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Covid-19 e aumento prezzi: Antitrust avvia un'indagine

Dopo la nostra segnalazione, Antitrust ha avviato un'indagine sull'aumento dei prezzi di alimentari, detergenti, disinfettanti e guanti. Noi continuiamo a tenere gli occhi aperti per denunciare le speculazioni sulle spalle dei cittadini e le bufale di chi sfrutta l'emergenza Coivd-19. Abbiamo ancora bisogno del tuo supporto: aiutaci a raccogliere altri casi. 

08 maggio 2020
coronavirus, attenzione ai prodotti ingannevoli

L'Antitrust ha avviato un'indagine nei confronti di diversi operatori della GDO per verificare l'andameno dei prezzi di vendita al dettaglio dei prezzi di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e igienizzanti, mascherine e guanti. Dopo la nostra segnalazione, l'Autorità è intervenuta per individuare eventuali fenomeni di speculazione e di sfruttamento dell'emergenza sanitaria da Covid-19. Sono oltre 3.800 i punti vendita coinvolti in questa richiesta di informazioni da parte dell'Antitrust, pari all'85% del totale censito da Nielsen. 

Aiutaci a segnalare gli altri casi

Continuiamo a monitorare le situazioni di speculazioni e di sfruttamento della situazione di emergenza, ma abbiamo bisogno anche del tuo contributo. Aiutaci a documentare i casi di speculazione, la vendita di prodotti ingannevoli, di rimedi che promettono la prevenzione dall'infezione o di dispositivi venduti a prezzi esagerati. Inviaci una segnalazione utilizzando il form che trovi qui sotto, puoi anche inserire il link diretto allo shop online o al prodotto.

Hai trovato un caso di speculazione o un prodotto che millanta proprietà contro il Covid-19?

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La lunga lista di fake news

Oltre ai casi di speculazione, abbiamo denunciato fake news e prodotti che millantano proprietà benefiche o curative contro il coronavirus e continueremo a farlo. Anche grazie al vostro aiuto abbiamo raccolto le più diffuse: vediamo perché sono prive di fondamento.

Vitamina C per prevenire l'infezione da coronavirus

Uno dei tanti messaggi vocali che sta circolando su WhatsApp negli ultimi giorni riguarda il presunto utilizzo della vitamina C come terapia per i pazienti affetti da Covid-19. Per avvalorare questa tesi, l’audio tira in ballo anche alcuni ospedali come il San Gerardo di Monza, il Policlinico e il Sacco di Milano, sostenendo che in queste strutture si stia già somministrando la vitamina C ai pazienti infetti. Con questa premessa, perciò, il messaggio sostiene la necessità di assumerne preventivamente una quantità pari a 1-2 grammi al giorno, ricorrendo all’integratore Cebion. Ma cosa c’è di vero in tutta questa storia? Molto poco.

Perché si tratta di una bufala?

Iniziamo col dire che sia l’ospedale Sacco che la Dompé, la società produttrice dell’integratore Cebion in questione, hanno smentito la notizia e si sono dissociati dal messaggio. Bisogna precisare, inoltre, che in questa fase non ci sono utilizzi validati della vitamina C ad alti dosaggi per curare infezioni virali come quelle da coronavirus. In alcuni studi sperimentali la vitamina C è stata somministrata per via endovenosa in pazienti in condizioni critiche, ma si trattava di soggetti affetti da un'infezione batterica generalizzata. L'ipotesi era quella che la vitamina C potesse aiutare a ridurre il danno agli organi per merito delle sue proprietà antiossidanti, ma nel complesso i risultati non hanno mostrato particolare efficacia. In Cina sono attualmente in corso studi sperimentali sull’utilizzo della vitamina C, ma è ancora presto per confermare o meno la sua utilità per i pazienti affetti da coronavirus. C’è poi un errore di principio, perché – anche qualora fosse confermata la sua utilità in ambito terapeutico – non è affatto detto che la vitamina C possa avere la stessa validità anche in prevenzione. Gli studi disponibili dimostrano che chi assume alte dosi di vitamina C ogni giorno ha esattamente la stessa possibilità di contrarre un raffreddore di chi assume la stessa quantità di vitamina con la dieta, non c'è motivo di ricorrere a un integratore. Consideriamo, inoltre, che il nostro organismo ha la capacità di assorbire quantità di vitamina C limitate, l’eccesso verrebbe eliminato rapidamente con le urine con il rischio, tra l’altro, di favorire i calcoli renali. 

