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Scienza e sport: intervista ad Alex Zanardi

Che cosa rende Zanardi un eroe? Volontà ferrea e passione smisurata. Oltre a una super handbike come la sua. Ma la tecnologia senza l'uomo non taglia tutti i traguardi. L'intervista ad Alex Zanardi.

  • di
  • Manuela Cervilli
10 giugno 2019
  • di
  • Manuela Cervilli
Alex Zanardi

 

Uno è più campione quando vince una medaglia olimpica o quando si inventa un percorso con la reazione che ha di fronte agli imprevisti della vita? Se lo domanda Alex Zanardi in uno dei suoi libri. La risposta non ha bisogno di metterla nero su bianco: è la sua vita. Alex - quel percorso - non solo l’ha iniziato, ma l’ha concluso e poi ricambiato e terminato di nuovo. Lo ha fatto ogni volta che ha affrontato una nuova avventura, dalle corse in auto, a quelle sulla handbike, dal kart al triathlon.

Alex, chi o cosa ti ha aiutato a essere così positivo?

«È evidente che c’è una predisposizione di base, chiamalo carattere, segno zodiacale... non so. Sicuramente ognuno di noi ha determinate caratteristiche che nel corso della vita sviluppa in funzione di tante cose, in primis l’educazione che riceve - non c’è dubbio che i miei genitori sono stati fondamentali - e poi degli stimoli esterni. Aver avuto la possibilità di esercitarmi in una palestra di vita, come quella del mondo sportivo, di sicuro ha fatto una differenza enorme: affronti tutte le sfide come se fossero ingredienti diversi per la riuscita della stessa ricetta, si tratti dell’automobilismo, le corse in handbike, l’ironman o il mio percorso riabilitativo. Dopo essermi ritrovato in un letto di ospedale...