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Wikipedia&Co: siti di condivisione sotto la lente

01 settembre 2011
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01 settembre 2011

Acquistano sempre più seguito le iniziative online realizzate a più mani e dal basso. Sotto la nostra lente le esperienze di Wikipedia, OpenStreetMap e Tripadvisor.

Non solo quattro chiacchere
Nell’epoca in cui su internet si condivide tutto, dalle foto delle vacanze alla situazione sentimentale, stupisce che il più recente sondaggio sul gradimento dei social media svolto tra gli utenti americani abbia visto trionfare l’enciclopedia online Wikipedia (78% delle preferenze) su Facebook (fermo al 66%) e sugli altri social network “disimpegnati”. Il fascino della partecipazione a un progetto culturale collettivo sembra quindi essere superiore a quello della frivola chiacchierata tra amici. Abbiamo quindi analizzato da vicino, pregi, difetti e funzionamento di tre dei più importanti e frequentati siti di condivisione: l’enciclopedia collettiva Wikipedia, il sito di turismo e viaggi Tripadvisor e le mappe libere fatti dagli utenti di OpenStreetMap.

C’è da fidarsi?
Ma perché l’utente qualunque, peraltro quasi sempre protetto da un soprannome di fantasia, dovrebbe essere più affidabile del depliant turistico o del libro accademico? Chi ci protegge da frodi, errori, falsi? “Non possiamo pretendere che tutte le recensioni che compaiono su Tripadvisor siano vere”, spiega Brufani, “ma la forza dei numeri fa sì che il meccanismo funzioni”. Come a dire che quando le recensioni sono tante, l’occasionale bufala ha un impatto molto limitato. “L’importante è andare al di là del voto sintetico e leggere la descrizione dell’albergo o del ristorante. È dai dettagli che emerge la verosimiglianza e anche l’utilità della singola recensione”.


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