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Sclerosi multipla intervista a Mario Alberto Battaglia

26 maggio 2011

26 maggio 2011

«Il problema vero è se in realtà esiste l’insufficienza venosa cerebro spinale cronica, studiata, ipotizzata e sostenuta dal gruppo di studio del prof. Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara».


È molto prudente il prof. Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione italiana sclerosi multipla, nel commentare i risultati fino a oggi registrati dalla ricerca di Zamboni e che stanno infondendo una più o meno fondata speranza in migliaia di malati.

Professore, qual è la vostra posizione come Fism?
Per dimostrare l’esatto ruolo della Ccsvi sono necessari altri studi che esplorino la problematica da diverse angolature. Secondo le ultime ricerche non esiste alcuna evidenza che i malati di sclerosi abbiano un’incidenza maggiore di insufficienza venosa.

Zamboni sostiene il contrario però. E cita anche alcuni dati in merito.
In base ai dossier presentati agli ultimi convegni mondiali emerge che la Ccsvi non è una causa della sclerosi multipla. E l’angioplastica non è una terapia. Al massimo può ridurre alcuni sintomi in una percentuale ridotta di casi. Ma non è detto che i rischi dell’intervento, che tra l’altro spesso deve essere ripetuto dopo pochi mesi, compensino i benefici. Abbiamo registrato casi di persone che, dopo l’operazione, non hanno ricevuto miglioramenti, o addirittura stanno peggio di prima. Inoltre è difficile misurare l’effetto placebo nei pazienti che sostengono di aver avuto dei miglioramenti dopo l’intervento.

L’attenzione alla sperimentazione sull’angioplastica è comunque alta, sia in Italia che all’estero. Voi come vi state muovendo?
Nel corso del 2010 è stato attestato che l’insufficienza venosa non è la causa della sclerosi multipla. In questi mesi, poi, altri studi internazionali stanno confermando che potrebbe essere un fenomeno marginale, condiviso con individui sani. Il problema vero è infatti che le malformazioni venose ce le abbiamo tutti. Pensiamo solo al dorso di una mano. Difficile trovare un sistema venoso identico all’altro. Immaginiamo questa cosa all’interno del nostro corpo.

Voi parlate anche di problemi metodologici nella ricerca di Zamboni.
Sottolineiamo la grave difficoltà in una diagnosi che va fatta solo con grande esperienza. È doveroso che le persone malate sappiano che al momento sono in pochi i professionisti capaci di fare esami metodologicamente corretti. Ora che è stata pubblicizzata questa strada, è scoppiato il mercato a pagamento. Denunciamo la forte speculazione su questa questione, che cavalca l’ansia di trovare risposte da parte di tanti malati.

C’è chi si sta approfittando dei malati quindi?
Stiamo assistendo alla nascita di un mercato specializzato nel fornire risposte senza basi scientifiche a caro prezzo. In Italia come all’estero. Attenzione: andare all’estero e affidarsi a medici sconosciuti può essere molto pericoloso.

E il ministero della Salute cosa dice?
Fino allo scorso autunno l’atteggiamento è stato di  attenzione alla ricerca in corso. Lo scorso marzo ha però emanato una circolare precisa in cui veniva reso il parere del Consiglio superiore della sanità e di tutte le società scientifiche. L’attuale posizione è che non ci sia ancora la prova del collegamento fra Ccsvi e sclerosi. Uno studio nazionale è comunque partito in 42 centri della penisola. A fine anno avremo i primi risultati per iniziare una sperimentazione terapeutica, la quale dovrebbe concludersi entro il 2012.


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