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Staminali del cordone ombelicale10 milioni di euro per le biobanche

31 marzo 2009

31 marzo 2009

La conferenza Stato-Regioni il 25 Marzo, nell'ambito dell'Accordo per la realizzazione degli obiettivi prioritari del Piano Sanitario nazionale, ha approvato uno stanziamento di 10 milioni di euro per il potenziamento delle banche per la conservazione delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale.

Un messaggio positivo, che arriva a un mese dall'ultima ordinanza ministeriale in materia di staminali del cordone ombelicale, che stabiliva i casi in cui è possibile conservare il cordone ombelicale nelle banche pubbliche esistenti, mentre posticipava entro la fine del 2009 il termine per la costituzione di una rete di banche dopo una lunga sequenza di rimandi.

Rafforzare la raccolta e la conservazione delle staminali del sangue del cordone
Attualmente in Italia, come confermato dall'ordinanza, non è consentita la conservazione delle cellule staminali del sangue del cordone del proprio bimbo per un eventuale uso futuro (conservazione autologa), né la costituzione di biobanche private.

È invece possibile la donazione delle staminali del sangue del cordone a scopo solidale, fortemente sostenuta da parte del Ministero ed in generale dal mondo scientifico per la sua utilità terapeutica e l'alto valore morale, e la conservazione "a uso dedicato", vale a dire da utilizzare nel caso in cui il neonato, o un consanguineo, sia malato, o ci sia il rischio di malattia geneticamente determinata, per le quali esistono le prove scientifiche dell'utilità terapeutica delle staminali del cordone.

In Italia, la conservazione di queste cellule avviene nelle 18 banche di cellule staminali pubbliche individuate ed autorizzate dalle Regioni, coordinate dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione col Centro Nazionale Trapianti, e inserite all'interno di una rete internazionale che rende possibile reperire donatori compatibili in tutto il mondo.

Un finanziamento anche per maggiore informazione
Questo finanziamento di 10 milioni di euro, come cita il testo dell'accordo, verrà utilizzato per potenziare la rete delle strutture già esistenti consentendone il funzionamento 24 ore su 24, e per estendere l'attività di raccolta presso tutti i punti nascita del territorio nazionale: a oggi, infatti, sono ancora pochi gli ospedali in grado di prelevare correttamente il sangue del cordone ombelicale, a causa della mancanza di operatori formati adeguatamente, mentre le biobanche sono concentrate soprattutto nel Centro-Nord Italia.

Parte del finanziamento servirà inoltre ad attuare campagne di informazione che sottolineino l'importanza della donazione del sangue del cordone ombelicale, di fronte al trend crescente della conservazione autologa all'estero, sponsorizzata da molte mamme Vip.

Conservazione autologa: non ci sono prove scientifiche
Attualmente, infatti, per le mamme che non vogliono donare il sangue del cordone ombelicale, ma conservarlo a scopo preventivo per il proprio bimbo, rimane in vigore la possibilità di conservarlo all'estero in banche private a proprie spese.

Ribadiamo, però, che attualmente non esistono prove scientifiche che sostengano l'utilità della conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, sia per le problematiche di conservazione (non sappiamo attualmente se cellule conservate per 15-20 anni siano poi utilizzabili per un trapianto), sia perché le cellule conservate sono probabilmente affette dagli stessi difetti che sono alla base della malattia

Inoltre, in caso di malattia curabile con trapianto autologo, cellule staminali del sangue possono essere prelevate dal sangue del paziente, prima di un'eventuale terapia, e in quantità maggiori rispetto a quelle ottenute dal cordone (di solito sono molto poche, tanto che buona parte dei prelievi da cordone sono scartati per insufficienza di cellule).

Esistono invece molte e solide prove scientifiche sull'utilità terapeutica delle cellule staminali del sangue cordonale provenienti da un altro paziente (trapianto allogenico), in grado di curare leucemie, linfomi, immunodeficienze e altre malattie del sangue, come le talassemie.

Proprio per questo è necessario che crescano le donazioni, per aumentare le possibilità che un malato in Italia, o all'estero, possa trovare donatori compatibili.


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