Come scegliere il monitor per il pc

Lavorare da casa può rivelarsi più facile del previsto se hai un monitor che può sopperire alle dimensioni ridotte dello schermo di un pc portatile ed evitarti di sforzare inutilmente gli occhi. Scopri quali sono le caratteristiche più importanti che un monitor deve avere per esserti davvero utile.

Le caratteristiche del monitor

A causa dell’emergenza dovuta al diffondersi del Coronavirus molti lavoratori, in Italia e nel mondo, sono costretti a lavorare in smart working dalle proprie abitazioni. In alcuni casi può capitare che lo schermo del pc non sia abbastanza grande per evitare di affaticare gli occhi e per soddisfare le tue esigenze lavorative, di conseguenza dovrai procurarti uno schermo più grande o, in alternativa, collegare il pc alla televisione. Collegare il pc a un monitor è la soluzione più ovvia, ma come orientarsi nella scelta del monitor?

Quando scegli un monitor è importante che tu tenga presente l'uso che ne farai. Ti serve per lavoro? Per i videogiochi? Per utilizzare il fotoritocco? A seconda della destinazione d'uso, certe qualità risulteranno più importanti di altre. Vediamo di seguito quali sono le caratteristiche secondo le quali un monitor viene classificato e definito, tenendo sempre presente che, se i dati sono dichiarati dal produttore, i parametri potrebbero essere fuorvianti. Spesso infatti si tratta di valori massimi teorici o misurati in condizioni di laboratorio, lontane da quelle dell’uso quotidiano.

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Dimensioni

La diagonale è la dimensione dello schermo, espressa come la distanza fra l'angolo inferiore sinistro e l'angolo superiore destro. Maggiore è la diagonale, più grande è lo schermo:

  • I notebook più compatti, sono poco più grandi di un tablet e contano 11-12 pollici.
  • I cosiddetti desktop replacement arrivano fino ai 17-18 pollici e sono i portatili più grandi e pesanti, ma anche più potenti e vicini a un pc da scrivania.
  • Per i monitor da tavolo invece, le misure più comuni oggi sono 21-22", 24" e 27”.

Il fattore di forma dello schermo

La proporzione fra larghezza e altezza dello schermo è il fattore di forma dello schermo. Originariamente era pari a 4:3, che era anche lo stesso fattore di forma delle televisioni. Quando poi le tv sono diventate “widescreen”, i monitor per pc hanno seguito la tendenza adottando il fattore di forma 16:9. Si trovano però anche monitor in 16:10 e in 3:2, ovvero con una dimensione verticale maggiore: questo perché per il lavoro di ufficio e il fotoritocco, i comuni schermi widescreen sono talvolta considerati troppo schiacciati e non permettono di sfruttare al meglio lo spazio a disposizione.

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Qualità dell’immagine: la risoluzione

L’immagine digitale è composta da una matrice di punti luminosi, detti pixel, organizzata sui due assi cartesiani (altezza e larghezza). Quanto più alta è la risoluzione, tanto più definite appariranno le immagini, tuttavia è vero anche che se il monitor è piccolo, testi ed icone risulteranno difficili da leggere. Una risoluzione molto comune al giorno d’oggi è la cosiddetta “Full HD”, ovvero 1920x1080 pixel. Sui monitor dei portatili, specie quelli di fascia alta, è molto comune avere schermi con risoluzioni più elevate, ma che rendono difficile la lettura a meno di non ingrandire i caratteri. Per questa ragione, se una persona usa il portatile per lavoro, anche stando a 40-50cm dallo schermo, su un 14”-15” una risoluzione di 1600x900 è già adeguata, mentre una risoluzione FullHD risulta utilizzabile senza affaticare troppo la vista a partire da un 17”. Per i monitor da scrivania da 21”-24” la risoluzione FullHD è la norma ed è utilizzabile anche stando a 70-80cm di distanza dallo schermo. Risoluzioni maggiori cominciano ad essere utili nei monitor dai 27” in su per compiti di grafica, fotoritocco e CAD.

La luninosità del monitor

Espressa in “Candele per m²”, la luminosità diventa importante a seconda del contesto di utilizzo. In stanze bene illuminate, infatti, uno schermo poco luminoso potrebbe risultare illeggibile, specie se raggiunto direttamente dai raggi del sole (una condizione da evitare, ma talvolta è impossibile fare altrimenti, soprattutto con i portatili che possono essere usati ovunque). La luminosità può comunque essere regolata in modo da non risultare eccessiva o fastidiosa, in particolare per chi deve passare molte ore davanti allo schermo. Dovrebbe sempre essere tarata, agendo sulle impostazioni, alle condizioni ambientali. I valori tipici vanno da 200 a 400 cd/m². Dovendo acquistare un monitor, è preferibile sceglierne uno da almeno 250 cd/m².

