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Tumore al seno, prevenzione informata

01 febbraio 2011
prevenzione informata

01 febbraio 2011

Di solito arriva ogni due anni. È una lettera spedita dalla Asl di residenza, che chiede a tutte le donne di una certa fascia età (variabile tra le regioni) di effettuare un esame ai raggi X del seno, per diagnosticare un eventuale cancro. In termini tecnici si chiama screening mammografico ed è previsto dal piano di prevenzione nazionale, anche se ancora variamente attuato da regione a regione.

Buone probabilità di guarigione
Non intendiamo mettere in discussione l’utilità dell’esame. Quanto previsto dal nostro sistema sanitario, come vedremo, è probabilmente la scelta migliore, visti i dati oggi a disposizione. Vogliamo però dare un’informazione il più possibile corretta e obiettiva su quali siano i pro e i contro di questo esame, per permettere alle donne un’adesione più ragionata e responsabile.
La comunicazione che arriva a casa è accompagnata da una brochure informativa che esalta i vantaggi di questo esame: è veloce, poco doloroso, sicuro e consente di individuare un tumore anche se ancora molto piccolo. Gli inconvenienti? Non ci sono o, più spesso, vengono minimizzati e citati solo di sfuggita.

Tre obiettivi
Lo risponde a obiettivi ben precisi.
• Anzitutto, cerca di fare in modo che la mortalità per il tumore al seno si riduca in un arco di tempo ragionevole (gli effetti non si vedono subito).
• Poi, vuole anticipare la diagnosi a quando i tumori sono ai primi stadi, per consentire di intervenire prima e aumentare le possibilità di guarigione, riducendo nel tempo anche i casi di tumore avanzato.
•Infine, punta a ridurre gli interventi più invasivi, di rimozione di una parte importante o anche totale della mammella: se si interviene prima, basterà rimuovere una piccola parte del tessuto.

Il lato oscuro
Gli inconvenienti della mammografia non sono privi di peso.
• Falsi positivi. Sono tumori individuati dall’esame, che in realtà risultano poi inesistenti (ma lo stress e la paura intanto la donna se li è passati). Il numero dipende dalla specificità (cioè capacità di cogliere  solo i casi reali di malattia) del test: la mammografia ha una specificità intorno al 97% per cento. Questo vuole dire che su 100 esami, tre individuano falsi casi di tumore. Sembrano tanti, ma le donne intervistate nell’ambito degli studi sullo screening si dicono disposte ad accettare anche un rischio di errore più alto.
• Sovradiagnosi e sovratrattamenti. Per quanto possa sembrare strano (e sia anche poco noto) ci sono tumori che non daranno mai alcun fastidio e magari spariranno da soli . Un tempo nessuno se ne accorgeva, ora la mammografia li scopre. La paziente è così sottoposta a una cura che può avere effetti collaterali anche pesanti (radio o chemio terapia), per un tumore che in realtà non sarebbe mai diventato un pericolo. Le stime sui casi di sovradiagnosi (e quindi di sovratrattamento) sono estremamente variabili.
 • Falsi negativi. Un termine medico che è esattamente il contrario del falso positivo; invece di dire che c’è un tumore mentre non c’è, l’esame può indicare che è tutto a posto, mentre invece il cancro c’è. L’effetto è quello di dare una falsa rassicurazione alla paziente, che crede di essere a posto e prima o poi scopre che non è così, e di rendere inutile la mammografia stessa, in quanto l’esame manca il suo obiettivo principale: far iniziare tempestivamente una terapia.
• False speranze. Purtroppo la diagnosi precoce non sempre si traduce in una guarigione: se il cancro è aggressivo e veloce, scoprirlo subito significa solo anticipare una brutta notizia. 
 


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