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Class action

Tassa rifiuti: class action contro AMA Roma

13 mag 2015

Come stabilito dalla Corte Costituzionale, l'Iva sulla Tia non doveva essere applicata. Molti Comuni lo hanno fatto, facendo pagare in più ai cittadini, in modo illegittimo.

Roma è tra questi. Altroconsumo è intervenuto con una class action.

respinta
L'Iva non deve essere applicata sulla tassa rifiuti, lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n.238 del 24 luglio 2009. Altroconsumo ha diffidato le società incaricate alla riscossione dell'Iva sulla Tia, la Tariffa di igiene ambientale e ha avviato alcune class action, iniziando dalla Capitale.

Per dieci anni il Comune di Roma ha raccolto con l'IVA sulla tariffa sui rifiuti quattrocentocinquantadue milioni di euro; ben 1.738.454 famiglie coinvolte. Il calcolo considera la somma di 26 euro circa ad anno, importo medio versato da una famiglia di due persone in una casa di 80 metri quadri. Una proiezione di cifre che fotografa quanto i cittadini abbiano dato e debba essere loro rimborsato.

Il Comune ha eliminato l'Iva dal 2010, ma la Tia è aumentata dello stesso importo, lasciando il saldo inalterato.

Alla fine del mese di ottobre 2014 il Tribunale di Roma ha dichiarato inammissibile la class action presentata nei confronti di Ama Roma. Motivo della decisione: la pratica oggetto della class action non rientra tra gli ambiti di tutela espressamente specificati nella norma di riferimento (art. 140 bis Decreto legislativo 206/05).