Il contrasto

Il contrasto misura il rapporto di luminosità dello schermo fra bianco e nero. Non esiste un solo modo per misurarlo ed in passato i produttori dichiaravano valori irrealistici frutto di misurazioni di laboratorio in condizioni del tutto irreali. Valori tipici di contrasto per uno schermo moderno variano fra 400 e 1000. Un elevato valore di contrasto rende i caratteri dei testi maggiormente visibili e nitidi pertanto è una di quelle caratteristiche da tenere in considerazione quando si cerca uno schermo per lavorare.

La gamma cromatica

La gamma cromatica è un dato che viene riportato in percentuale. Una percentuale del 100% indica che il monitor è in grado di mostrare l'intera tavolozza dei colori definita secondo lo standard chiamato sRGB. Esistono monitor per grafica in grado di arrivare al 100%, ma il dato varia a seconda della tavolozza dei colori considerata (esistono diversi standard oltre al sRGB, quali ad esempio l'Adobe color gamut e il Rec.2020). Questo dato è importante solo per chi fa un uso professionale nel comparto della grafica e fotoritocco.

L'angolo di visione

Un limite tipico degli schermi a cristalli liquidi di tutti i tipi (LCD, TFT, LCD-LED, ecc) è che, al variare dell'angolo fra schermo e osservatore, cambia il contrasto e la capacità di riprodurre i colori in maniera fedele. Sebbene il problema sia più contenuto rispetto al passato, molti schermi, specie sui PC più economici, hanno un angolo di visione ottimale molto ristretto. Inoltre, l'angolo di visione sul piano orizzontale (spostandosi a destra e sinistra dello schermo) e verticale (alzando e abbassando lo sguardo) sono diversi e la limitazione sul piano verticale è spesso più severa che sul piano orizzontale.

Questa è una di quelle caratteristiche che andrebbe verificata a monitor acceso, prima dell'acquisto. Diventa importante soprattutto per i portatili. Durante l'uso in movimento infatti potrebbe non essere possibile aggiustare l'inclinazione dello schermo fino ad ottenere un angolo ottimale. Per gli schermi molto grandi è parimenti importante perché, essendo utilizzati da vicino, si potrebbe notare una differenza di uniformità fra centro e bordo dello schermo.

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Il tempo di risposta

Il tempo di risposta è il tempo necessario per un pixel di passare da spento (nero) ad acceso (bianco) e viceversa. Il tempo di risposta è espresso in millisecondi: minore è questo valore, più rapido è il monitor. I valori tipici vanno da 2 a 10 ms.

I primi pannelli LCD avevano tempo di risposta molto lunghi. Quando si faceva scorrere un testo, infatti, si vedevano scie sullo schermo dovute al fatto che i pixel non cambiavano il loro stato abbastanza velocemente. Un tempo di risposta lento non è un grande problema se non per i videogiochi, dove l'effetto scia diventa alla lunga molto fastidioso. Un valore pari a 4ms è considerato buono.

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La frequenza di aggiornamento

La frequenza di aggiornamento indica quante volte è possibile aggiornare lo schermo al secondo ed è indicata in Hz. Negli schermi a tubo catodico questo parametro era importante perché l'immagine doveva essere costantemente aggiornata per non renderla tremolante. Gli schermi LCD invece non hanno questo problema e la frequenza di aggiornamento indica solo il limite superiore di quanti fotogrammi al secondo possono essere visualizzati. Tutti i monitor in commercio supportano una frequenza di almeno 60Hz, sufficiente per qualsiasi compito.

Recentemente, fra i monitor destinati ai videogiocatori, si sta affermando il trend di offrire monitor con frequenze più elevate (120 e 144Hz) poiché sarebbero in grado di ridurre i tempi di risposta nei giochi d'azione.

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Le porte d’ingresso per connettersi al pc

Sarebbe auspicabile che i monitor da tavolo offrissero più di un sistema per connettersi al computer, in quanto, nel corso degli anni, si sono succedute diverse interfacce video che continuano tuttora a coesistere:

