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Tariffe delle prestazioni sanitarie nelle diverse regioni italiane

15 aprile 2011

15 aprile 2011

Laura Filippucci - Altroconsumo

Consumatori in cifre è una rubrica che propone un'analisi dei dati relativi a diversi mercati complessi, fornendone un'interpretazione utile a informare correttamente i consumatori.

La recente proposta di una revisione dei nomenclatori tariffari delle prestazioni di laboratorio offre lo spunto per un'analisi più approfondita degli interi tariffari adottati dalle singole regioni. Le prestazioni sanitarie ambulatoriali sono quell'insieme di prestazioni sanitarie erogate in strutture pubbliche o private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale che non richiedono il ricovero del paziente e che sono prescritte dal medico curante. Dopo averne illustrato le principali caratteristiche lo studio ha definito un campione delle principali prestazioni costruendo su queste degli indicatori di economicità.

L'obiettivo è fare emergere per la stessa prestazione quali sono i diversi contributi economici richiesti a cittadini a seconda della regione di residenza.

Per ciascuna ricetta il cittadino partecipa alla spesa fino al raggiungimento di una determinata quota (ticket massimo per ricetta) che per la maggior parte delle regioni è pari a 36.15€. Quindi per le prestazioni con una tariffa inferiore ai 36.15€ l'importo è a totale carico del cittadino, mentre per quelle con tariffa superiore il cittadino contribuisce per 36.15€. Considerando qualche esempio per una visita specialistica si va da 16,5€ nelle Marche fino a 30€ in Piemonte (82% differenza). La misura dell'emocromo varia da 2,9 nella p.a. Trento fino a 5.3€ nel Friuli. . La regione Lazio risulta particolarmente conveniente per il prelievo del sangue: 0.52€ quando in tutte le regioni costa tra i 2.06€ e 3.25€ e si arriva a pagare fino a 6.20€ nelle Marche.

Per avere un dato di sintesi sugli esami di laboratorio si sono considerate venti prestazioni tra quelle più comuni e più frequentemente richieste e su queste è stato calcolato un numero indice che tiene conto sia del prezzo che delle quantità erogate. Liguria, Umbria, Molise Sicilia ed Emilia Romagna sono le regioni più economiche con un indice pari a 100 e applicano per queste prestazioni il tariffario nazionale. Puglia e Marche sono invece le più costose con un indice superiore del 50%.

Fino a che punto queste differenze sono giustificabili? Le tariffe sono definite dalle regioni sulla base di molteplici fattori. I principali sono il numero di strutture che erogano quella prestazione (concorrenza), il tipo di strutture (pubblica o accreditata) e la loro efficienza (capacità di ottimizzare l'utilizzo delle risorse) e infine dai costi oggettivi per sostenere la prestazione (che non necessariamente sono uguali per tutte le regioni). E' presumibile, inoltre, che le strutture convenzionate con il servizio sanitario siano "più interessate" a ricevere una remunerazione più alta sulle prestazioni che eseguono di più e quindi in sede di "contrattazione" saranno più attente a certe prestazioni che non ad altre. In sintesi la definizione di una tariffa risente di molteplici fattori che non sempre sono comprensibili agli utilizzatori del servizio, anche se rientrano tra i principali finanziatori. Infatti, la regione Marche che risulta essere la più costosa per gli esami di laboratorio (a causa dell'alto costo del prelievo), non lo è per le visite specialistiche e le radiografie (dove è sempre tra le regioni più economiche).

Le forti differenze sono dovute alle politiche economiche regionali e gli effetti di queste ricadono direttamente nei singoli cittadini. Questa variabilità meritebbe un'attenta riflessione e monitoraggio sia a livello centrale da parte del Ministeri interessati che a livello locale dalle singole regioni, al fine di garantire equità e trasparenza a tutti i cittadini.


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