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Nuova influenza A massima attenzione ma niente panico

17 luglio 2009

17 luglio 2009

Pandemia inarrestabile e vaccinazione di massa. Quando parlano della nuova influenza A (o influenza suina), i media usano sempre i grossi calibri. Qual è allora la situazione reale?

Pandemia inarrestabile e vaccinazione di massa. Quando parlano della nuova influenza A (o influenza suina), i media usano sempre i grossi calibri. Peccato che sparare sulle prime pagine dei giornali titoli di questo tenore (così come urlarli in prima serata) non ha altro effetto se non quello di seminare panico e allarmismo ingiustificati. Qual è allora la situazione reale?

Una guardia più alta
Il mese scorso l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha portato il grado di allerta pandemico al livello più alto, la fase 6. La mossa è stata decisa per sollevare l'attenzione delle autorità sanitarie e del personale medico nei confronti di una infezione che ormai si è estesa anche a persone che non hanno effettuato viaggi internazionali.

Il livello 6 però non indica un aumento del grado di mortalità della malattia: le autorità sanitarie dicono che fino a oggi il numero di decessi è stato inferiore rispetto a quello della normale influenza stagionale, che i sintomi sono lievi e il decorso piuttosto semplice e privo di complicazioni nella maggioranza dei casi. Né sono richieste cure particolari.

La principale preoccupazione degli scienziati è però che un virus nuovo come questo, diffondendosi largamente, abbia più possibilità di incrociarsi con altri virus, mutare e dare origine malattie più severe (come successe nel caso della famosa pandemia di Spagnola del 1918-19). Inoltre potrebbe facilmente sviluppare resistenza ai farmaci antivirali.

Diffusione rapida
Un'altra caratteristica (questa volta meno positiva) di questo virus è che si diffonde rapidamente. Il Centro di Controllo Europeo delle Malattie (ECDC) riporta al 16 luglio più di 113.000 casi nel mondo e 663 decessi. Solo due settimane fa (1 luglio 2009), si contavano circa 77.000 casi e 330 morti.

In Europa, sono confermati più di 14.600 casi, 2 morti in Spagna e 29 nel Regno unito.

In Italia la quasi totalità dei casi (al 16 luglio 258 casi, nessun decesso) è ancora dipendente da viaggi in Usa, Messico, Canada, e Paesi dell'America Latina. A questi si aggiunge il Regno Unito, dove solo la scorsa settimana sono stati stimati circa 55.000 nuovi casi.

Non è tempo di misure estreme
Anche se il virus della nuova influenza A è un virus nuovo, di cui la popolazione non ha "memoria immunitaria " derivante dalle passate stagioni influenzali, per ora non ha senso parlare di vaccinazione di massa.

L'Organizzazione mondiale della Sanità ha dato per ora parere ufficiale solo per la vaccinazione dei professionisti sanitari per garantire l'assistenza sanitaria e degli operatori di altre infrastrutture pubbliche critiche.

Starà poi ai singoli paesi individuare i soggetti per i quali la vaccinazione potrebbe essere più utile sulla base della situazione epidemiologica locale. Situazione che in questo momento, per quanto riguarda l'Italia, non è assolutamente allarmante.

Allo stesso modo non è consigliabile fare scorta di farmaci antivirali, di cui non conosciamo l'efficacia nei confronti del nuovo virus, ma che si sono dimostrati poco efficaci nel risolvere la sintomatologia e nel prevenire le complicazioni dell'influenza stagionale nella popolazione generale.


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