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Hi Tech

Equo compenso: i risultati dello studio ministeriale confermano le nostre tesi

28 apr 2014

Secondo lo studio commissionato dal ministero dei Beni culturali solo 13 consumatori su 100 usano dispositivi tecnologici per effettuare copie private di musica e film. 

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Alla fine del suo incarico il ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray aveva commissionato un’analisi di mercato sulla fruizione digitale di contenuti. 

Obiettivo: verificare quanto realmente i consumatori effettuino copie private di materiale protetto da copyright, via tablet e smartphones. Lo studio era stato effettuato, ma i risultati non erano mai stati resi pubblici.

Per questo motivo Altroconsumo aveva presentato formale istanza di accesso agli atti per prendere visione di questa analisi di mercato e valutare, sulla base di dati scientifici, la congruità di eventuali aumenti dell’equo compenso che dovessero essere approvati con decreto ministeriale.

Ora lo studio è stato finalmente pubblicato e da esso emerge chiaramente che solo 13 consumatori su 100 usano dispositivi tecnologici per effettuare copie private di musica e film. Quindi, il balzello di ulteriori 3 e 4 euro chiesto dalla Siae sul prezzo di smartphone e tablet non è per nulla giustificato, come da tempo sosteniamo si tratterebbe solo di una tassa iniqua. 

Ma il ministro Franceschini sembra voler comunque approvare il provvedimento che porterà all’aumento dell’equo compenso per copia privata senza tenere conto dei risultati dello studio commissionato dal suo stesso ministero. In realtà se proprio deve essere aggiornato l’equo compenso andrebbe sensibilmente ridotto.

La nostra battaglia continua.