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Stop a WhatsApp per gli under 16, cosa c'è da sapere

I teenager dovranno presto dire addio a WhatsApp? Sì, perché stando a quanto dichiarato dal colosso della messaggistica istantanea, il suo utilizzo sarà vietato a tutti coloro che non hanno ancora compiuto 16 anni. Vediamo il perché di questa decisione e cosa cambia per adolescenti e genitori.

27 aprile 2018
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Stop ai messaggi WhatsApp per i minori di 16 anni. La notizia che negli ultimi giorni ha scosso gli equilibri di milioni di teenager riguarda proprio l'annuncio del divieto di utilizzo della piattaforma di messaggistica da parte degli under 16. Perché questa decisione? La ragione è da ricercare nel cosiddetto GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy all'interno dell'Unione europea che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio. Abbiamo cercato di dare risposte ai dubbi più comuni di genitori e minori.

Perché questa decisione di vietare WhatsApp ai minori di 16 anni?

Per comprendere la motivazione di questa decisione bisogna fare un passo indietro. A partire dal 25 maggio, infatti, entra in vigore il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), il nuovo regolamento europeo sulla privacy. Cosa cambierà? Di fatto vengono ribaditi concetti non del tutto nuovi, come il consenso all'uso dei dati che deve essere sempre libero, inequivocabile, non tacito e specifico per ogni fine. In particolare, la nuova normativa stabilisce che il consenso per i minori di 16 anni debba essere richiesto ai genitori. Ciascun Paese all'interno dell'Unione europea, però, può abbassare la soglia a partire dalla quale non è più necessario il consenso dei genitori, soglia che non può in nessun caso essere inferiore ai 13 anni. Il regolamento non impedisce di continuare a offrire WhatsApp o altri servizi digitali ai minori. Semplicemente stabilisce limiti e condizioni al loro utilizzo, come la necessità di un consenso del genitore.

Succederà la stessa cosa anche per Facebook e gli altri social network?
Non è possibile fare una generalizzazione in tal senso. Infatti, mentre Facebook ha annunciato che i minori di età compresa tra i 13 e i 16 anni hanno sempre bisogno del consenso di un genitore o di un tutore per compiere azioni specifiche all'interno del social network, altri come WhatsApp ha deciso di vietare l'utilizzo del servizio ai minori di 16 anni. 
Possibile che vietare WhatsApp fosse l'unica alternativa?
In tanti si chiedono il perché di una decisione così radicale e se non ci fossero soluzioni alternative per permettere di utilizzare il servizio di messaggistica anche ai minori di 16 anni. In questo caso, in attesa che venga emanata una legge italiana di attuazione del regolamento che potrebbe specificare meglio i dettagli, la soluzione di vietare WhatsApp (o qualsiasi altro servizio digitale) ai minori di 16 anni rientrerebbe tra le libertà dei gestori di concludere o meno un contratto. 
Cosa succede se non viene rispettata questa regola?
Questo è un altro punto che deve essere approfondito e su cui le stesse piattaforme non si sono ancora pronunciate. C'è infatti un tema fondamentale che riguarda la verifica che il consenso per un minore di 16 anni sia stato effettivamente rilasciato da un genitore. Il regolamento risulta piuttosto vago su questo aspetto e prevede genericamente che il fornitore del servizio debba adoperarsi "in ogni modo ragionevole per verificare" che il consenso sia prestato effettivamente dal genitore. Insomma, questo significa che, in mancanza di una "identità digitale forte" (per esempio attraverso un accesso univoco al servizio, magari con credenziali specifiche), sarà piuttosto difficile verificare concretamente l'identità del soggetto che rilascia l'autorizzazione. 
E chi utilizza già whatsapp ma non ha compiuto 16 anni?
Come si comporterà WhatsApp con i minori di 16 anni che attualmente utilizzano il servizio? Rimane un punto da chiarire come la società intenda gestire tutti quei casi che, in ragione della nuova policy aziendale, sarebbero di fatto esclusi dall'utilizzo della piattaforma

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