  • Connettore VGA, un vecchio sistema sempreverde. È una connessione analogica che ha debuttato oltre 30 anni fa ma è ancora ampiamente diffusa, tanto che molti computer continuano a supportarla accanto ad altri sistemi.
  • Connettore DVI, una connessione digitale molto diffusa sui desktop. È elettricamente compatibile con la connessione HDMI per quanto riguarda la parte video e basta un semplice adattatore per collegare un PC o un altro apparecchio dotato di interfaccia HDMI con un monitor dotato di ingresso HDMI.
  • HDMI, una connessione digitale che trasporta video e audio utilizzando un solo cavo. È il sistema più diffuso fra TV ed altri elettrodomestici bruni, diventato anche molto comune sui computer portatili in quanto il suo connettore piatto e stretto occupa lo stesso spazio di una porta USB. Il fatto che questa connessione porta anche l'audio può essere utile nel caso il monitor includa degli altoparlanti. Esistono differenti revisioni di questo standard che permettono di supportare risoluzioni e frequenze di aggiornamento più elevate o un maggior numero di colori: raccomandiamo che il monitor supporti lo standard HDMI 1.4 o superiore.
  • DisplayPort, il più recente standard adottato dai costruttori di computer che offre modesti vantaggi rispetto al HDMI ma non è così diffuso al di fuori dell'ambito informatico. È presente su alcuni portatili in una variante nota come "Mini DisplayPort" che utilizza un connettore più piccolo. Esistono degli adattatori per convertire un segnale DisplayPort in HDMI e viceversa.
  • Altre connessioni di limitata diffusione, esistono monitor con ingressi di tipo Thunderbolt (presenti sui Macbook) o USB-C.

Tv collegata al pc: un’alternativa al monitor

Se possiedi un portatile o un pc con uno monitor piccolo e vuoi vedere meglio gli elementi sullo schermo puoi collegare il dispositivo alla televisione di casa, in modo da trasferire l'immagine del computer su uno schermo più grande.

Come fare per collegare il pc alla televisione

Di solito il collegamento viene effettuato tramite un cavo chiamato Vga o tramite un cavo chiamato Hdmi, perché quasi tutti i computer sono dotati di una porta in cui inserire i due cavi. Le porte solitamente si trovano dietro lo schermo del pc e a volte riportano scritta anche la loro denominazione (Vga o Hdmi, appunto). Il collegamento può essere possibile anche tramite una terza porta, chiamata DVI dual link.

Nello schema qui sotto indichiamo i collegamenti possibili tra computer e televisione, considerando i tre diversi standard più diffusi (cavi e relative porte): Vga, Dvi, Hdmi.

schema collegamenti pc tv

Una volta connesso il pc alla tv, bisogna accendere il computer e aspettare che "parta" Windows. Poi premere contemporaneamente il tasto con l'icona di Windows (nella fila in basso a sinistra) e il tasto “P”: comparirà un menu con quattro opzioni, dal quale bisogna scegliere “Duplica” (o “Duplica schermo”). A questo punto entrambi gli schermi (del computer e della tv) riprodurranno la stessa immagine.

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Domande frequenti

Rispondiamo ai dubbi più frequenti sui monitor

Quali sono i monitor più adatti per lavorare?

Dipende dall’impiego: per chi fa grafica, è preferibile, senza dubbio, un ampio angolo di visione e avere una gamma cromatica quanto più estesa possibile oltre che essere in grado di riprodurre quanto più fedelmente possibile i colori. Per chi fa CAD, invece, dato che si usa spesso il wireferame nei disegni tecnici, oltre a dover vedere spesso quote, misure o icone piccole, contrasto e nitidezza sono fondamentali. 

In generale, per chi usa molto il PC con applicazioni di grafica di ogni tipo, più grande è meglio è. I riflessi devono sempre essere ridotti al minimo e una risoluzione di almeno 2560x1440K diventa un must sui 27 per grafica & co. Per i compiti d’ufficio, invece, un buon monitor, anche tra quelli testati, è più che sufficiente. 

Quali sono i monitor più adatti al gaming?

Tutti i monitor testati vanno bene per un impiego occasionale o come svago con i videogiochi. I monitor da gaming veri e propri hanno tempi di risposta più bassi possibile e usano tecnologie come g-sync e free-sync per variare dinamicamente la frequenza dello schermo e ridurre lag e screen tearing. In più, se si vogliono usare anche con console, consigliato che supportino l’HDR, come le televisioni recenti.

Sono migliori i display lucidi od opachi?

Il problema dei monitor lucidi è legato all’effetto ‘specchio’ che è tanto più evidente quanto l’immagine è più scura. Se si lavora prevalentemente con sfondi chiari (es videoscrittura, tabelle, ecc…) il tipo di rivestimento del vetro non ha molta importanza. Con applicazioni di grafica, però, è meglio un monitor che riduca i riflessi in ogni condizione di luce ambientale. Di solito, gli schermi opachi sono più efficaci in questo frangente, anche se esistono monitor con superficie lucida ma il cui vetro frontale ha uno strato anti riflesso.



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