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Psicoterapia: cosa ne pensano i pazienti

27 giugno 2013
psicoterapia

27 giugno 2013

Crisi economica e clima di incertezza fanno crescere ansia e depressione. Abbiamo chiesto ai pazienti (6.000 in totale di cui 1.343 italiani) di raccontarci la loro esperienza. Negli ultimi tre anni il 29% di loro ha fatto ricorso a un aiuto professionale per affrontare problemi psicologici. Dieci anni fa era il 23%.

Siamo sempre più esposti ad ansie, stress, nevrosi, smarrimenti e impotenze. Viviamo in uno stato di costante incertezza che gli psichiatri chiamano “sindrome dell’abbandono”: perché gli italiani senza certezze, senza sicurezza, senza speranze per il futuro si sentono abbandonati. Negli ultimi 3 anni il 29% dei 6.000 pazienti che hanno risposto alla nostra inchiesta ha fatto ricorso a un aiuto professionale per affrontare problemi emozionali o psicologici. Più che in passato: 10 anni fa era il 23%.

Ecco i risultati completi dell’inchiesta.

Diminuiscono i pregiudizi

Resta stabile invece l’attitudine verso la psicoterapia: il 61% ritiene utile rivolgersi a uno psicoterapeuta quando si sta attraversando un momento difficile nella propria vita. Ma resta la paura di essere stigmatizzati, in altre parole di essere definiti “matti”: il 15% degli intervistati ha dichiarato che si sentirebbe a disagio ad andare da uno psicoterapeuta, a causa di ciò che gli altri potrebbero pensare. La ricerca di un aiuto psicologico è frutto dell’iniziativa personale nel 39% dei casi. Nel 27%, invece, la decisione è legata all’insistenza di amici e parenti.

La sorpresa è il medico di famiglia

Abbiamo chiesto agli intervistati di indicare il livello di soddisfazione e il risultato della terapia. Tra i professionisti i più consultati ci sono lo psicologo e il medico di famiglia, considerato sufficientemente in grado di occuparsi della salute mentale dei suoi assistiti. Meno lo psichiatra e il neurologo, ai quali si associa un problema di maggiore gravità, in cui è necessario usare i farmaci. Le terapie funzionano: lo dimostrano le altissime percentuali di quanti considerano migliorata la loro condizione dopo essersi sottoposti a una terapia. Funzionano meglio però quelle che prevedono l'associazione di farmaci e psicoterapia (pillole e dialogo). I pazienti più scontenti, invece, sono quelli che seguono una cura che prevede solo psicofarmaci.


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