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Dalla Tv analogica al digitale terrestre

08 aprile 2009

08 aprile 2009

Marco Bulfon - Altroconsumo - Associazione Indipendente di Consumatori

Il sistema di trasmissione del segnale televisivo italiano sta evolvendo da una tecnologia analogica a una digitale. È un processo che coinvolgerà il nostro paese per oltre quattro anni. Ma una regione, la Sardegna, lo ha già completato. Un'esperienza di cui fare tesoro. Dei disagi subiti dalle famiglie si parla pochissimo. Eppure, se non affrontati, essi si ripeteranno per centinaia di migliaia, quando non milioni, di famiglie italiane.

Se ne parla poco. Eppure la televisione italiana e, per molti aspetti, quella di tutti i paesi dell'Unione Europea, sta attraversando una fase epocale. Entro il 2012 tutte le trasmissioni del segnale televisivo in Europa dovranno avvenire mediante tecnica digitale, e non più mediante l'analogica attualmente prevalente. Si tratta della cosiddetta transizione alla televisione digitale terrestre (DTT, Digital Terrestrial Television)

L'Italia si è già data un calendario delle tappe che dovranno essere rispettate per completare la conversione, calendario fissato lo scorso settembre presso il Ministero per lo Sviluppo Economico. E già una regione, la Sardegna, ha sostituito lo scorso 31 ottobre tutti i segnali televisivi analogici con segnali digitali. E' divenuta così la prima regione integralmente digitale (televisivamente parlando) d'Italia e, per il momento, la più ampia area in Europa.

I toni con cui si presenta il processo in corso sono solitamente entusiastici. Eppure, proprio quanto accaduto in Sardegna dovrebbe servire non solo per caricare di soddisfazione chi ha collaborato al processo. Ma anche per far emergere le criticità che la transizione ha comportato in questo caso, così da farne tesoro per le transizioni programmate nei prossimi mesi: solo nel 2009 è prevista la conversione definitiva di Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Piemonte occidentale, Lazio e Campania. E i problemi non sono pochi. Né trascurabili.

La transizione la digitale non è un processo frutto di una libera scelta dei cittadini, non è un'evoluzione delle preferenze e delle esigenze del mercato. E' una decisione politica, una scelta imposta in modo imperativo da Unione Europea e Governi. Un'imposizione a cui i cittadini non possono sottrarsi. E che sembrano abbracciare (a torto o a ragione) con una certa diffidenza e un certo scetticismo. Anche perché tale scelta non è senza costi per le famiglie. Tutt'altro. Ma proprio perché tale scelta è loro imposta, costituisce un preciso dovere, un impegno inderogabile per tutte le autorità istituzionali, nazionali e locali, garantire, per quanto possibile, che il processo di transizione comporti i minori costi per gli utenti. Sia in termini di costi, che di disagi.

In Sardegna, in seguito alla definitiva conversione del segnale analogico in quello digitale, invece, i disagi per i cittadini non sono stati né pochi né trascurabili. L'acquisto di decoder o di nuovi televisori digitali, i problemi di ricezione del segnale televisivo, spesso limitato ad alcuni canali ma in non molti casi esteso a tutto il segnale, gli interventi sulle antenne, talvolta con interventi sostitutivi, altre volte limitato a un più preciso orientamento dell'antenna … sono tutte operazioni che hanno spesso inciso sulle economie delle famiglie e sempre comportato un disagio nell'utilizzo del proprio televisore. Prova ne sia che moltissime sono le famiglie che hanno rinunciato a digitalizzare uno o più dei televisori di casa. Talvolta, addirittura, fino a rinunciare completamente ad accendere una televisione in casa.

Siamo sicuri che sia proprio questo il processo di digitalizzazione del segnale televisivo che vogliamo applicare in Italia?


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