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Sclerosi multipla intervista a Paolo Zamboni

26 maggio 2011

26 maggio 2011

Lui ne è convinto. Malgrado parte della comunità scientifica italiana abbia sollevato alcune perplessità in merito, per il prof. Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara una correlazione fra insufficienza venosa cerebro spinale cronica e sclerosi multipla esiste.

E su di essa bisogna continuare a lavorare.

Professore, qual è la sua teoria?
Il nostro studio sta indagando se l’operazione di angioplastica abbia un’utilità per migliorare i sintomi e possibilmente prevenire la disabilità dei malati. L’ipotesi vascolare era già stata avanzata negli anni Sessanta, ma poi era stata accantonata. Negli ultimi dieci anni io l’ho ripresa, scoprendo la Ccsvi.

E quali risultati concreti ha ottenuto?
Importanti pubblicazioni scientifiche di rilevanza internazionale in ambito medico-scientifico e studi scientifici provenienti da tutto il mondo hanno delineato la Ccsvi come patologia vascolare, comprovandone la diagnosi e il trattamento.

La Fism mette però in discussione la correlazione fra Ccsvi e la malattia.
Molte delle domande aperte sulla correlazione fra Ccsvi e sclerosi multipla hanno trovato risposta durante l’ultimo incontro, tenutosi lo scorso 14 marzo, della Società internazionale delle malattie vascolari. Studi osservazionali eseguiti in diversi centri europei e statunitensi hanno rilevato un significativo miglioramento della qualità della vita, delle capacità cognitive e dell’affaticamento nei malati, confermando in pratica i dati pubblicati nel 2009 dal mio gruppo, e cioè che la prevalenza della Ccsvi nei malati di sclerosi supera il 90% dei casi, mentre nei soggetti sani scende al di sotto dell’8 per cento.

Ma la procedura è sicura? C’è infatti chi pensa il contrario.
Sono stati pubblicati oltre duemila casi nel mondo, eseguiti sotto controllo dei comitati etici, che garantiscono la sicurezza della procedura. Per quanto riguarda invece l’efficacia, la nostra Fondazione, insieme alla Regione Emilia Romagna, sta finanziando uno studio multicentrico con modalità in linea alle normative ministeriali.

La Fism vi accusa di sensazionalismo. La paura è che molti malati abbandonino le cure tradizionali.
L’ho ribadito più volte. Anche i pazienti che si sottopongono al nostro intervento non devono assolutamente interrompere le cure farmacologiche.

 


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