News

Sì alla banda larghissima

02 marzo 2009

02 marzo 2009

"Intervista a Paolo Romani, Sottosegretario alle Comunicazioni"
La separazione della rete Telecom, il digital divide, una banda sempre più larga e la mancanza di una rete nazionale. Ne abbiamo parlato con il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani chiedendo conto anche di ritardi e promesse non mantenute.

"Intervista a Paolo Romani, Sottosegretario alle Comunicazioni"

La separazione della rete Telecom, il digital divide, una banda sempre più larga e la mancanza di una rete nazionale. Ne abbiamo parlato con il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani chiedendo conto anche di ritardi e promesse non mantenute.

Due anni fa il Garante aveva parlato di scorporo imminente della rete dai servizi Telecom. Come mai si è perso così tanto tempo?
Non so perché due anni fa avessero fatto questa promessa. Io so che c'è un colloquio tra la Telecom e l'Agcom e che presto si andrà a una separazione funzionale secondo quanto proposto da Telecom e condiviso da Agcom.

Siamo sicuri che questo accordo andrà a vantaggio dei consumatori?
C'è la necessità di fare in modo che ci sia un regime di concorrenza reale sulla rete che oggi è l'unica esistente. Bisogna che da un lato non si penalizzino i ricavi di un'azienda che deve investire molti soldi sulle nuove reti, dall'altro bisogna consentire a tutti quelli che usufruiscono della stessa rete di fare proposte commerciali pari a quelle di Telecom. Su questo punto mi auguro che trovino un punto d'intesa.

Non servono normative da parte del Governo?
È una cosa che non riguarda il ministero delle Comunicazioni. È un rapporto diretto tra un privato (in questo caso si tratta di Telecom) e Agcom. Abbiamo rigorosamente separato le competenze in questo Paese: il Governo non può e non deve intervenire nel regolamentare la questione.

Non interviene neppure per il problema del digital divide?
Stanzieremo quasi un miliardo di euro per fare in modo che si facciano nuove reti. Ma il digital divide oggi lo si supera non solamente consentendo a tutti di avere una banda larga a 6 Mb/s, ma quella che io chiamo "banda larghissima" da 20 Mb/s in su. È quello il vero digital divide. Un'azienda ad esempio con 6 Mb/s non ci fa un granché; è invece con i 20 Mb/s che si crea sviluppo economico.

Il wi-max non potrebbe essere una soluzione al digital divide? Perché lo Stato non si è tenuto una licenza da offrire gratuitamente ai cittadini come servizio pubblico?
Non confondiamo servizio pubblico con servizio universale. Quest'ultimo, che viene evocato per garantire internet a tutti, è una cosa che devono creare fondamentalmente i privati e il mercato. Ci mancherebbe altro che il Governo si mettesse a fare una sua rete wireless; non sarebbe consentito dall'Europa. C'è invece la possibilità che l'Europa consenta un contributo dello Stato a un progetto che lo vede in accordo economico con i privati per costruire la famosa rete nazionale.


Stampa Invia