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Esperienze di mediazione in sanità

16 maggio 2011

16 maggio 2011

Viviana Trombini - avvocato Alberto Quattrocolo - mediatore

L'articolo presenta un'esperienza di mediazione dei conflitti in un caso di responsabilità medica, mettendo in luce come questo strumento di gestione alternativa consenta alle parti la comprensione e il riconoscimento reciproco, presupposti imprescindibili per una composizione della controversia realmente condivisa.

Gli autori descrivono lo sviluppo di una relazione conflittuale, nata tra le corsie di un ospedale, tra il medico e la figlia di un paziente lì deceduto. Si tratta di una storia realmente portata all’interno di uno dei “Servizi di Ascolto e di Mediazione dei conflitti” cui ha dato vita l’associazione Me.Dia.Re, che agli inizi degli anni 2000 ha modulato i principi e le tecniche della mediazione c.d. trasformativa  alla specificità dei conflitti che inquinano la relazione medico-paziente.
Vengono, sia pur brevemente, tratteggiate le caratteristiche di tale relazione e la sua universalità; infatti, è innegabile che - salvo rari e non sempre auspicabili casi - si tratta di una relazione che tocca, prima o poi, ciascuno di noi, direttamente o attraverso le persone a noi care. Vero è che non sempre si tratta di una relazione conflittuale, ma ciò pare riconducibile perlopiù alle caratteristiche individuali di ognuna delle parti coinvolte, che mostrano di sapere esercitare vicinanza ed empatia e di saper comprendere le reciproche difficoltà e limiti.
L’articolo si pone come uno sviluppo naturale di quello apparso, a firma di Viviana Trombini, nel numero precedente di questa rivista e, nel raccontare un caso reale, ribadisce la necessità che venga trovato uno spazio adeguato per accogliere il bisogno di comunicazione delle parti, del medico quanto del paziente; uno spazio che difficilmente potrà essergli riservato dalla conciliazione disegnata dal d. lgs. 28/2010 entrata in vigore come condizione di procedibilità nella materia della responsabilità sanitaria il 21 marzo di quest’anno.
In ogni caso, pur nella giusta valorizzazione dei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie, occorre rafforzare in noi il convincimento che il ruolo di fondamentale garante della legalità e della tutela delle situazioni giuridiche (diritti ed interessi) dei privati è svolto, e così deve essere, dalla giurisdizione statuale, nei cui confronti è necessario, dunque, avere massima attenzione e cura perché è lì che si realizza e si manifesta il massimo sviluppo di una civiltà o i suoi momenti più bui.

E’ lo Stato che si fa carico della predisposizione di norme di diritto e della loro concreta attuazione, e solo mantenendo ferme le garanzie del diritto ci possiamo permettere il lusso della mediazione, riconoscendo all’uno e all’altra diversi spazi e differenti competenze,  cercando il modo migliore per armonizzarle perché possano esprimersi con maggior efficacia e utilità sociale.

Ma nessuno strumento legislativo o soluzione alternativa potrà mai rivelarsi efficace se non sarà preceduto e sostenuto dalla consapevolezza del dovere, in capo a ciascuno di noi, di “assumersi la responsabilità”, anche la responsabilità di un contrasto, controversia o conflitto che dir si voglia.


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