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La salute può attendere

02 febbraio 2012
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02 febbraio 2012

Nella sanità pubblica i tempi d’attesa per un’ecografia o una gastroscopia sono spesso biblici. Così si favorisce il settore privato.

A Roma e a Torino non è possibile prenotare un’ecografia prima di sette mesi, mentre per una gastroscopia a Bari si può aspettare anche 300 giorni. I tempi d'attesa delle prestazioni sanitarie si confermano un tallone d’Achille della sanità pubblica. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata sul numero di febbraio di Test Salute, nel corso della quale abbiamo cercato di prenotare, in strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate (di  Milano, Torino, Roma, Napoli e Bari), due esami diagnostici (gastroscopia ed ecografia dell’addome) e due visite specialistiche (oculistica e ortopedica). L’alternativa è mettere mano al portafoglio. Allora le attese si riducono a pochissimi giorni, sia che si scelga una struttura privata sia che si opti per gli ospedali pubblici, dove intramoenia i medici, fuori dai normali orari di lavoro, garantiscono prestazioni a pagamento, utilizzando spazi e strutture della azienda ospedaliera.

Pianificare la puntualità
Eppure il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa per il triennio 2010-2012 prevede tempi certi e ragionevoli da rispettare per visite, esami e interventi chirurgici. In particolare vengono puntati i riflettori su 58 prestazioni a più alto rischio di ritardi, che diventano “sorvegliate speciali”, tra cui le quattro scelte per questa inchiesta: devono essere garantite nei tempi massimi fissati nella regione (massimo entro 30 giorni le visite specialistiche e 60 giorni gli esami diagnostici) al 90% dei cittadini che ne faranno richiesta. Sono numerosi però i casi di sforamento dei tempi da noi rilevati, oltre a tante altre inadempienze: liste bloccate, inviti a chiamare nei giorni successivi perché le prenotazioni sono sospese, impossibilità di prenotare telefonicamente. E poi c’è il problema delle convenzioni sospese con il Servizio sanitario nazionale, ragion per cui in alcuni ospedali e ambulatori è possibile sottoporsi a esami e visite solo privatamente, cioè a pagamento.

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