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Esami inutili: ecco il decreto “appropriatezza” del Governo. Ma è solo un “taglia esami”

13 giugno 2016
decreto appropriatezza

13 giugno 2016

Noi lo diciamo da tempo. Gli esami inutili sono un danno sia per il sistema sanitario nazionale, sia per i pazienti. Lo scorso febbraio il Governo ha emanato il decreto “appropriatezza” che dice ai medici quando un esame è rimborsato o meno. Ma più che risolvere il problema, questo decreto punta a risparmiare.

Dalla nostra inchiesta, svolta in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, emerge che il 93% degli intervistati è andato almeno una volta dal dottore o dallo specialista a chiedere la prescrizione di un farmaco o di un esame. Non sempre si trattava di una richiesta corretta per il medico che, nel 61% dei casi, almeno una volta ha risposto di non ritenere necessaria la prescrizione domandata. Una grande maggioranza delle persone (75%), a questo punto, segue le sue indicazioni e quindi rinuncia; ma, a sorprendere, è quel 19% che invece insiste finché il medico non lo accontenta, unito a un 6% che si rivolge a un altro.

Il decreto del Governo: non è la soluzione

Con il decreto appropriatezza entrato in vigore lo scorso febbraio si è deciso di intervenire su questo annoso problema delle prescrizioni inutili. Un provvedimento giusto nell'intento, ma non nel metodo. Sono state individuate 203 prestazioni (escluse le visite specialistiche), per ognuna delle quali sono indicati i casi in cui possono essere a carico del servizio sanitario. Ma può l’appropriatezza ridursi a un elenco da applicare?

Di appropriatezza non c'è nulla in tutto questo: non c'è una razionalizzazione vera, ma solo un razionamento del servizio pubblico guidato dall'esigenza di risparmiare. Dei riferimenti sono utili ai medici, ma deve trattarsi di formazione, linee guida, orientamento da personalizzare sul paziente, non di una gabbia dentro cui muoversi; perché ogni paziente è un caso a sé, con la sua storia, e il medico deve poterla valutare per fare la scelta giusta. Standardizzare le cure con un elenco, invece, potrebbe creare disparità, soprattutto in una fase sperimentale come questa in cui ogni medico potrebbe comportarsi diversamente.

Un problema anche per la salute

Se nella pratica sono anche i pazienti ad essere a volte poco appropriati, nella teoria la consapevolezza che la prescrizione di esami inutili sia un problema per il servizio sanitario c'è: ben l'80% degli intervistati lo pensa, soprattutto perché lo identifica con uno spreco di denaro pubblico. Meno percepito, invece, è il fatto che un esame inutile possa essere anche un rischio per la salute (18%): le radiografie, per esempio, comportano l'esposizione a radiazioni ionizzanti, qualcosa a cui non è il caso di sottoporre l'organismo se non c'è un motivo valido. Senza contare che tutti gli esami possono dare esiti sbagliati o scovare anomalie in realtà innocue, portando a una serie di nuovi esami, terapie e interventi chirurgici non necessari, quindi a danni per la salute delle persone e a costi inutili anche per il sistema sanitario.


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