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Prestazioni sanitarie la giungla delle tariffe

01 dicembre 2010

01 dicembre 2010

In Puglia i principali esami di laboratorio costano in media il 56% in più che in Emilia Romagna, mentre le visite specialistiche in Piemonte sono più care dell'82% rispetto all'Umbria. Sono gli effetti del federalismo sanitario.

Regione che vai, tariffa che trovi
Esami, visite specialistiche, terapie: quello delle prestazioni sanitarie è un borsino che fa registrare quotazioni molto oscillanti. Così il prezzo della salute finisce per essere diverso a seconda della regione in cui si vive, con buona pace dell’equità. È quanto emerge dalla nostra inchiesta sulle tariffe applicate dalle regioni per le singole prestazioni ambulatoriali erogate sia dalle strutture pubbliche sia da quelle private convenzionate.

La regola è la disparità
Qualche esempio? Gli abitanti del Veneto che si rivolgono al Servizio sanitario nazionale per una radiografia al polso e alla mano spendono poco più di 28 euro, ma basta spostarsi di qualche chilometro e raggiungere la confinante Emilia Romagna per scoprire che lì l'esame costa la metà.
Lo stesso si può dire per una visita ginecologica: le donne che risiedono in Umbria se la cavano con poco più di 16 euro, mentre in Piemonte la tariffa subisce una vera e propria impennata e balza a 30 euro (82% in più).
Ma la prestazione che fa registrare le differenze più iperboliche, che arrivano a superare il 1.000 per cento, è il semplice prelievo di sangue: si va dai 52 centesimi del Lazio ai 6 euro e 20 centesimi delle Marche. Nella fiera delle sanità gli esempi possono moltiplicarsi per duemila: tante sono – poco più, poco meno – le prestazioni ambulatoriali contemplate nell’elenco (definito “nomenclatore tariffario”) di ciascuna regione e delle due province autonome di Trento e Bolzano.


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