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Test sulle creme solari: due prodotti non garantiscono la protezione dichiarata

04 luglio 2019
Creme solari 50+, attenzione perché non tutte proteggono quanto dichiarano in etichetta

04 luglio 2019

Delle 16 creme che abbiamo portato in laboratorio, Rilastil e Isdin non garantiscono la protezione che dichiarano in etichetta. Si tratta di due prodotti che possono esporre a rischio scottature, soprattutto perché destinati ai bambini. Ecco i risultati completi del test.

Con il sole non si scherza, soprattutto quando parliamo della pelle dei più piccoli. Tra i fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori cutanei in età adulta c'è proprio l'intensa esposizione al sole in età infantile, con scottature ed eritemi. Per questo motivo è importante applicare sulla pelle dei bambini una crema ad alta (Spf 50) o altissima protezione (Spf 50+) quando giocano sotto il sole e limitare l'esposizione diretta dalle 11 alle 16, nelle ore in cui i raggi Uv sono più forti. Per scegliere la crema migliore, meglio non affidarsi al caso. Nell'ultimo test abbiamo portato in laboratorio 16 creme solari acquistate tra farmacie, supermercati e discount per capire quali sono le più affidabili. Non tutte, però, hanno superato le prove.

Due prodotti non proteggono quanto dovrebbero 

I risultati dell'ultimo test sulle creme solari con fattore Spf 50+ sono stati in linea di massima rassicuranti: quasi tutti rispettano il grado di protezione riportato in etichetta. Fanno eccezione due prodotti, che sono stati bocciati e che abbiamo provveduto a segnalare al Ministero della Salute e di cui abbiamo richiesto il ritiro dal mercato, parliamo di Rilastil Baby transparent spray wet skin e di Isdin Transparent spray wet skin. Vediamo perché: 

  • Rilastil - Baby transparent spray wet skin 200 ml
    Le nostre prime prove di laboratorio hanno dimostrato che la protezione dichiarata in etichetta (Spf 50+, altissima protezione) non corrisponde a quella reale. Contrariamente a quanto riportato sulla confezione, infatti, i test di laboratorio hanno rilevato un Spf pari a 20,9: parliamo quindi di una protezione media. Come previsto dal nostro protocollo, prima della pubblicazione del test abbiamo inviato i risultati delle prove a Rilastil. Successivamente alla stampa della rivista InSalute di giugno, abbiamo ricevuto dal produttore prove di laboratorio che confermavano il livello di protezione dichiarato. Abbiamo quindi ripetuto le analisi su un altro prodotto appartenente allo stesso lotto, questa volta presso un altro laboratorio indipendente. Le nuove prove hanno avvalorato i risultati iniziali: l'Spf rilevato in queste seconde analisi è stato ancora più basso, pari a 16,3. Rilastil Baby transparent spray wet skin non protegge quanto dichiara in etichetta, né dai raggi Uvb né dai raggi Uva. 
  • Isdin - Transparent spray wet skin 200 ml
    Anche in questo caso, il test di laboratorio ha confermato che la protezione reale del prodotto Isdin Transparent spray wet skin è di gran lunga più bassa rispetto a quella indicata in etichetta. Nelle nostre prove abbiamo infatti rilevato un Spf pari a 16,5, contrariamente al fattore 50+ riportato in etichetta. Prima della pubblicazione dell'articolo sulla rivista InSalute di giugno, Isdin ci ha comunicato che il campione da noi testato non apparteneva a un lotto di prodotti venduti in Italia. Si trattava infatti di un campione acquistato in Spagna, dal momento che il test è stato eseguito in collaborazione con altre associazioni di consumatori europee. Quindi abbiamo deciso di acquistare dei nuovi campioni in Italia per sottoporli a ulteriori prove di laboratorio. Anche questo secondo test ha avvalorato i nostri primi risultati: questa volta l'Spf misurato è stato pari a 14,1, quindi il prodotto non garantisce la protezione dichiarata in etichetta (50+), né dai raggi Uvb né dai raggi Uva. 

Soprattutto in casi come questi, il rischio scottature può essere alto, a maggior ragione perché chi acquista questo tipo di prodotti è convinto di poter contare su un fattore di protezione altissimo e sul fatto che sono indicati per i bambini. 

Cosa è successo dopo la pubblicazione dei risultati

Il nostro studio sui prodotti solari è un’indagine internazionale svolta in collaborazione con altre organizzazioni di consumatori europee tra cui quella belga (Test Achats), spagnola (OCU) e portoghese (DECO) che, come abbiamo fatto noi, hanno segnalato alle relative autorità nazionali competenti responsabili della sicurezza dei prodotti cosmetici in commercio la non conformità dei propri prodotti. In particolare, l’autorità spagnola AEMPS ha dichiarato corrette le analisi condotte dai colleghi di OCU ma allo stesso tempo ha ritenuto validi gli studi presentati da Isdin, concludendo che il prodotto è sicuro e che la non corrispondenza tra i risultati (quelli di OCU e quelli di Isdin) sia da ricondurre a una ipotetica variabilità dei metodi di analisi dello standard ISO (come sostenuto anche dalla stessa azienda Isdin). Inoltre, secondo l’AEMPS la conformità del prodotto in questione sarebbe avvalorata dalla mancanza di segnalazioni di effetti sui consumatori nell’ambito della cosmetovigilanza. Così come l’organizzazione spagnola, non concordiamo assolutamente con questa posizione dell’autorità competente per questi motivi:

