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Protesi al seno low cost: 4.500 impianti censiti

09 febbraio 2012
protesi

09 febbraio 2012

In Italia tra il 2001 e il 2011 sono state impiantate 4.525 protesi mammarie Pip, le famose protesi francesi low cost a elevato rischio di rottura. Questa è la stima del Ministero della Salute, ottenuta grazie al censimento avviato dopo lo scandalo.

La preoccupazione per gli impianti mammari Pip, protesi con costi estremamente più bassi rispetto alla media dei dispositivi medici dello stesso tipo, è nata in Francia dopo che si è verificato un tasso di rottura degli impianti doppio rispetto alla media. Da noi, le Pip sono state utilizzate in 3.800 interventi, per fortuna solo il 3% dei circa 121.000 interventi chirugici in cui sono state impiantate protesi mammarie in Italia tra il 2001 e il 2010, periodo di osservazione dell'indagine.

Alto rischio di rottura, ma niente tumore
A oggi è confermato che queste protesi hanno un maggiore rischio di rottura che le renderebbe meno durature. In Italia, rende noto il Consiglio superiore di sanità, dal 2005 a oggi i casi di rottura di queste protesi sono stati 24 su circa 4-5 mila donne con l’impianto Pip. Si stima una riduzione della vita media da 6 anni e 4 mesi (vita media di una protesi mammaria certificata in Europa) a 5 anni e 7 mesi. Per fortuna, attualmente non è dimostrato alcun aumento di rischio di tumore alla mammella, come si era supposto all'inizio dopo le segnalazioni di alcuni casi in Francia, ma solo un maggior rischio di infiammazione quando il liquido della protesi, un gel industriale non autorizzato, fuoriesce dalla capsula di silicone.

Forse il Servizio sanitario coprirà anche gli interventi estetici
Non è del tutto chiaro come procederà il Servizio sanitario nazionale per quanto riguarderà la copertura degli interventi di sostituzione. Il Ministro della Salute, in una dichiarazione, ha però rassicurato che il Ssn si farà carico degli interventi di sostituzione “in presenza di indicazione clinica specialistica”, che potrebbe essere estesa anche a coloro che hanno eseguito l'intervento per fini estetici. 

Anche i chirurghi plastici si dichiarano "parte lesa"
Certa è  invece la responsabilità del produttore delle protesi Pip, così come la fallacia del meccanismo di certificazione, autorizzazione e  controllo dei dispositivi medici, tra cui, appunto, le protesi mammarie impiantabili.
Il ministro Balduzzi ha spiegato che i tecnici dell'ufficio legislativo del ministero hanno già verificato gli estremi per un'azione giudiziaria nei confronti degli eventuali responsabili.
Dello stesso tono sono anche i medici dell'Associazione italiana chirurghi plastici estetici, i quali, sentendosi parte lesa, hanno dichiarato di sporgere querela nei confronti della ditta produttrice, la Pip, e della ditta certificatrice, la tedesca T.U.V Rheinfeld, responsabile della marcatura Ce delle protesi non conformi.


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