fa di solito per fare i ritratti); i due obiettivi devono sempre restare paralleli agli occhi. Problemi anche per i primi piani. Contrariamente a l'occhio umano, il sistema stereoscopico di questa macchina non è in grado di far convergere gli obbiettivi su persone e oggetti situati molto vicino. Riuscirete a fare una buona foto solo di soggetti posti ad almeno 2 o 3 metri (meglio se distanti anche 4 o 5 metri).

Ancora mal di testa
Vista la scomodità di vedere le foto in 3D direttamente dal display, Fuji ha messo in commercio una speciale cornice digitale (Fujifilm V1) per vedere con calma e in un secondo momento le foto tridimensionali scattate con questa macchina. Tuttavia il formato delle foto non è dei più comuni (.mpo), un formato relativamente nuovo che dovrete dunque convertire (in qualche formato più comune) per potere visualizzare le vostre fotografie ad esempio su un pc (perdendo però l'effetto 3D).

Infine, l'ultimo (ma non meno importante) problema che abbiamo riscontrato riguarda una certa sensazione di stanchezza agli occhi e di leggero mal di testa lamentata da buona parte di coloro che l'hanno utilizzata (anche per brevi periodi); una situazione analoga a quella che abbiamo riscontrato durante le nostre prove sui primi televisori 3D che abbiamo descritto sul numero di giugno di Altroconsumo (AC 238).


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