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Sigarette elettroniche anche per lOms e meglio evitarle

22 novembre 2010
sigarette elettroniche

22 novembre 2010

Sulle sigarette elettroniche non c'è alcuna certezza: non è documentato che aiutino a smettere di fumare, non è garantito che siano sicure per la salute. Lo dice ora anche l'Oms, secondo cui "sono un pretesto per sabotare le campagne che invitano a smettere e sono usate per fumare in luoghi dove è vietato".

Sulle sigarette elettroniche non c'è alcuna certezza: non è documentato che aiutino a smettere di fumare, non è garantito che siano sicure per la salute. Inoltre contengono sostanze chimiche mai sperimentate in questa forma d'uso. In una totale assenza di controlli. A lanciare l’allarme è ora anche l’Organizzazione mondiale della sanità in occasione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco.

Sigarette "elettroniche" solo in parte
Si tratta di dispositivi elettronici, che cercano di imitare le sigarette tradizionali. La parte bianca però non contiene tabacco, ma una batteria, simile a quella dei cellulari. Aspirando dal finto filtro, si attiva un vaporizzatore, che scalda e fa evaporare una soluzione acquosa contenuta nel filtro stesso, dritto nella bocca del fumatore. Quindi aspirando da una sigaretta elettronica viene fumato ciò che è contenuto nel filtro.

Vapore acqueo? Non proprio
Cosa si fuma, in pratica, con queste sigarette elettroniche? Dipende dalla marca. Nella soluzione acquosa che impregna il filtro ci possono essere varie sostanze, così come diversi sapori (tabacco per i più conservatori, ma anche mentolo, fragola, cioccolato…). In quasi tutte è presente glicole propilenico oppure dipropilenglicole, sostanze che conferiscono al vapore aspirato un aspetto e una consistenza simile al fumo vero. Alcune marche contengono anche nicotina.

Sono utili? Sono sicure? Non si sa
Attualmente, non ci sono dati sufficienti per confermare né l'efficacia né la sicurezza di questi dispositivi. Un'analisi dell'agenzia regolatoria degli alimenti e dei farmaci americana (Fda) dello scorso anno ha sollevano alcuni problemi riguardanti la sicurezza del contenuto dei filtri, rilevando in alcuni la presenza di piccole quantità di sostanze tossiche e cancerogene, nonché tracce di nicotina anche in filtri che non avrebbero dovuto contenerne. Non ci sono neppure studi che valutino l'efficacia di questi congegni nella cessazione dell'abitudine al fumo. Anzi, il parere degli esperti sembra suggerire il contrario.

Troppe domande senza risposte
Nonostante sia stata la farmacia a venderci una sigaretta elettronica, queste sigarette in Italia non sono né un farmaco (quando contengono nicotina), né un dispositivo medico.
Quindi, nessuna di queste sigarette dovrebbe vantare attività terapeutica nella disassuefazione dalla nicotina, come possono fare i farmaci autorizzati.
Ma ecco alcuni dei principali dubbi che dovrebbero indurre a diffidare di queste sigarette.
• L'ingrediente principale, il dipropilenglicole, è usato nell'industria dei cosmetici come solvente, senza restrizioni d'uso, ma fino ad oggi non era stata mai presa in considerazione la possibilità che fosse riscaldato e aspirato, né che della sostanza si potesse fare un uso continuo. Non si sa nulla, quindi, sulla sua sicurezza.
• Se la sigaretta contiene nicotina, non si sa quale quantità se ne aspira ad ogni boccata. Non si può escludere nemmeno che la dipendenza da nicotina venga aumentata invece che ridotta.
• Tutte le sigarette elettroniche che contengono nicotina e vantano di essere d'ausilio alla disassuefazione dal fumo e dalla nicotina fanno pubblicità ingannevole, dato che questa proprietà non risulta confermata da studi clinici.
• Non si sa nulla, in questa completa assenza di dati, sull'impatto delle sigarette elettroniche sul comportamento dei fumatori: potrebbero spingere perfino a passare più tempo con una sigaretta in mano (perché non si consumano e perché consentirebbero di fumare al chiuso, ma non in luogo pubblico, dove resta il divieto), finendo con l'essere controproducenti. 


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