  • Riteniamo che le autorità debbano procedere con delle proprie analisi indipendenti presso laboratori accreditati prima di poter dichiarare un prodotto sicuro, a fronte di prove di laboratorio di terze parti (le nostre) che sollevano un problema di sicurezza per il consumatore;
  • I metodi ISO messi in discussione dall’autorità (senza opportune spiegazioni e approfondimenti) sono utilizzati da tutte le aziende del settore e sono raccomandati anche dall’associazione di categoria dei produttori cosmetici (Cosmetics Europe). Inoltre, se i metodi non sono affidabili (pur non essendo mai stati contestati dai produttori di creme solari), dovrebbero non esserlo tutte le altre prove sui prodotti immessi sul mercato che ne attestano la conformità e sicurezza;
  • Confermare la sicurezza di un prodotto solare anche causa della mancanza di segnalazioni da parte dei consumatori non è corretto, sia perché il sistema di vigilanza dei cosmetici è quasi sconosciuto ai comuni consumatori sia perché non è scientificamente e tecnicamente corretto visto che la protezione solare è una misura oggettivamente misurabile ed esistono sistemi per farlo.

Riteniamo che in questa situazione di incertezza i consumatori siano confusi e che l’obiettivo primario, soprattutto delle istituzioni, debba essere quello di tutelarli al fine di garantire la loro sicurezza.

Precisiamo che noi di Altroconsumo abbiamo segnalato successivamente (rispetto alle altre organizzazioni) la non conformità dei prodotti poiché i campioni italiani erano sottoposti a ulteriori analisi per approfondimenti: ciò è avvenuto proprio perché abbiamo ritenuto opportuno rendere noti i nostri risultati ai consumatori e informare adeguatamente il Ministero della Salute (l’autorità competente in Italia in tema di sicurezza dei cosmetici) solo dopo attente indagini, onde evitare inutili allarmismi. Auspichiamo un intervento delle autorità, non solo italiane (essendo i prodotti venduti su scala europea) che preveda dei controlli più approfonditi e basati su analisi indipendenti.

Protezione dai raggi Uvb e Uva

Cosa sono i raggi Uvb e i raggi Uva e perché è importante proteggersi?

  • I raggi Uvb sono responsabili della produzione di melanina e degli eritemi. La protezione dai raggi Uvb è indicata dall’Spf, ovvero il numero riportato in etichetta (in questo caso 50+). È possibile scegliere il grado di protezione in base a diversi fattori come ad esempio il fototipo della pelle, ma nei nostri test abbiamo scoperto che non sempre l'Spf dichiarato corrisponde a quello reale.
  • I raggi Uva, invece, sono quelli che penetrano più in profondità e causano l’invecchiamento precoce della pelle. La protezione dai raggi Uva è indicata in etichetta semplicemente da un bollo apposto dal produttore, che di fatto si fa garante che quel prodotto protegge da questi raggi. L'utilizzatore non sa però qual è il grado di efficacia reale di questo tipo di protezione.  

L'elevata esposizione a entrambi costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori della pelle. 

Una raccomandazione europea chiede che ci sia un certo equilibrio tra i due tipi di potere schermante e che la protezione contro i raggi Uva sia almeno un terzo dell’Spf dichiarato in etichetta. Abbiamo quindi misurato, oltre alla corrispondenza tra Spf dichiarato e Spf reale, anche che ci sia il giusto rapporto tra Uvb e Uva. Rilastil e Isdin non sono risultati conformi.

INCI creme solari per bambini, quali sono da evitare?

Altro punto importante, soprattutto quando la crema è destinata a proteggere i bambini, è che non ci siano ingredienti critici, come fragranze allergizzanti o sostanze che possono disturbare l’equilibrio ormonale del nostro organismo (interferenti endocrini). Non a caso abbiamo premiato due prodotti che non soltanto proteggono in maniera adeguata e rispettano il fattore Spf dichiarato, ma sono anche particolarmente curati nelle formulazioni, perché privi di tutti gli ingredienti dubbi. La buona notizia, comunque, è che negli ultimi anni abbiamo notato un miglioramento nelle composizioni della maggior parte dei prodotti solari per bambini, ma alcune eccezioni rimangono. I due prodotti bocciati, per esempio, oltre a non proteggere quanto dovrebbero, contengono anche sostanze che sconsigliamo. Rilastil, così come altri prodotti testati come Bilboa, Chicco, Coop e Uriage, contiene il filtro solare ethylhexyl methoxycinnamate, che è un potenziale interferente endocrino. Isdin contiene invece cyclopentasiloxane, un ingrediente che, secondo il comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori, non è raccomandato proprio nei solari in formulazione spray.

Le creme solari migliori

Quali sono le migliori creme solari per bambini con fattore di protezione Spf 50+? E quali sono le più efficaci tra quelle con Spf 30? Nell'ultimo test abbiamo messo a confronto 40 prodotti per aiutarti a fare la scelta giusta.

I risultati del test sulle creme solari