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Equo compenso il sovrapprezzo: non deve ricadere sui consumatori

07 maggio 2010

07 maggio 2010

Compri il telefonino o il computer e paghi la Siae. È l'effetto del cosiddetto "equo compenso", sovrapprezzo per compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato. Con una diffida chiediamo a produttori e aziende di telecomunicazioni di non aumentare i prezzi. Aderisci alla nostra causa su Facebook.

Telefonini, pc, console videogiochi...
Tutto nasce dal decreto Bondi, che ha introdotto l'equo compenso, sovrapprezzo che va a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari. Si tratta della stessa tassa già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini per compensare i supposti mancati guadagni di autori e detentori dei diritti. Contro questo nuovo balzello alcuni produttori e aziende di telecomunicazioni hanno fatto ricorso al Tar, anche noi siamo intervenuti nel procedimento.

Un provvedimento ingiusto
In questo video-inchiesta abbiamo chiesto ai consumatori e ai commercianti il loro parere su questo nuovo obolo applicato stavolta su apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant'altro sia tutelato dal diritto d'autore: se è vero che ad esempio un cellulare può contenere anche file mp3 è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. Pur riconoscendo giustamente quanto dovuto ad autori ed editori, giudichiamo questo favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi.

La nostra diffida alle aziende
Perché i produttori non hanno insistito sulla sospensione immediata del decreto? La nostra impressione è che abbiano già messo in preventivo di dover pagare quanto previsto dal decreto Bondi per la prima parte del 2010 e che, nel caso in cui il giudice amministrativo dovesse annullare il decreto, chiederanno la restituzione. Ma la restituzione di cosa? Di soldi che siamo stati noi consumatori a sborsare e che quindi dovrebbero essere restituiti a noi, non ai produttori.

Purtroppo la maggior parte delle persone fa i suoi acquisti restando completamente all'oscuro di questo "equo compenso" ed è dunque tutta gente che non si presenterà mai a richiedere indietro il maltolto, anche perché la quota di sovrapprezzo non è indicata negli scontrini.

È prevedibile che, anche per chi ha seguito tutta la vicenda, farsi rimborsare non sarà per niente facile: per questo Altroconsumo, insieme ad altre 8 associazioni di consumatori (Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori) hanno inviato una formale diffida alle aziende che avevano promosso il ricorso al Tar chiedendo loro:

  • in attesa del giudizio del Tar, di non aumentare i prezzi dei prodotti e supporti su cui grava l'equo compenso;
  • di fare in modo che i consumatori, al momento dell'acquisto degli apparecchi e dei supporti di cui si discute, siano informati e messi a conoscenza di quale sia la parte del prezzo direttamente imputabile all'equo compenso;

  • di impegnarsi formalmente, nel caso in cui il decreto fosse annullato dall'autorità giudiziaria, a rimborsare i consumatori

Partecipa alla nostra battaglia
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda, nel frattempo continuate a supportare su Facebook la nostra Causa "Basta con i regali alla SIAE: blocchiamo il decreto Bondi ".


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