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Sclerosi multipla, una strada nuova

01 giugno 2011
sclerosi multipla

01 giugno 2011

Parliamo della sclerosi multipla, una patologia che colpisce 2,5 milioni di persone nel mondo e 61mila in Italia. Una malattia complessa e imprevedibile, contro la quale, purtroppo, non è ancora stata trovata una cura risolutiva. Opinioni a confronto: due interviste.

La strada di Zamboni
La sclerosi multipla è una malattia che interessa il sistema nervoso centrale e può esordire a ogni età della vita, anche se è diagnosticata per lo più tra i 20 e i 40 anni e colpisce di più le donne.
Recentemente, un chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara, Paolo Zamboni, ha ipotizzato una correlazione fra sclerosi multipla e una malattia vascolare chiamata Ccsvi (insufficienza venosa cerebro spinale cronica, in pratica un restringimento dei vasi venosi che portano il sangue dal cervello al cuore per riossigenarlo). Questa anomalia causerebbe un ristagno di sangue e quindi dei danni al sistema nervoso centrale: secondo Zamboni un intervento di angioplastica potrebbe dunque prevenire la disabilità dei malati.

Speranze infondate?
La notizia ha ovviamente destato scalpore, infondendo in centinaia di ammalati nuove speranze che, tuttavia, secondo l’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) sarebbero infondate per mancanza di rilievi scientifici e addirittura potenzialmente pericolose, dato che molti pazienti starebbero abbandonando le cure tradizionali per affidarsi, spesso all’estero e a pagamento, al bisturi.
Il ministero della Salute, consultato il Consiglio superiore di sanità, per ora consente l’intervento solo nei centri autorizzati, nel quadro di sperimentazioni cliniche. In particolare è in corso uno studio clinico su ampia scala, finanziato da Aism e Fism, che dovrebbe produrre i primi risultati attendibili entro la fine dell’anno.

Opinioni a confronto
Qui accanto vi proponiamo una doppia intervista sull’argomento. La prima a Mario Alberto Battaglia, presidente Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism). La seconda proprio a Paolo Zamboni, chirurgo vascolare e docente all’Università di Ferrara.


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