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Tv digitale all'italiana

20 marzo 2009

20 marzo 2009

Dalla fine dello scorso ottobre, la Sardegna ha inaugurato il processo che porterà, nel giro di qualche anno, alla sostituzione del sistema di trasmissione televisivo: la tecnologia analogica lascerà il passo a quella digitale.

Il passaggio è stato presentato con toni entusiastici. Eppure già l'esperienza della Sardegna ha mostrato più ombre che luci.

Una spesa in più per le famiglie
La transizione al digitale non è una libera scelta dei cittadini, ma una decisione politica imposta dai governi e dall'Unione europea. Il minimo che ci si possa aspettare è una corretta informazione sul tema. Invece ai cittadini è stato detto poco o nulla. Ma non basta: l'imposizione del digitale pesa sul portafoglio delle famiglie. Bisogna infatti comprare un decoder (o un apparecchio tv con decoder integrato) e far verificare che l'antenna sia orientata correttamente per la ricezione del nuovo segnale. Le notizie che arrivano dalla Sardegna evidenziano più di un problema: molte famiglie sono venute a conoscenza del passaggio al digitale solo all'ultimo momento; altre, pur avendo il decoder, hanno problemi di ricezione. Se il buongiorno si vede dal mattino, la transizione è partita con il piede sbagliato.

E la concorrenza? Il nostro esposto
Nel passaggio dall'analogico al digitale nel sistema radiotelevisivo in Italia sono privilegiati i soggetti che già si trovano in posizione dominante. Il duopolio in essere in Italia si sta riproducendo anche nel nuovo contesto, e si ripetono gli effetti distorsivi e anticoncorrenziali che impediscono a nuovi soggetti di intervenire, sia sul mercato televisivo sia su quello, nuovo, dei servizi a valore aggiunto veicolati attraverso le frequenze digitali.

Qualche mese fa Altroconsumo ha presentato un esposto alla Commissione europea, scrivendo al Commissario Neelie Kroes: abbiamo chiesto di intervenire per garantire il rispetto delle regole di concorrenza, richiamando l'articolo 86 del trattato CE.

La distorsione del mercato non è episodica, ma è contenuta nella legge Gasparri (la n. 112 del 3 maggio 2004). Anche gli emendamenti successivi, ultimo in ordine di tempo la legge n. 101 del 4 giugno 2008, non hanno sanato i motivi per i quali pende ancora nei confronti dello Stato italiano la procedura d'infrazione aperta dalla Commissione Ue nel 2006, sempre a seguito di un esposto di Altroconsumo.

È evidente il conflitto tra la normativa italiana e il diritto comunitario, che è invece per il pluralismo nel mercato radiotelevisivo.


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