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Badante: tutte le difficoltà di chi deve cercarne una

03 marzo 2017
mano anziano

03 marzo 2017

La ricerca di un’assistente familiare è una questione “privata”. Nel senso che è quasi tutto sulle spalle delle famiglie. Orientarsi è difficile e, anche dove i Comuni offrono un servizio apposito, le informazioni spesso sono approssimative. Siamo andati in 9 Comuni per verificare la situazione: ecco cosa abbiamo trovato.

L’Italia si sa, è un paese per vecchi, e neanche particolarmente in forma: sono due milioni e mezzo gli anziani italiani che hanno una limitazione funzionale di qualche tipo (mobilità, autonomia, comunicazione) e sono parzialmente o totalmente non autosufficienti. Dare assistenza sanitaria a queste persone è un problema pratico che coinvolge migliaia di famiglie. Quando l’anziano non può più vivere da solo e la famiglia non può occuparsi di lui costantemente, la soluzione più comune è quella di affidare il proprio caro alle cure di una badante, o come correttamente va chiamata, di un’assistente familiare. Ma come si fa a valutare se una persona è professionalmente valida? Esistono sportelli predisposti dai Comuni, a cui ci si può rivolgere per trovare un’assistente? Siamo andati alla ricerca di risposte in giro per l’Italia (visitando nove Comuni in modo anonimo), mettendoci nei panni di chi deve trovare una badante. Il nostro pellegrinaggio si è concluso cercando sul web le soluzioni offerte da cooperative e strutture. Quello che emerge dall’inchiesta è che la situazione è variegata e quasi sempre affidata all’iniziativa della famiglia. E, a parte i casi in cui si gode dell’indennità di accompagnamento, al suo portafoglio.

La nostra inchiesta

Non solo passaparola, associazioni di volontariato o parrocchie: per fortuna in alcuni comuni ci si può rivolgere a sportelli o uffici competenti per la ricerca di una badante. Lo abbiamo verificato con la nostra inchiesta, che mostra una fotografia abbastanza precisa e molto varia: in Italia si passa da situazioni in cui il Comune non fa assolutamente nulla a casi in cui il servizio “badanti” c’è e funziona, anche se a volte le indicazioni date allo sportello sono approssimative. È il caso per esempio di Milano: qui esiste uno sportello apposito che offre supporto sia alle famiglie che cercano un’assistente familiare sia a chi cerca lavoro come tale. Tuttavia le informazioni che abbiamo ricevuto durante la nostra visita non erano sicuramente né accurate né esaustive. Durante la nostra inchiesta, quando non era presente uno sportello specifico in Comune per la ricerca delle badanti, ci siamo rivolti ai servizi sociali o all’ufficio relazioni con il pubblico. In alcuni casi le indicazioni date in questi uffici erano errate.

Che cosa fa il Comune?

Un’altra via di aiuto è il Sad, il Servizio di assistenza domiciliare, che viene attivato dal Comune e ha una componente sociale (consegna del pasto a domicilio, cura della casa...) e può essere a pagamento: ma nel 2012 solo 1,3% degli ultra65enni ne ha usufruito.

La ricerca sul web

Oltre a rivolgersi al Comune, le famiglie si adoperano anche in molti altri modi: una delle vie più usate è il classico passaparola oppure l’aiuto dato dalle parrocchie o dalla comunità del quartiere. E poi c’è il web. La nostra inchiesta ha verificato che le cooperative rintracciabili online sono diverse, ma non tantissime. Alcune hanno sedi dislocate sul territorio, che possono avere modalità e costi di erogazione del servizio differenti. La cosa certa è che quasi tutte si offrono di seguire la parte legata all’assunzione della badante, facilitando la famiglia. Meno attenzione, invece, è data alla formazione della badante stessa.

Una figura che va definita

Oggi alcune Regioni stanno sperimentando i cosiddetti “registri delle badanti”. In Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana, e Sardegna, per esempio, esistono i registri per assistenti familiari: per entrarvi servono requisiti come un’esperienza lavorativa di almeno sei mesi o un corso di formazione di almeno 200 ore. Formazione, tasto dolente Una ricerca di Italia Longeva sugli enti che fanno formazione rileva un quadro disomogeneo: non essendoci un obbligo a livello nazionale (tutto è nelle mani delle singole Regioni) la formazione non sempre è obbligatoria e anche quando lo è ha una struttura molto diversa, con programmi, ore e tirocinio troppo variabili. Anche in questo ambito emerge che il mondo delle badanti va meglio definito.