Prodotti contro il coronavirus: nessun fondamento

Oltre alla vitamina C, però, ci sono altri casi. Nella gallery abbiamo documentato solo alcuni degli esempi di prodotti venduti con la promessa di combattere il coronavirus, di integratori ingannevoli o dispositivi la cui efficacia è priva di alcun fondamento scientifico. Non solo: in diversi casi abbiamo documentato dei veri e propri casi di speculazione, con prezzi ritoccati a rialzo su tantissimi prodotti

Integratori naturali: non solo inutili contro il Covid-19, ma anche rischiosi

Oltre ad essere inutili per difendersi dalle malattie, tra cui il coronavirus, riportando spesso claim ingannevoli o allusivi creando false aspettative nei consumatori (come indicato sopra), alcuni integratori potrebbero essere addirittura sconsigliati in questo periodo.

A lanciare l’allarme è l’Agenzia di sicurezza francese (ANSES) che si occupa di tematiche legate alla sanità e all’alimentazione che con un comunicato mette in guardia circa i rischi derivanti dall’utilizzo di integratori a base di piante in relazione alla risposta antinfiammatoria e immunitaria contro il coronavirus: secondo l’analisi eseguita d’urgenza da un gruppo di esperti dell’ANSES, infatti, alcune piante potrebbero interferire con la naturale risposta immunitaria dell’organismo utile a combattere le infezioni, tra cui quella di Covid-19, facendoci quindi più male che bene.

Sono molte le specie di piante e le relative varietà interessate dall’avviso dell’agenzia francese: tra queste figurano il salice, la regina dei prati, la betulla, il pioppo, la curcuma, l’echinacea e l’unghia di gatto.

Le raccomandazioni dell’ANSES ai cittadini francesi sono chiare: se assunti a scopi preventivi sospendere l’utilizzo di questi integratori alla comparsa dei primi sintomi di infezione da Covid-19, mentre per le persone che li consumano in un contesto di condizioni infiammatorie croniche si invita a consultare tempestivamente il proprio medico curante per valutare la pertinenza e continuazione di tali assunzioni.

Il nostro consiglio più generale, visti anche i casi di pratiche commerciali scorrette, è quello di valutare con attenzione la necessità di assumere integratori tenendo a mente che non hanno funzioni terapeutiche, che la loro assunzione non deve compensare comportamenti scorretti a tavola e di stile di vita e che allo stesso tempo, come sollevato dall’ANSES, il fatto che spesso si tratti di prodotti naturali non rende il loro utilizzo più sicuro o senza controindicazioni.

Coronavirus e distanze: si trasmette a 4,5 metri?

Stando a quanto riportato da diversi organi di stampa, il coronavirus sarebbe in grado di diffondersi anche a quattro metri e mezzo di distanza. Da qui le indicazioni di rispettare distanze maggiori rispetto al metro comunicato precedentemente dalle autorità. Iniziamo col dire che lo studio che è stato ripreso dalla stampa è stato ritirato: presentava infatti forti limiti metodologici che ne hanno messo in discussione i risultati. La distanza considerata utile per evitare un contagio attraverso le goccioline di saliva è ritenuta di circa due metri. Il consiglio è quello di mantenere almeno un metro di distanza tra le persone, un compromesso tra condurre le attività quotidiane e ridurre il rischio di contagio. L'invito generale, comunque, è sempre quello di rimanere a casa e di ridurre il più possibile i contatti interpersonali.

La bufala del virus annientato dalle bevande calde

Secondo alcune fonti, tra cui un messaggio che circola su WhatsApp, il coronavirus sarebbe particolarmente sensibile al calore e, se esposto a temperature di 26 o 27 gradi, sarebbe addirittura neutralizzato. Stando a questa teoria strampalata, perciò, per stare tranquilli sarebbe opportuno consumare più volte al giorno bevande calde, come the, tisane e brodi ed esporsi alla luce del sole il più possibile. Viceversa, sarebbero banditi acqua fredda, cubetti di ghiaccio o neve. Per capire che si tratta di una bufala basta semplicemente pensare al fatto che la temperatura media del corpo umano è di almeno 10 gradi superiore a quella citata, senza considerare - per esempio - che durante la febbre la temperatura sale ulteriormente.

No, l'omeopatia non sconfiggerà il coronavirus

Per scongiurare l'infezione oppure per curarne i sintomi, secondo alcuni sarebbero sufficienti i rimedi omeopatici come l'antiCD13 e lo stannum. Sono realmente d'aiuto in questa situazione? La risposta è no, a partire dal fatto che i rimedi omeopatici non sono soggetti a sperimentazione e, quindi, non è possibile stabilire la loro efficacia. Consideriamo anche che al loro interno spesso non sono presenti sostanze attive e, quando anche lo sono, la loro quantità non può essere misurata. Bisogna ricordare, inoltre, che al momento non esistono rimedi di provata efficacia in grado di impedire l'infezione da coronavirus o di lenirne i sintomi. Se fosse sufficiente un rimedio omeopatico per limitare la propagazione del virus, probabilmente non saremo qui a parlare di epidemia. Ricordiamo, infine, che anche i farmaci antivirali somministrati dagli ospedali per curare i soggetti infetti vengono utilizzati in via sperimentale.