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Attratti ma insoddisfatti percheacute continuiamo a guardare la Tv

25 marzo 2009

25 marzo 2009

Marco Gui - Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Milano-Bicocca
Luca Stanca - Dipartimento di Economia Politica, Università di Milano-Bicocca

Da alcune recenti ricerche emerge che il consumo di televisione - e più in generale dei media - è caratterizzato da una contraddizione tra l'attrattività che esercita sugli utenti e il benessere che essi ne ricavano. I sistemi di rilevamento degli ascolti, come l'Auditel, portano a premiare i programmi che massimizzano l'attrattività immediata dei contenuti, a prescindere dalla soddisfazione dei consumatori, sebbene essa venga misurata giornalmente da ricerche i cui dati sono tenuti segreti. È saggio porre rimedio al sovraconsumo di Tv.

Le ultime edizioni del Grande Fratello e dell'Isola dei Famosi hanno ottenuti ascolti record. Eppure in tutte le indagini sui consumi di televisione le persone tendono a criticare questi programmi. Si tratta solo di risposte insincere o c'è in gioco qualcosa di importante per la qualità della vita degli utenti dei media?

In questo articolo, gli autori discutono i risultati di importanti ricerche internazionali per dimostrare che questo paradosso è una manifestazione di un fenomeno molto più vasto: la discrepanza tra il consumo dei media e la soddisfazione da esso derivante. Questo fenomeno ha effetti a breve termine così come a lungo termine, e sembra travalicare il campo della televisione per estendersi - con implicazioni addirittura più ampie - ai media digitali.

L'uso dei sistemi di rilevamento degli ascolti (in Italia l'Auditel), come pure la rilevazione dei contatti Internet, si basano sul principio per cui il consumatore di media è sempre in grado di scegliere liberamente cosa è meglio per sé. In quest'ottica, il sistema dei media finisce per interpretare la misurazione quantitativa dell'ascolto come se si trattasse di una misura di "gradimento" o di "soddisfazione" degli utenti.

Questo approccio viene messo in discussione da numerosi risultati empirici della ricerca internazionale, sia in psicologia che nelle scienze sociali. Emerge che il consumo di alcuni prodotti mediatici è caratterizzato da una contraddizione tra l'attrattiva che essi esercitano sugli utenti e il benessere che questi ne ricavano. Sulla base delle evidenze empiriche presentate nell'articolo il consumo effettivo non sembra andare di pari passo con il "gradimento", né tanto meno con la "soddisfazione" (in diversi modi misurata).

Il consumatore di comunicazione risulta invece fortemente attratto - anche fisiologicamente - da alcuni tipi di contenuti ma, forse proprio per questo, non è del tutto in grado di calcolare razionalmente i costi reali di questa attività: spesso si rivela pentito di come ha speso il proprio tempo, afferma che avrebbe voluto guardare qualcosa d'altro, oppure manifesta insoddisfazione in modi più indiretti. In questa prospettiva, si può dire che il consumo dei media costituisce spesso un fenomeno di "tentazione", cioè una pratica che, attraverso una gratificazione immediata, può dar luogo a insoddisfazione nei momenti successivi.

Gli emittenti di comunicazione, premiati solo sulla base dei risultati di ascolto (o di visite, nel caso del web), tendono ad agire sull'attrattiva immediata dei contenuti, a prescindere dalla soddisfazione dei consumatori. Esistono peraltro dei dati RAI sulla soddisfazione degli utenti TV, ma vengono tenuti segreti.

Il cambiamento del sistema dei media oggi in corso, caratterizzato da una moltiplicazione degli stimoli in seguito alla digitalizzazione, rende il problema dello scarto tra consumo e soddisfazione sempre più importante per la nostra qualità di vita. Secondo gli autori esistono alcune realistiche misure di intervento per iniziare a controllare questi "effetti collaterali" del mercato della comunicazione.


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