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La TV nella formazione dei minori

25 marzo 2009

25 marzo 2009

Marina D'Amato - Facoltà di Scienze della Formazione - Università Roma Tre

La televisione assolve un indubbio ruolo di "omogeneizzazione culturale", anche se vi è discordanza sui suoi effetti nei confronti della formazione dei minori. Il contesto familiare, e quindi sociale, assolve sempre un ruolo determinante. Lo studio analizza il rapporto dei minori con i media, e in particolare con la Tv, in funzione delle diverse variabili che possono essere individuate.

Le nuove generazioni sono nate e cresciute con la televisione, e sono state testimoni e protagoniste dei grandi cambiamenti dell'audiovisivo così come dello sviluppo dell'informatica e delle sue interconnessioni con la Tv e con il telefono: per i ragazzi non esistono distinzioni tra "vecchi" (stampa, radio, Tv) e nuovi media, perché essi hanno sempre vissuto nella loro interconnessione.

I media sono onnipresenti nella vita degli adolescenti e concorrono con la famiglia, la scuola e i gruppi dei pari alla loro socializzazione. La televisione, in particolare, interviene in questo processo precedendo anche la scuola, e rappresenta per la sua facilità di accesso la prima interazione extra-familiare per la maggior parte dei bambini occidentali e delle aree del pianeta sviluppate industrialmente, nonchè la prima forma di svago e la terza attività, in termini di economia del tempo, dopo il sonno e la scuola. Alla Tv viene spesso rimproverato, essendo la forma di svago più economica, di diventare una sorta di baby sitter e, in molti casi, di sostituire i genitori stessi; essa viene inoltre spesso resa responsabile del declino della lettura, sebbene non esista una possibilità logica di metterle in diretta correlazione.

L'influenza che la Tv e gli altri media possono esercitare sui bambini e sui ragazzi costituisce uno degli aspetti più dibattuti del rapporto che lega i giovanissimi ai mezzi di comunicazione di massa: dall'incitazione alla passività all'incoraggiamento alla violenza, la lista dei malefici attribuiti alla Tv è davvero lunga. Le ricerche più accorte, sostengono tuttavia l'impossibilità di misurare l'influenza e sembra scientificamente impossibile correlare l'esposizione agli schermi con mutamenti di atteggiamenti, ma nonostante ciò la televisione - e più recentemente i videogiochi - sono al centro di polemiche soprattutto giornalistiche, che periodicamente affrontano la questione affermando uno stretto rapporto tra la violenza, l'obesità, i risultati scolastici, il senso civico, l'insonnia, i disturbi alimentari, la disintegrazione della famiglia, la salute psico-fisica e l'uso della Tv.

Come è noto, gli effetti diretti dei media, o più particolarmente i misfatti attribuiti a essi, riguardano prevalentemente il tema della violenza senza troppa distinzione tra la violenza alla televisione e la violenza della televisione. La violenza televisiva è sempre all'origine delle riflessioni sull'educazione ai media e dei dibattiti sulla loro regolamentazione, dibattiti che sfociano sui temi della censura, della tutela, della prevenzione, dell'educazione ai media. È, tuttavia, probabile che la violenza televisiva non crei la violenza, ma contribuisca a evidenziarla quando questa è gia presente: ciò che si può, quindi, affermare senza tema di sbagliare è che la televisione offra modalità d'uso a coloro che, in ogni modo, avevano già deciso di passare all'azione.

Di fronte all'abbondante letteratura sull'influenza nefasta della Tv, sono rari gli studi che ne mettono in evidenza i benefici: eppure è verificato che la Tv viene usata dagli adolescenti soprattutto come un supporto di definizione sociale che può permettere di conoscere valori e modelli diversi da quelli del proprio ambiente.

Si può quindi sintetizzare che la televisione rimane nel contesto dei media quello dominante per i bambini e per i ragazzi indipendentemente dal loro ambiente socio-economico e dalla loro età. Per questo, la Tv più di tutti gli altri mezzi di comunicazione assume un ruolo di "omogeneizzazione culturale" e contribuisce molto alla socializzazione dei ragazzi: da questo punto di vista si tratta di un processo di democratizzazione delle conoscenze.


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