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Ipertrofia della prostata come intervenire

30 novembre 2011
prostata

30 novembre 2011

L’ingrossamento della ghiandola può causare disturbi che condizionano la vita di tutti i giorni. Dopo i cinquant’anni ne soffre un uomo su quattro.

Ci si sveglia nel cuore della notte per la necessità di urinare. Anche di giorno aumentano le volte in cui si ha bisogno del bagno: lo stimolo sembra presente in continuazione. Altre volte si può avere difficoltà a iniziare e per riuscirci si deve ricorrere a una spinta addominale. Il flusso è debole e intermittente, e anche quando si finisce si continua ad avere la sensazione di non essersi svuotati completamente. A volte poi si verifica quello che i medici chiamano “gocciolamento postminzionale”. Superati i cinquant’anni un uomo su quattro soffre di questi disturbi, dopo gli ottanta il problema diventa quasi fisiologico per la maggioranza degli uomini. All’inizio i sintomi delle basse vie urinarie sono generalmente sopportabili. Ma con il passare del tempo possono gradualmente aggravarsi e cominciare a incidere in maniera più pesante sulla qualità della vita.

Perché si verifica l’ostruzione
Questi disturbi molto spesso dipendono da un’ipertrofia della prostata. Quando la prostata si ingrossa va a comprimere l’uretra, il canale attraverso cui passa l’urina, stringendola e impedendo così all’urina di fuoriuscire in modo agevole. Come conseguenza i muscoli della vescica si contraggono di più, e a lungo andare questo sforzo può danneggiarla, provocando diverticoli alla parete vescicale. Inoltre l’ostruzione comporta uno svuotamento ridotto; le urine ristagnano, fatto che potrebbe causare infezioni (dovute all’accumulo di batteri) e calcoli vescicali. Col passare del tempo si può addirittura arrivare alla completa ritenzione delle urine, in pratica all’impossibilità di fare pipì.

L’intervento con il laser
Quando i sintomi sono importanti, la prostata voluminosa e i farmaci non hanno sortito effetto, si interviene chirurgicamente. Se la tecnica più diffusa resta la resezione endoscopica (Turp), negli ultimi anni si sono andati tuttavia affermando metodi che prevedono l’uso di tecnologie sempre più avanzate per vaporizzare o incidere il tessuto prostatico. Tra questi ci sono i laser, che sembrano garantire risultati paragonabili alla Turp, ma che al contempo danno la possibilità di ridurre sia le complicazioni - soprattutto quelle dovute al sanguinamento, cosa che rende possibile l’intervento ai pazienti in terapia anticoagulante - sia il decorso post-operatorio, che dura soltanto uno-due giorni.

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