News

Sindrome del tunnel carpale: prendila di polso

09 agosto 2012
tunnel carpale

09 agosto 2012

Dolore notturno, perdita di sensibilità alle dita, formicolii: sono i sintomi tipici. Ma, prima di intervenire con il bisturi, è bene tentare strade meno invasive. Come utilizzare un tutore o il cortisone.

Il primo campanello d’allarme è il dolore al polso, associato a formicolio, che diventa più intenso soprattutto di notte, inducendo al risveglio. Altri sintomi caratteristici sono intorpidimento delle dita (il mignolo non ne è però interessato), bruciore e sensazione di puntura. Disturbi che possono irradiarsi al braccio o alla spalla. Nel 65% dei pazienti i sintomi riguardano entrambe le mani (sindrome bilaterale). La malattia chiara­mente non si presenta sempre con la stessa gravità. Può procu­rare fastidi tollerabili, nel senso che la diminuita sensibilità delle dita e i formicolii non sono tali da compromettere lo svolgimento delle normali attività. Nei casi più gravi può essere invece invalidante: per chi ne soffre di­venta impossibile aprire barattoli, abbottonarsi la camicia, afferrare e trattenere qualunque oggetto. In certi casi, se non viene adeguata­mente trattata, la malattia progre­disce e l’uso della mano risulta irri­mediabilmente compromesso. Per questo è importante non arrivare in ritardo alla diagnosi e alle cure.

Non serve una polsiera costosa
La sindrome non è sempre pro­gressiva: ci sono pazienti che, pur non sottoponendosi ad alcun trat­tamento, non vanno incontro a peggioramenti per lungo tempo, altri in cui la sindrome regredisce spontaneamente. Uno studio ha dimostrato che un terzo dei pazienti, molti dei quali sotto i 30 anni, è guarito senza cure nel giro di sei mesi dalla diagnosi. Comunque, se i sintomi sono mo­derati, per alleviarli può bastare una polsiera steccata da indossa­re di notte. La funzione di questo tutore è di impedire al polso di piegarsi e quindi di comprimere il nervo mediano. Per acquistare uno di questi tutori non è neces­saria la ricetta medica, né spende­re molti soldi. Sono efficaci anche i modelli economici, l’importante è che mantengano la mano in po­sizione neutra: polso non flesso e dita in grado di piegarsi natural­mente verso il palmo. Se i sintomi persistono o si aggra­vano, oltre al tutore si aggiunge l’i­niezione locale di un farmaco cor­tisonico (in genere ne basta una sola). Il ricorso ad altri trattamenti “conservativi” (ultrasuoni, mas­saggi, agopuntura..) non è consi­gliato in prima battuta, perché la loro efficacia non è provata.

Quando serve l’intervento
Se la compressione del nervo me­diano è forte e i sintomi severi, bi­sogna operare. L’intervento si esegue in anestesia locale. La scelta della tecnica, tra quella tradizionale a cielo aperto o quella endoscopi­ca, dipende dal chirurgo. Risultati, soddisfazione dei pazienti ed even­tuali complicazioni post-operatorie (infezioni, dolore, necessità di rio­perare...) sono paragonabili. Nell’intervento a cielo aperto il rischio di sbagliare è minore, per­ché il chirurgo vede direttamente sia il tunnel da recidere sia il ner­vo da preservare, quindi può agi­re con più precisione e libertà di movimento. Questa tecnica, però, lascia una cicatrice lunga più o meno 5 centimetri, che può esse­re fastidiosa. L’intervento in endoscopia, inve­ce, prevede tempi di recupero più veloci, ma deve essere eseguito da un chirurgo abile, dato il più alto rischio di errore.


Stampa Invia